(1859-1941) Laureato in lettere e matematica, ottiene il dottorato in filosofia nel 1889. Premio Nobel per la letteratura nel 1928.
Il suo pensiero ha fortemente influenzato sia i suoi contemporanei sia le generazioni immediatamente successive.
Fulcro del suo pensiero è il tempo.
Secondo Bergson il concetto di tempo sfugge alle scienze matematiche: il tempo introdotto nelle equazioni è un'astrazione del tempo reale; una successione di istanti uguali, statici e reciprocamente esterni.
Bergson cerca un modello esplicativo nella biologia invece che nella matematica. Nel suo Saggio sui dati immediati della coscienza, dopo aver rifiutato il tempo spazializzato della fisica, egli descrive gli stati di coscienza in presa diretta, cioè mediante l’introspezione, in polemica con la psicologia sperimentale positivistica.
La filosofia di Bergson è dualistica, il mondo è diviso in due parti:
1) la vita;
2) quel qualcosa di inerte che l'intelletto vede come materia.
L’intero universo è l’urto di due movimenti opposti: la vita, che tende verso l’alto, e la materia, che cade verso il basso. La memoria pura e spirituale caratterizza la vita profonda della coscienza, raccogliendo il nostro passato e conservandolo nel profondo della psiche. Il cervello limita la memoria totale (che è base del riconoscimento, dei ricordi in concomitanza di una percezione, della libera immaginazione nel sogno e nei deliri della follia) imponendo l’oblio. È, cioè, un organo di traduzione e di collegamento. I due estremi (spirito e corpo) possono essere espressi come memoria e percezione: la prima raccoglie la totalità della vita vissuta, nella sua spontaneità e creatività; la seconda si concentra sul presente. Il corpo limita, in vista dell’azione, la vita dello spirito; lo spirito sopravanza il corpo e lo trascende, spingendolo (oltre il presente e il passato) nel futuro.
Secondo Bergson, la spiegazione più plausibile all’evoluzione non è l’adattamento all’ambiente (che spiega solo i giri ed i contorcimenti dell’evoluzione, come le sinuosità di una strada che si avvicina ad una città attraverso una zona collinosa); l’evoluzione è veramente creativa, come il lavoro di un artista.
Henri Bergson: Nello sviluppo della vita terrestre avvennero diverse divisioni: piante ed animali, ad esempio. Poi, tra gli animali, avvenne un’altra biforcazione: istinto ed intelletto divennero più o meno separati; l’uno non è mai senza l’altro ma la “sfortuna” dell’uomo è nel predominio dell’intelletto. Tale divisione è fondamentale nella filosofia Bergsòniana.
L'istinto, nella sua forma migliore, si chiama intuizione (l'istinto che è divenuto disinteressato, conscio di se stesso, capace di riflettere sul proprio scopo e di estenderlo indefinitamente).
L’intelligenza, o intelletto, appena lascia le mani della natura può formarsi un’idea chiara solo del discontinuo e dell’immobile, del solido inorganico. L’intelletto separa nello spazio e fissa nel tempo, non è fatto per pensare l'evoluzione ma per rappresentare il divenire come una serie di stati. È caratterizzato da una naturale inabilità a capire la vita; la geometria e la logica, che sono suoi prodotti tipici, sono applicabili rigorosamente ai corpi solidi ma altrove il ragionamento deve essere guidato dal buon senso. I corpi solidi sono qualcosa che la mente ha creato per applicarvi l’intelletto, proprio come ha creato la scacchiera per giocarvi sopra a scacchi.
Quindi: l’intelletto è il potere di vedere le cose separate e la materia è ciò che è separato in cose distinte. In realtà non vi sono cose solide distinte ma solo una corrente senza fine in divenire, nella quale non c’è nulla che si trasformi in qualcosa di specifico. Il divenire può essere ascendente o discendente; nel primo caso è vita, nel secondo caso viene mal compreso dall’intelletto e si chiama materia. L’intelletto può essere considerato un trinciatore che ha la peculiarità di immaginare che il pollo sia sempre stato in pezzi separati. Tutto l’intelletto, poiché separa, tende alla geometria; la logica, poiché ha a che fare con concetti interamente giacenti l’uno fuori dell’altro, è un prodotto della geometria. Deduzione e induzione richiedono l’intuizione spaziale. La logica e la matematica non costituiscono uno sforzo spirituale positivo ma un “mero sonnambulismo”. Poiché l’intelletto è in rapporto con lo spazio, allora l’istinto (o intuizione) è in rapporto col tempo.
Lo spazio, caratteristica della materia, nasce da una spartizione del flusso che è meramente illusoria, utile in pratica ma ingannatrice in teoria. Il tempo, invece, è caratteristica della vita e dello spirito. Non si tratta del tempo matematico (che, secondo Bergson, è solo una forma di spazio), non è l’omogeneo affollarsi di istanti reciprocamente estrinseci. Il tempo che fa parte dell’essenza della vita è ciò che egli chiama durata. La pura durata è la forma che prendono i nostri stati coscienti quando il nostro “Io” li lascia vivere, quando smette di separare il suo stato presente dai suoi stati passati. Amalgama il passato ed il presente in un tutto organico, dove c’è mutua penetrazione e successione senza distinzione. La durata è la vera essenza della realtà, che è perpetuo divenire e mai qualcosa di raggiunto. La durata si produce soprattutto nella memoria, poiché nella memoria il passato sopravvive nel presente.
La memoria, intersezione dello spirito e della materia, è molto importante nella filosofia oergsoniana.
Secondo Bergson, il passato sopravvive sotto due forme distinte: meccanismi motori (poesia a memoria) e ricordi indipendenti (ricordi delle singole occasioni in cui si è letta la poesia, senza che diventasse un’abitudine); quest’ultimo tipo è il solo che merita d'essere definito memoria.
Dalla parte opposta della pura memoria, Bergson mette la pura percezione. Nella pura percezione siamo al di fuori di noi stessi, tocchiamo la realtà dell’oggetto in un’intuizione immediata. La pura percezione, che è il gradino più basso dello spirito (spirito senza memoria) è parte della materia; è costituita da un inizio d’azione, è in questo modo che il cervello (che è solo uno strumento di azione) si applica alla percezione. La funzione del cervello è di limitare la nostra vita spirituale a ciò che è praticamente utile. Se non fosse per il cervello, quindi, tutto sarebbe percepito; mentre, invece, il nostro corpo è sempre rivolto all’azione e limita, in vista di tale azione, la vita dello spirito.
Caratteristica essenziale dell’intuizione (o istinto) è che essa non divide, come fa l’intelletto, il mondo in cose separate (la si potrebbe definire sintetica piuttosto che analitica). La memoria rende reali passato e futuro, creando la vera durata ed il vero tempo. Solo l’intuizione può capire tale mescolarsi del passato col futuro, per l’intelletto essi restano spazialmente esterni l’uno all’altro...
La filosofia di Bergson, oggi, è in grado di offrire una chiave interpretativa originale e profonda per alcuni dei concetti più affascinanti della scienza contemporanea. Attraverso un esame dettagliato delle principali categorie bergsoniane - tempo, durata, memoria, intuizione - si possono cogliere relazioni con i concetti quantistici di coerenza, entanglement, non-località e il problema della misurazione.