Una riflessione per tirare un sospiro di sollievo.
Tutti conoscono l’iconografia delle tre scimmiette sagge che si chiudono rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca, ed esse hanno sviluppato nel tempo un’accezione negativa e completamente opposta alla versione originale: oggi viene considerata una metafora dell’ipocrisia umana, ma in realtà si tratta di un invito a non concentrarsi su ciò che è negativo ed elevarsi a vedere, sentire e dire ciò che di bello illumina la vita.
Le Tre Scimmiette sagge sono le guardiane del santuario di Toshogu a Nikko costruito nel 1617, uno dei più importanti del Giappone. La statua che campeggia all’entrata del tempio shintoista rappresenta una saggezza antica, che risale fino a 2500 anni fa: un saggio codice di condotta seguito dalle più alte civiltà in Cina, India e Giappone. Il cuore di questa saggezza, rappresentato appunto dalle tre scimmiette sagge, può essere riassunto in tre fasi: non parlare del male (Iwazaru), non vedere il male (Mizaru), non sentire il male (Kikazaru).
Poche immagini hanno valicato tante frontiere e secoli per arrivare intatte fino a noi, con la forza di un simbolo. Tant’è vero che le tre scimmiette le ritroviamo anche sotto forma di emoticon nelle varie chat messe a disposizione dai social.
Ma come spesso accade con le icone, vuoi per disinformazione, vuoi per ignoranza, il significato originario viene distorto, alterato, modificato, per mescolarlo ad altri concetti o interpretazioni che si allontanano dalla radice originale.
Alcuni considerano le massime delle tre scimmiette un retaggio del servilismo orientale, ma queste considerazioni ci riportano il falso. Esiste infatti un interessante parallelismo con la cultura occidentale grazie ad una storia attribuita al filosofo Socrate. Una storia nella quale si narra di come un suo allievo fosse entrato un mattino in casa sua, ansioso di raccontargli ciò che aveva sentito dire. Dinanzi all’impazienza dell’uomo, il saggio ateniese gli spiegò che prima di rivelargli quella notizia, doveva superare l’esame dei tre filtri (setacci): “sei convinto che tutto quello che mi vuoi dire sia vero?”, “Anche se quello che vuoi raccontare non è del tutto vero, è almeno qualcosa di buono?” e ancora “Serve a qualcosa?”.
Il saggio di questa storia risponde allora “Se ciò che mi vuoi raccontare non è vero, né buono, né utile, allora preferisco non saperlo e ti consiglio di dimenticarlo.”
Come si può intuire, questi tre “setacci” hanno molto a che vedere con le tre scimmiette del tempio di Toshogu. Si tratta sempre di saggezza, anche se espressa in una versione differente. Le tre scimmiette nel non parlare del male, nel non vedere il male e nel non sentire il male non ci invitano certo all’omertà, o a ignorare le malefatte presenti nel mondo, ma ci spingono a un retto comportamento. L’uomo ha il potere di aprire o chiudere a proprio piacimento tanto le porte della percezione quanto quelle dell’espressione. Si tratta di libero arbitrio. E non solo. Per mezzo dell’autocontrollo e della disciplina derivanti dalle scelte fatte, l’uomo può regolare la qualità e l’intensità dei flussi sensoriali. Di ciò che percepiamo, che entra nel nostro corpo e di ciò che manifestiamo, che proiettiamo all’esterno.
Oggi abbiamo capovolto la saggezza del “non vedere il male”, “non sentire il male” e “non parlare del male” in “vedi il male”, “ascolta il male”, “parla del male”, mettendo così in crisi la nostra spiritualità e rendendoci più disillusi e cinici.
Sono di certo per primi i media a propinarci ogni giorno con grande enfasi i conflitti, i crimini di strada e, nello specifico di questi mesi, l’emergenza covid-19 come sensazionali notizie di terrore da infondere nelle persone.
La verità non sta mai però nella superficie dei fatti riportati dai media, o almeno non la verità soggettiva, quella giusta per ciascuno di noi in base ai nostri valori ed alla nostra morale. Ognuno deve sforzarsi di approfondire la superficie delle notizie ed interrogare secondo i tre “setacci” di Socrate tutte ciò che riportano i media.
É risaputo che sempre i media ci nascondono notizie di crudeltà a seconda di quale puntino del mondo abitiamo e quindi secondo i gusti delle masse, eliminano l’attenzione su tutti i fatti che riguardano il mondo intero, riportandoci l’unica fetta che a loro interessa e che noi ascoltatori abbiamo dichiarato ci interessi.
L’ascoltatore o il “lettore” di oggi, in effetti, dimostra e dichiara ai media quali sono i fattori di interesse nell’ambito di informazione: attraverso il Web ed i canali social tutti noi possiamo rilasciare opinioni e schierarci per una battaglia piuttosto che per un’altra. I media così inglobano anche tutta la comunicazione online ed iniziano a comunicarci le notizie nello stesso modo in cui noi ci esprimiamo sul Web: senza verificare e molto spesso utilizzando un vocabolario pessimo.
Alessandro Dal Lago nel suo saggio “Carnefici e spettatori. La nostra indifferenza verso la crudeltà” realizza un interessante approfondimento sul tema dello sguardo al “male”: non è la crudeltà ad essere finita ma il nostro sguardo culturale a non vederla più. E tornando alle nostre tre scimmiette in effetti è proprio così: più abituiamo il nostro sguardo e la nostra mente ad assorbire violenza e più produciamo violenza.
Lo stesso discorso è valso con l’arrivo dell’emergenza ai primi di gennaio 2020 in Italia e nel resto del mondo. Sicuramente lo stato d’ansia e di terrore sarebbero esistiti comunque in una situazione particolare di questo genere, ma il lavoro dei media non è stato quello di mitigare e diffondere le giuste informazioni bensì di aumentare il panico e diffondere notizie non verificate (in questo caso non verificate nemmeno dagli Enti dedicati stessi e dalla comunità scientifica).
Non sto suggerendo scenari migliori di quello in cui ci siamo ritrovati negli scorsi mesi, né voglio politicizzare la mia riflessione. Vorrei solo consigliare una serena e consapevole conoscenza dei fatti che vengono sottoposti alla nostra attenzione e vorrei ricordare che ognuno di noi ha la possibilità di scegliere e setacciare il “male” a seconda della propria sensibilità.
Letture consigliate a chi va di approfondire:
Joan Fontcuberta, La furia delle immagini. Note sulla post fotografia, Einaudi, 2018
Susan Sontag, Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi, 2004
Sante Maletta, Il soggetto dif-ferente. Peripezie della responsabilità, Mimesis Macula, 2017
Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale. Uno scritto polemico, Piccola Biblioteca Adelphi, 1984