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ANSA 16/11/2018
Condannati gli ultimi Khmer Rossi
Cambogia 2013
Lasciata la Capitale Phon Penh ci dirigiamo verso ovest costeggiando l'immenso lago Tonle Sab.
Le case moderne in mattoni man mano si trasformano in palafitte in legno, alcune molto graziose ma molte altre hanno ancora tetti e pareti in paglia, tutto intorno acqua a 360 gradi. Risaie e acquitrini sono parte integrante ed essenziale della vita cambogiana; i bambini giocano incuranti dei temporali, rincorrendosi e tuffandosi in ogni pozza e gli adulti sembrano avere un rapporto del tutto naturale sia quando si immergono sino alle ginocchia per coltivare il riso sia quando devono guidare come folli i loro motorini sotto violenti temporali.
10 agosto Battambang: i primi 300 kilometri trascorrono velocemente ma i 45 gradi con oltre il 97% si umidità ci stanno mettendo a dura prova. Da quando siamo partiti tutti i pomeriggi si manifestano violenti temporali che alla fine accettiamo di buon grado perché almeno raffrescano l’aria. Come da aspettative la popolazione è molto accogliente ed i bambini dopo il primo stupore non smettono più di salutare con i loro hello! hello!. Distese infinite di verdi e lussureggianti risaie sono intervallate da piccoli centri abitati dove comunque troviamo sempre acqua e cibo e cosa curiosa, benzina in bottiglia! Lungo il percorso rimaniamo rapiti dai numerosi e bellissimi Wat, sorta di monasteri abitati da giovani monaci intenti a studiare le sacre scritture, ma anche ansiosi di comunicare e di confrontarsi con gli altri. E' proprio in occasione di uno di questi incontri che decidiamo di dormire da loro, esperienza forte e indimenticabile.
11 agosto Siem Rap: Con il traghetto arriviamo a Siem Rap dove ci fermeremo 3 giorni per la visita del bellissimo sito archeologico del Angokor Wat [imperdibile]. Il tempo non è clemente ma al terzo tentativo riusciamo a vederlo sotto il sole. Non é più tempo di oziare e dobbiamo ripartire.
15 agosto Kampong Thom: siamo a 600 km dall'inizio del viaggio ovvero a metà della nostra avventura. Oggi la temperatura é di 44°, appena smettiamo di pedalare un rigolo di sudore attraversa subito la schiena, beviamo come cammelli ma non abbiamo mai lo stimolo della pipi! A tale proposito, grazie al consiglio di un amico ogni mattina compriamo circa 3 lt di acqua (sufficiente per una 30 di km) e ghiaccio tritato, il tutto preziosamente custodito in una provvidenziale borsa termica portata dall'Italia. Domani giorno di visita dopo dovremmo affrontare una pista di 125 km in sterrato sino a Kratie, ma i giudizi d fattibilità sono incerti perché le piogge potrebbero aver reso la pista impraticabile. E' una strada fuori dai circuiti tradizionali e non ci sono strutture alberghiere ma confidiamo nell'ospitalità di qualche monastero e tanta fortuna.
16 agosto. La giornata si preannuncia subito calda, per la prima volta assistiamo al sorgere del sole, sono le 06:30 il cielo è limpido e ci sono già 39 gradi. Da Kompong Thom affronteremo il nostro primo tratto di sterrato per raggiungere il sito archeologico di Sambor Preikuk [piacevole]. La visita e piacevole e la curiosità consiste anche nel fatto che il terreno e disseminato di buche causa i bombardamenti americani degli anni 70. Pensate che le ultime mine sono state rimosse nel 2008!. La strada diventa subito terribile ma il tandem regge ma i nostri sopra sella un po’ meno.
Un meraviglioso tramonto dalla collina di Phonom Santuk ci fa dimenticare ogni fatica.
17 agosto. Oggi partiamo in direzione di Kratie, la località più a nord del viaggio. Siamo sulla strada in direzione del Laos, le notizie sono discordanti, ma siamo fortunati perche dei 136 km che faremo solo la metà saranno di sterrato. La strada è in costruzione cosi dobbiamo guidare con prudenza per evitare le buche ed i frontali con gli altri automezzi che fanno altrettanto. Oggi è dura, ma finalmente raggiungiamo ed attraversiamo il mitico Mekong. Dopo quasi 6 ore di viaggio siamo stremati, non ci sono alberghi di nessun genere, cosi chiediamo ospitalità ad un monastero buddista dove un anziano monaco si offre di condividere la sua stanza. Dormiremo sul pavimento ma l’atmosfera lascia senza parole. Anche il tandem prende posto nel tempio proprio sotto un bellissimo affresco. Sembra una favola. Ci laviamo con acqua piovana e poi trascorriamo alcuni minuti circondati da decine di piccole facce che escono incuriositi dall'oscurità di ogni dove del tempio. Nessuno di loro parla inglese ma i sorrisi sono sufficienti a creare una particolare atmosfera.
Sono le sette di sera, crolliamo in un sonno profondo.
18 agosto. Brusco risveglio alle 04:00, ora in cui i monaci suonano il grande tamburo e si radunano per le loro preghiere. Che importa meglio, così partiamo prima e soffriremo meno il caldo. Lasciamo il monaco ed i suoi novizi tra mille inchini e ringraziamenti; nessuno di loro parla inglese, ma i nostri cuori si comprendevano a meraviglia. Dopo 60 km di asfalto non proprio scorrevole raggiungiamo Kratie. Giusto il tempo di una doccia e si riparte per vedere le Orcelle, una sorta di delfino di acqua dolce di cui esistono solo poche centinaia di esemplari. Siamo fortunati e dopo alcuni minuti di navigazione ecco sbuffare 4 graziosi delfini che non ti lasciano il tempo per fotografarli ma perlomeno si fanno ammirare in tutta la loro simpatica grazia.
19 agosto. Di ritorno dal giro del nord del Paese, oggi siamo nuovamente nella capitale Phnom Penh. Dedichiamo il pomeriggio alla visita dei campi di sterminio di Choeung [macabro ma da fare] dove, sotto il regime di Pol Pot, trovarono la morte oltre 8.000 cambogiani in 129 fosse comuni. L’audio guida conclude il triste racconto del luogo invitando a riflettere sul fatto che tali genocidi si verificarono anche in altri Paesi forse ritenuti più moderni e democratici e che in futuro nulla esclude che l’uomo non abbia imparato nulla dal suo percorso.
20 agosto. Come al solito ci alziamo alle 5 per approfittare del fresco della mattina. Ci dirigiamo cosi verso sud, in direzione del mare che contiamo di raggiungere domani. L’asfalto ben presto si trasforma in sterrato....in terribile sterrato. Si alza il vento, un vento forte e naturalmente contro. La guida e le mappe non descrivevano un percorso cosi accidentato e terribile. Polvere, sempre più polvere e vento. Guido con fatica per evitare le buche, la forcella affonda, Emily impreca, abbassiamo la testa e spingiamo. Fatichiamo anche a respirare perchè il caldo, la sete e la polvere impastano la bocca, non parliamo più da ore, spingiamo, spingiamo solo. Sono le 3 del pomeriggio, dopo 116 terribili km siamo esausti ma raggiungiamo fortunatamente un avamposto di frontiera a pochi chilometri dal Vietnam di nome Tuni. Facciamo una doccia e crolliamo esausti.
21 agosto. Dopo l’esperienza di ieri siamo un po’ timorosi per le condizioni della strada e ben presto ne avremo ragione. Subito implacabile il vento si presenta sin dalle prime ore dell’alba e naturalmente sempre contro. Dell’asfalto non se ne vede l’ombra, anzi alla terra rossa spesso si alterna una sorta di fondo in ghiaia bella acuminata. Abbiamo paura di tagliare i copertoni, guidiamo con attenzione ma bisogna spingere perche il tandem con i sui 43 kg possa galleggiare. Dopo 60 terribili kilometri le energie sono al lumino, se ieri e stata dura oggi sarà epica. Spingiamo, imprechiamo e beviamo ma finalmente raggiungiamo Kep e vediamo il mare!
A dire il vero le acque sono torbide a causa dei monsoni, ma che importa ci siamo!
Rifocillati e ricaricati, ripartiamo dando per scontato che i prossimi 30 km saranno ancora di sterrato. Il vento e talmente forte e frontale che respiriamo la polvere degli automezzi che ci superano per chilometri, siamo irriconoscibili, quasi in perfetta armonia cromatica con l’ambiente circostante. Non ci facciamo mancare nulla e a pochi kilometri dalla nostra meta veniamo accolti da violenti temporali che ci costringo a precipitosi ripari. Non ho parole per descrivere il caparbio silenzio di Emily che stringe i denti per non sentire le piaghe che da ieri affliggono il suo “sopra sella”. Nel primo pomeriggio finalmente raggiungiamo Kampot e a scapito di tutte le deontologie del perfetto turista oggi una pizza ricompenserà le nostre fatiche. Domani ultima tappa di circa 100 kilometri, ma non ne parliamo quasi timorosi di sapere che sarà ancora sterrato.
22 agosto. Lasciamo Kampot per quella che dovrebbe essere l''ultima tratta ovvero Shanoukville, il punto piu a sud del viaggio. Siamo fortunati perche sino alla fine sarà tutto asfalto. I kilometri scorrono velocemente anche se il caldo e la fatica dei trascorsi giorni cominciano a farsi sentire. A pochi km dalla città iniziano i soliti temporali; indossiamo subito le mantelline ma si suda a tal punto che e meglio ripararsi sotto tettoie di fortuna ed attendere che si esauriscano le sfuriate per poi ripartire, tanto dopo pochi minuti si e già asciutti. A pochi kilometri dalla città un breve mangia e bevi esaurisce le ultime energie, sembra quasi di avere i freni tirati o una gomma a terra ma e “solo” la fatica ed il peso del nostro povero “mulo”.
La baia di Kompong Som sarebbe bella con il sole, ma non siamo fortunati perché per tutto il pomeriggio il cielo sarà nuvoloso.
Articolo: investimenti-cinesi-a-sihanoukville/
23 agosto. Come da programma dovremmo concludere qui il nostro Viaggio oziando per due giorni tra bagni e mangiate di pesce per recuperare le energie ma il sole stenta a far capolino solo per pochi secondi ogni tanto cosi stiamo meditando di tornare alla capitale con le nostre due ruote (+227 km). Per il momento, stravaccati in spiaggia ci godiamo fresche bibite e un film in wi-fi, domani all'alba giudicheremo il meteo e vedremo se oziare o partire.
24 agosto. Il meteo è inclemente, decidiamo di chiudere l’anello percorrendo i 224 km che mancano per raggiungere la capitale.
25 agosto. Fine del viaggio, siamo nuovamente a Phnom Penh. Non ci rimane che smontare e preparare il nostro tandem per il lungo viaggio di ritorno, per il resto iniziano i racconti ed i ricordi di un Viaggio che sicuramente è stato indimenticabile.