Da Bagolino a Casnate del 8 luglio 1866 reindirizzata a Milano - Affrancata con 20/15 c. annullato con bollo numerale.
---------------------
Carissimo Padre
Ricevetti ieri la tua del 30 Giugno, rispetto ai giri che avrà dovuto fare, fu ancora di data fresca. Sono ancora a Bagolino con quasi tutto il primo Reggimento ed il nono sotto Menotti con 3 o 4 batterie di campagna. A quel che sembra, si crede ad una irruzione nel Tirolo da cui siamo lungi un miglio e mezzo di montagna. All’armistizio poco si crede, si crede molto invece alla cessione del Veneto ma senza il Tirolo; intanto questi giri e rigiri che si fanno, la confusione somma che regna, causa di nessuna disciplina, producono un malcontento generale. Al Caffaro il 6 è scoppiato un piccolo mitragliamento mi si dice che vi abbia preso parte la compagnia di Achille poiché il loro capitano Adamoli è ferito. Non mi dilungo di troppo poiché ho premura di recarmi in caserma. Addio stai bene abbracciami la mamma e la sorella, e sta sicuro che presto ritornerò. Addio Addio.
Tuo figlio Alberto
Bagolino 8.
-----------------------------------------------
Questa lettera è stata scritta da Alberto Riva al padre Giacomo da Bagolino il giorno 8 luglio del 1866. Alberto Riva era un giovane brillante nato in una famiglia comasca che godeva di buone condizioni economiche grazie all’attività di lavorazione della seta. Alberto nel 1865 si era iscritto alla facoltà di Scienze fisiche e matematiche dell'Università di Pavia per poi passare ai corsi del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano (poi Politecnico) ma nel 1866 interruppe temporaneamente gli studi per combattere con Garibaldi che seguì l’anno successivo anche nella sfortunata avventura di Mentana. Fu inquadrato nel 1° Battaglione del 1° Reggimento volontari e partecipò alla battaglia di Monte Suello del 3 luglio.
Alberto Riva
Alberto Riva faceva parte del gruppo di studenti formatisi agli insegnamenti dell’Ing. Giuseppe Colombo – futuro fondatore della società Edison – di cui facevano parte Giovanni Battista Pirelli – suo caro amico per tutta la vita – Angelo Salmoiraghi ed altri giovani destinati a costituire il nerbo della futura imprenditoria italiana. Ognuno di loro, compreso il loro Professore Giuseppe Colombo, era animato da un forte spirito Risorgimentale e nel 1866 decisero di arruolarsi tutti insieme nel corpo dei Volontari di Garibaldi.
Al termine del periodo bellico Alberto riprese gli studi e dopo la laurea, nel 1870, intraprese lunghi viaggi di formazione all’estero. Una volta rientrato in Italia avviò diverse iniziative industriali sfociate infine nella creazione della società di costruzione turbine Riva che divenne leader indiscussa del settore e che alla fine del secolo realizzava turbine tra le più potenti dell’epoca per Edison e per altre società di produzione di energia elettrica arrivando a fornire le turbine installate alle cascate del Niagara. Nel prosieguo della sua movimentata vita Alberto Riva divenne consigliere del Credito Italiano e della Banca d'Italia, fondò la sezione Milanese del Club Alpino Italiano e del Touring Club e si spense nel 1924 a 76 anni.
Il contenuto della lettera è di particolare interesse perché il giorno 8 luglio la situazione delle operazioni belliche era in stato di relativa quiete. Proprio quel giorno l’alto comando Austriaco ricevette notizia della disfatta di Sadowa e l’ordine di ripiegare verso il confine per prepararsi ad un eventuale rientro in patria allo scopo di fronteggiare una possibile avanzata Prussiana verso l’interno.
Alberto scrive al padre – con una capacità predittiva sorprendente – ciò che sarebbe puntualmente avvenuto nel prosieguo della campagna compresa la rinuncia alla conquista del Tirolo nonostante quella che lui chiama irruzione e che sarebbe iniziata pochi giorni dopo sia da parte di Garibaldi che da parte della Divisione Medici.
Il resoconto del fatto bellico riportato nella lettera invece è impreciso perché l’evento al quale fa riferimento Alberto Riva non avvenne al Caffaro ma a Vezza d’Oglio dove il Capitano Adamoli fu colpito mentre trasportava a spalla alcuni suoi uomini feriti nel corso della temeraria iniziativa militare descritta in precedenza.
Nella lettera si fa riferimento ad un bersagliere della compagnia del Cap. Adamoli di nome Achille che potrebbe essere fratello di Alberto il quale era il minore dei tre maschi della famiglia. Infatti nel Secondo Battaglione Bersaglieri del Maggiore Castellini militava il volontario Achille Riva di cui non sono riuscito a stabilire con certezza il legame di parentela con Alberto ma che viene citato nel notiziario Milanese “Il buon cuore” del 4 luglio 1914 con queste parole:
L’Ospedale Maggiore eredita 200.000
Il sig. Achille Riva, morto in Milano, il 2 corrente, ha chiamato suo erede universale l’Ospedale Maggiore di Milano. La sostanza ereditaria ammonterà a circa complessive lire 200.000. Il Riva aveva 71 anni ed era stato ragioniere della Cassa di Risparmio, dalla quale percepiva una pensione. Aveva fatto la campagna del 1866 nel secondo Battaglione dei bersaglieri, meritandosi parecchie medaglie al valore e la croce di cavaliere. Nel testamento si esprime il desiderio che il lascito sia destinato ad un padiglione per malattie acute.
Per inciso, dopo attente ricerche, ritengo che la messe di medaglie e onoreficenze citate dal notiziario sia certamente sovrastimata ma anche se il petto del Sig. Achille Riva non era onusto di medaglie la sua persona è certamente degna della massima stima.