La testimonanza Parla Piero, fratello di Graziella Campagna
La testimonanza Parla Piero, fratello di Graziella Campagna
«Legalità? È una cosa semplice:
il rispetto delle regole»
Istruzione antidoto antimafia
Solo conoscendo il fenomeno si può fare la scelta giusta
«L’istruzione sulla legalità è l’antidoto per contrastare le mafie. Se fosse stata fatta ai tempi di Graziella, mia sorella oggi sarebbe tra noi». Comincia così Piero Campagna il suo intenso intervento rivolgendosi agli alunni delle prime classi della Secondaria presenti in Auditorium e ai compagni delle classi seconde e terze che lo seguivano online dal Canale YouTube dell’Istituto. «Graziella era una ragazzina semplice che amava ricamare, sognava di sposarsi e diventare mamma. Questo le è stato impedito, perché le hanno spezzato la vita.
In alcuni film – aggiunge Piero – la mafia viene descritta come onore e rispetto. Non è vero! Non esiste né onore né rispetto. Non guarda in faccia a nessuno: ha messo in ginocchio una bambina senza un motivo, ha distrutto quattro famiglie e una società intera. Questa fa la mafia: spargere morte. Perciò oggi, per contrastarla, la dovete conoscere, e questo lo potete fare attraverso questi incontri sulla legalità». Piero Campagna ci fa fare una riflessione sul significato della parola Legalità: «Non è altro che “normalità”. Legalità è vivere nella normalità, ma oggi sappiamo di non vivere nella normalità».
E il riferimento diretto è la sua lunga battaglia per assicurare alla giustizia gli assassini di Graziella: «Dopo 37 anni, chi ha messo mia sorella in ginocchio – spiega Campagna – è in regime di semilibertà: fa l’assistenza agli anziani. Non ha mai collaborato con la giustizia, non si è mai pentito, non ha dato nessun contributo allo Stato. L’altro collega latitante, è uscito spesse volte dal carcere». Voi un giorno sarete i nostri magistrati, i nostri politici, le nostre forze dell’ordine: fate tesoro di questo storia, come quella di tanti altri (Carlo Alberto Dalla Chiesa, il Capitano Basile), perché un giorno vi troverete davanti a una scelta: Gesù o Barabba? Legalità o illegalità? Attraverso l’istruzione alla legalità, possiamo fare la scelta giusta e contrastare le mafie». E aggiunge: «Un giorno mi è stato chiesto: Piero, cos’è per te l’illegalità? Ho risposto: il non rispetto delle regole. E se le regole sono sbagliate? Si applicano i principi. Li troviamo nelle Sacre Scritture. I principi non possono essere cambiati, perché sono basati sull’amore e sulla giustizia. Per cui, se la legge viene applicata secondo i principi, tutto funziona».
Tonino Battaglia
Storia di Graziella, una «vita rubata»
Graziella Campagna venne uccisa il 12 dicembre 1985 dalla mafia. Era una ragazza di appena 17 anni, cresciuta in una famiglia numerosa a Saponara. Proprio per aiutare la sua famiglia, cerca e trova lavoro in una lavanderia di Villafranca Tirrena, un paese vicino. Guadagnava, in nero, 150.000 lire al mese. Un giorno, però, Graziella trova un documento nella tasca di una giacca di proprietà di un uomo che tutti conoscevano come "Ingegner Cannata".
Il documento, però, rivela che il vero nome dell'uomo è Gerlando Alberti junior, mafioso latitante che si nascondeva nella zona. Quest'informazione le costerà la vita. Il 12 dicembre, dopo aver finito di lavorare, Graziella va alla fermata dell'autobus per tornare a casa a Saponara, ma su quel bus non salirà mai. La famiglia si preoccupa, inizia a cercarla, si rivolge ai carabinieri, ma di Graziella nessuna traccia. Il fratello Piero, Carabiniere in servizio in Calabria, si precipita a Saponara e inizia le sue ricerche. Dopo due giorni dopo il corpo senza vita viene ritrovato a Forte Campone, vicino a Villafranca Tirrena. Aveva cinque ferite d'arma da fuoco, esplose da breve distanza. Il processo per condannare gli assassini di Graziella Campagna è durato 24 anni. La sua storia è stata raccontata nel film «La vita rubata» con Beppe Fiorello.
Pietro Gonzalez