Marco Bonarrigo dal Corriere della Sera
al Comprensivo Torregrotta:
"L'informazione (vera) ci rende liberi"
Dalla "piaga" delle fake news alle inchieste giornalistiche serie, fatte “sul campo”, alla curiosità che alimenta le conoscenze e smuove le coscienze. L‘incontro con Marco Bonarrigo, giornalista professionista, firma di punta del Corriere della Sera (uno dei più antichi e importanti quotidiani nazionali) - organizzato dal prof. Tonino Battaglia, esperto del progetto Pon “Giornalino” - si è rivelata un’altra tappa importante nel viaggio di formazione umana e civica dei ragazzi della redazione di “Scarabocchio 3.0” e delle classi prime della Scuola Secondaria. Tutti letteralmente affascinati dal carisma, dall’umiltà e dalle capacità comunicative del cronista, tant’è che nel corso della conversazione (che verteva sul tema "Fatti e Misfatti, il ruolo del giornalismo nell'era delle fake news"), numerose sono state le domande poste dagli studenti, incuriositi dai temi affrontati. Siciliano di origine (Pace del Mela), ma ormai trapiantato da anni a Roma, Marco la sua Sicilia la porta sempre nel cuore, che soffre in maniera evidente quando, nel suo lavoro, deve constatare che viene maltrattata e calpestata. Come nel suo reportage di qualche settimana fa sul treno che impiega ben 13 ore per percorrere 300 km da Trapani a Ragusa, analizzato con gli studenti: «Solo la bellezza dei luoghi che attraversavo - afferma Marco Bonarrigo - ha parzialmente lenito l’amarezza di dover constatare di persona che quello su cui mi ero documentato era tristemente vero. Il problema - aggiunge il cronista - sta in una frana che si verificò sulla linea tra Trapani e Palermo più di 20 anni fa. Il giorno dopo la frana, l'allora Presidente della Regione dichiarò alla stampa che entro una settimana la linea sarebbe stata ripristinata. Nel 2023 la situazione è sempre la stessa».
Un bravo giornalista?
“Dev’essere rompiscatole.
Mai accontentarsi della prima risposta“
Ma in cosa consiste – chiede uno degli alunni – il lavoro del Giornalista? «Il giornalista è un po’ come uno studente di scuola media - risponde Bonarrigo - cui viene assegnata una ricerca. Assegnato l’argomento da trattare, inizia subito la fase di documentazione e, in questo caso, internet diventa una risorsa fenomenale. Una volta raccolte le informazioni, scatta la fase di verifica, attraverso i sopralluoghi sui posti e i confronti diretti con le persone che giocano un ruolo nell’argomento trattato. Da qui esce fuori il pezzo, il racconto dei fatti che può essere in forma di articolo, podcast o servizio video». In una parola, l’informazione, che deve essere libera e non avere alcuni tipo di condizionamento: «Il giornalista deve essere un curioso - sootlinea la firma del Corsera - un rompiscatole, non si deve accontentare della prima risposta, ma deve andare al di là, per dare un’informazione corretta e libera da pregiudizi e condizionamenti. L’informazione, la conoscenza della verità, ci rende liberi». E qui il discorso si allarga alle “fake news”, confezionate ad arte come notizie ma senza nessun fondamento di verità, se non la volontà di qualcuno di veicolare determinati messaggi. E scatta la domanda sul ruolo degli Influencer: «È vero che danno notizie – afferma Bonarrigo – ma non possono essere considerati organi d’informazione, perché l’informazione, nel momento in cui viene pagata, non più tale: è condizionamento». Esempio: «A molti ristoranti importanti ogni giorno arrivano due richieste di Influencer che dicono: se tu mi ospiti e mi offri il pranzo, io parlo bene di te (su Instagram di solito). Poi magari se mangi male, l’Influencer lo stesso parlerà bene del locale, mettendo in circolo delle informazioni che indurranno altri ad andare a mangiare in quel ristorante solo perché ha percepito dei soldi o un vantaggio per sé. Se fosse un Influencer disinteressata, appassionata per esempio di street food, e vuole provare, pagandoli, tutti gli arancini che vengono cucinati, per esempio, tra Torregrotta e Barcellona, dando poi una valutazione sul suo profilo Instagram, allora lo apprezzerei. Ma se lo si fa dietro un compenso di denaro, o un benefit per farlo, faccio fatica a capirlo».
Bonarrigo: «Il giornalista è come uno studente di seconda media che deve affrontare una ricerca»
Il ruolo dell'Influencer e l'informazione "condizionata"
Che futuro hanno i giornali? Per Marco Bonarrigo «L’informazione, inevitabilmente, passerà attraverso lo smartphone. Oggi le vendite sono in netto calo, ma rimarrà secondo me una nicchia di persone che vorrà continuare a sfogliare il giornale cartaceo. Come accade già in Francia, ci saranno pochi giornali, che costeranno un po' di più, ma resisteranno. Guardate oggi come sono tornati di moda i dischi in vinile». L'incontro con il giornalista si è concluso con il "dono", da parte della redazione di Scarabocchio 3.0, del primo numero della testata scolastica realizzato dagli studenti nell'ambito del progetto Pon "Giornalino" coordinato dall'esperto prof. Tonino Battaglia insieme alla tutor, prof. Giusy Puliafito.