La quarantena è stata per me e per altri artisti un momento di stasi in cui siamo stati costretti a esprimerci ed esorcizzare i nostri timori, utilizzando esclusivamente ciò che potevamo trovare tra le mura domestiche. Per settimane siamo stati costretti a confrontarci con le nostre paure e incertezze senza avere la possibilità di volgere la testa altrove. Senza la possibilità di accantonare i nostri “forse” distraendoci con svaghi, impegni o annegandoli nella gioia dei momenti passati con le persone care.
Verso la fine della quarantena mi sono imbattuta nel magnifico lavoro:
Questo diario è una raccolta di immagini e pensieri che guidano all’interno di quei giorni che ci hanno immobilizzati tutti dentro le nostre case.
Visivamente racconta di mesi passati a scoprire l’intimità delle nostre case.
Sono immagini che sanno di quotidianità, di una dimensione che la frenesia del nostro tempo ci aveva tolto. Sono il profumo del cibo fatto con le nostre mani, i nostri respiri calmi e profondi che ci hanno trascinato fuori dal nostro tempo. Pause surreali che ci hanno strappato alla nostra vitale frenesia obbligandoci improvvisamente a cercare sicurezza in noi stessi.
La parte più commovente del lavoro di Federico è stata la volontà di accogliere, in un unico contenitore, pensieri fragili e intimi di ragazzi e ragazze della mia età che si sono visti, ancora una volta, portare via quelle poche certezze a cui ancora potevano aggrapparsi.
Come scrive Federico “Questo progetto non vuole avere un fine pessimistico, tutt’altro: lo vedo come un modo per esorcizzare le nostre paure, per capire da cosa ripartire e a quali derive stare attenti. E, contemporaneamente, vuole essere un modo per dare una pacca sulla spalla a chi lo leggerà immedesimandosi in una risposta e dirgli: “ehi, tranquillo. Siamo tutti sulla stessa barca”.
Nel novembre del 1945 L’UNESCO definisce il lavoro dell’Artista come “un importante contributo allo sviluppo della società e per la creazione di legami sociali tra cittadini, ed essendo anche un lavoro intellettuale consente al singolo di acquisire conoscenze e benessere morale”
Un lavoro, direi, che costituisce la trama della nostra società utilizzando un filo invisibile fatto di emozioni, paure e gioie che ci legano tutti insieme indistintamente.
Attraverso l’Arte riusciamo a rispecchiarci reciprocamente, a guardarci negli occhi per sentirci vicini, percependo quel calore che ci fa riscoprire umani, riscoprendo quel calore -scontato- che la quarantena ci aveva brutalmente strappato dalle mani.
Nonostante le nostre incertezze abbiano incrementato paura e solitudine, spero che il lockdown sia stato un momento per meditare sull’importanza e la bellezza di poterci guardare veramente negli occhi.