Il concetto di spazio e di luogo è completamente cambiato, i nuovi spazi espositivi sono quelli virtuali, internet è il nuovo mezzo di comunicazione dell'arte e per gli artisti che devono reinventarsi ed adattarsi a causa di questi tempi bui; per molti altri artisti questa non è una novità. C'è bisogno, per loro, di ricreare un luogo effimero nel quale immergere tutti i sensi dello spettatore. di ricreare una realtà diversa che sia avvertita come reale.
Per arte site-specific si intende l’insieme di tutte le attività creative o gli interventi contemporanei pensati e ideati per un luogo specifico: l’interazione tra allestimento e ambiente è imprescindibile, definisce l’identità dell’uno e dell’altro elemento fusi in un connubio perfetto. L’artista immagina la sua opera in funzione del contesto strutturale, che dunque assume un alto valore comunicativo, atto a proporre allo spettatore un’esperienza unica, proprio perché calata in un sistema di rimandi vicendevoli altrove non realizzabili. Le suddette specificità dell’arte site-specific sembrerebbero mal adattarsi al momento storico- sociale contingente, caratterizzato dall'impossibilità di fruire direttamente e personalmente delle opere già esistenti e inserite per volontà degli artisti in precisi luoghi disseminati in tutto il mondo. Tuttavia, una più attenta interpretazione del significato “letterale” dell’arte site-specific potrebbe suggerirci una diversa, ma non meno esperienziale, possibilità di intendere l’arte contemporanea, in cui necessariamente alla bellezza urge veicolare il suo senso più autentico raggiungendo centinaia di migliaia di persone.
L’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione globale del Covid-19 ha fatto sì che ci si attrezzasse per innovare e reinventare la modalità attraverso la quale permettere agli amanti dell’arte di goderne virtualmente. Quasi tutti i musei del mondo hanno messo a disposizione degli interessati le proprie collezioni trasferendole sui loro siti online; alcune gallerie hanno optato per la medesima soluzione per mostre o istallazioni che avevano al proprio interno; alcuni artisti si sono reinventati in casa, altri ancora hanno inteso questo come un tempo di gestazione, in attesa di rendere pubblico il proprio lavoro. Molteplici sono stati, quindi, gli espedienti messi in campo e soprattutto i risultati ottenuti, spesso in contraddizione rispetto alle esigenze tangibili di questa fase dell’arte, che andrebbe ripensata in nuce, non semplicemente veicolata attraverso mezzi comunicativi; ultima tecnologia, lungi dal progetto originario dell’autore dell’opera. Ne consegue che, come già verificatosi nella seconda metà del Novecento quando gli artisti hanno riconcepito lo spazio pubblico in favore di un’arte detta appunto “pubblica” che avesse un forte legame con il luogo in cui nasce e si trova, allo stesso modo l’arte site-specific dovrebbe reinventarsi in funzione di un nuovo contesto cui legarsi, cioè il sito internet.
Molti critici hanno espresso dubbi e perplessità rispetto alle modalità di intervento dei musei e più delle gallerie in questi tempi nuovi, inediti e speriamo unici. Dalle loro riflessioni sono emerse criticità comunicative del sistema multimediale, laddove ad esso si è imputato il compito di presentare opere che erano state invece concepite per spazi reali, affinché lo spettatore ne fruisse direttamente e in presenza. Risulta perciò svilente tradurle semplicemente su un sito internet con una fotografia, un video o una ricostruzione in 3D.
Bisognerebbe reinterpretare il concetto di spazio e di luogo: i nuovi spazi espositivi sono quelli virtuali, internet è il nuovo mezzo di comunicazione dell’arte e per gli artisti che devono reinventarsi e adattarsi a questi tempi difficili; la possibilità di rendere autentica, democratica ed altamente esperienziale l’arte contemporanea è dimostrata dall'attività di quegli artisti per i quali lo spazio espositivo virtuale non rappresenta una novità, in quanto per loro scelta hanno prediletto internet come mezzo per comunicare e lavorare.
Gli artisti hanno quindi bisogno di ricreare e ricercare un modo per immergere tutti i sensi dello spettatore in un’esperienza autentica anche se virtuale, di creare una realtà diversa che sia avvertita ugualmente come reale. In questo periodo è certamente venuta meno la figura del curatore, che lavorando in stretta collaborazione con gli artisti ha sempre mediato e veicolato il loro messaggio artistico; adesso il rapporto artista-spettatore è diretto, scevro da mediatori ma nella necessità di un medium, quello della virtualità. Sarebbe atavico e anacronistico qualsiasi atteggiamento di critica o di chiusura rispetto a questo nuovo mezzo: non si può non ammettere che in questa fase i collegamenti in remoto abbiano collaborato a rendere la nostra vita quasi normale in una situazione profondamente atipica, entrando a pieni diritti dentro la vita reale; è dunque ancora possibile insistere sulla distinzione tra la realtà tangibile e quella virtuale? Non è ormai chiaro che l’una è stata assorbita totalmente dall'altra? Rifiutare tale inevitabile nuova condizione di tutte le attività umane, arte compresa, sarebbe ingiusto e fuorviante nella prospettiva del rapporto tra bellezza e ricerca della stessa.
Se il rapporto dell’uomo con lo spazio è cambiato, cambia anche il rapporto di questi con l’opera e viceversa. Vanno creati spazi virtuali nella convinzione che possano essere veicolo di esperienze reali, nelle quali muta la stessa concezione di luogo. In conclusione si può affermare che è nata o sta nascendo, per necessità o volontà, una nuova generazione di arte site-specific, anche questa con una forte interazione con il nuovo luogo, adesso virtuale, in cui si trova e che ne coinvolge tutti gli aspetti della propria identità.