Nurturing Our Humanity, pubblicato da Oxford University Press nel luglio 2019, pone al centro della propria indagine la lente biculturale partnership-dominazione. Questa griglia analitica intende superare le categorie tradizionali (come la contrapposizione tra destra e sinistra, o tra laico e religioso) per focalizzarsi sulle relazioni formative tra genitori e figli e sulle dinamiche di genere. Il volume colloca ogni società lungo una scala graduata tra due polarità principali:
Il modello di dominazione: Caratterizzato da gerarchia rigida, autoritarismo, uso della paura o della forza, sottomissione femminile e sistematico disprezzo per le attività di cura.
Il modello di partnership: Caratterizzato da strutture orizzontali, egualitarismo di genere, rispetto reciproco e centralità della cura sociale.
Il testo riunisce evidenze dalle scienze naturali e sociali che mettono in discussione l'idea di una natura umana inevitabilmente cablata per la violenza, l'egoismo e l'avidità. Attraverso questa chiave di lettura, gli autori tracciano collegamenti tra le strutture di allevamento e fenomeni collettivi quali l'ascesa di leadership autoritarie e la negazione del cambiamento climatico.
La complementarità dei due autori definisce il profilo dell'opera:
Riane Eisler, teorica dei sistemi sociali, fuggita da Vienna durante il nazismo e autrice di The Chalice and the Blade, distingue tra gerarchie di dominazione e gerarchie di attualizzazione (dove l'autorità serve ad accrescere il potenziale altrui). Nelle sue opere, la prospettiva dei diritti umani viene estesa alle donne e all'infanzia, ponendo il lavoro di cura al centro del valore economico.
Douglas P. Fry, antropologo, apporta un rigido supporto empirico. Il suo noto studio del 2013 pubblicato su Science (con Patrik Söderberg), basato sull'analisi di 148 episodi di aggressione letale in 21 società nomadi di caccia e raccolta, indica che la maggior parte dei casi riguarda omicidi individuali o faide isolate, piuttosto che guerre organizzate. Questa evidenza sostiene la tesi che la guerra sia un'invenzione culturale relativamente recente e non un tratto evolutivo ineludibile.
Tra i meriti principali del testo figura il superamento della storica contrapposizione tra natura e cultura. Eisler e Fry mostrano come l'ambiente sociale plasmi l'espressione genica (epigenetica) e la struttura neurobiologica.
I contesti di dominazione, caratterizzati da stress prolungato e minaccia, attivano in modo persistente l'amigdala e il rilascio di ormoni dello stress (come il cortisolo), predisponendo l'individuo a risposte difensive. Al contrario, gli ambienti di partnership stimolano i circuiti della fiducia e dell'affetto mediati dall'ossitocina, favorendo lo sviluppo della corteccia prefrontale, sede dell'autoregolazione e dell'empatia.
(In questa sezione vengono integrati e distinti gli sviluppi analitici correlati alla tesi del libro ma non esplicitamente contenuti nel testo di Eisler e Fry).
Se il libro di Eisler e Fry fonda la riflessione sulla neurobiologia degli affetti, i concetti del testo trovano un naturale prolungamento nelle teorie di Daniel Kahneman:
Sistema 1 e contesti di dominazione: Nelle culture dominate da insicurezza e minaccia, la mente tende a fare affidamento sulle risposte automatiche e reattive del Sistema 1. La percezione della scarsità o della pressione sociale riduce la disponibilità cognitiva (come analizzato da Mullainathan e Shafir), rendendo più difficile l'accesso al pensiero ponderato del Sistema 2.
Marcatore somatico: Come teorizzato da Antonio Damasio, le decisioni sono costantemente marcate da vissuti corporei ed emotivi stratificati. Un ambiente relazionale ostile iscrive nel corpo segnali d'allarme che condizionano il comportamento sociale prima dell'intervento del ragionamento consapevole.
Il confronto con l'economia comportamentale di Richard Thaler e Cass Sunstein rivela una doppia valenza rispetto al modello di partnership:
Il potenziale applicativo: Impostare l'architettura delle scelte tramite nudge (spinte gentili) può facilitare comportamenti prosociali senza ricorrere a divieti o coercizioni verticali.
La riserva etica e scientifica: Il nudging agisce spesso al di sotto della soglia di consapevolezza dell'individuo. Una regia occultata delle decisioni rischia di replicare, nei fatti, la struttura asimmetrica tipica dei sistemi di dominazione. Inoltre, la letteratura scientifica recente evidenzia dibattiti sulla reale ampiezza dell'effetto medio del nudge una volta corretti i bias di pubblicazione. Per coerenza con i principi della partnership, lo strumento necessita di trasparenza e consenso esplicito.
Un ambito d'applicazione di particolare interesse riguarda le dinamiche vissute dalle persone ad alto quoziente intellettivo (HIQ) all'interno di contesti a forte impronta di dominazione o anti-intellettualismo:
La potenziale barriera relazionale: L'elevata capacità cognitiva analitica non implica automaticamente un funzionamento prosociale, poiché la risposta emotiva dipende dal contesto d'apprendimento precoce.
L'isolamento geografico e culturale: Chi cresce in ambienti non urbani o scarsamente stimolanti può esperire la propria diversità cognitiva come motivo di rifiuto o sanzione sociale.
Il rischio di difesa reattiva: In assenza di un contesto sicuro, l'intelligenza può venire canalizzata in strategie difensive del Sistema 1 (razionalizzazione a posteriori, ipercriticismo o ritiro), alimentando dinamiche antagoniste anziché di cooperazione. Realtà ad alta selettività cognitiva, come la Triple Nine Society (TNS), sono chiamate a questa consapevolezza per evitare di riprodurre al proprio interno le logiche di sopraffazione verbale proprie della cultura circostante.
Mentre l'opera di Eisler e Fry opera su scala macro-sociale e sistemica, l'integrazione con la prospettiva micromaieutica porta l'attenzione sul piano dell'interazione quotidiana:
Dal macro al micro: La cultura della partnership prende forma nell'architettura del singolo scambio verbale e relazionale.
Dalla spinta occulta alla "spinta dichiarata": Rispetto all'architettura delle scelte tradizionale, la maieutica si propone come un'azione aperta e trasparente, finalizzata ad attivare la riflessione autonoma (Sistema 2) e a restituire la direzione del processo alla persona.
Creazione di comunità di cura: Attraverso pratiche di ascolto, sospensione del giudizio immediato e valorizzazione dell'altro, diventa possibile costruire ambienti emotivamente sicuri (analoghi al concetto di sicurezza psicologica studiato da Amy Edmondson), in cui la corteccia prefrontale possa guidare l'interazione e far fiorire il potenziale individuale.
Nurturing Our Humanity rappresenta un lavoro di sintesi interdisciplinare di grande respiro, efficace nel restituire centralità alle relazioni primarie e alle dinamiche di genere nella formazione dei sistemi politici e biologici. Gli ampliamenti teorici successivi (dalla psicologia cognitivo-comportamentale alle riflessioni sull'etica della facilitazione nelle comunità complesse) confermano la fecondità della distinzione tra dominazione e partnership, offrendo strumenti pratici per tradurre un'intenzione di cura in modalità di interazione quotidiane e consapevoli.