La “Tavola Rotonda” sulla parità di genere del 26 febbraio in Auditorium: gli studenti delle classi terze a confronto con esponenti del mondo politico, accademico e dell'attivismo sociale
Che sia domani, di libertà e partecipazione
La repressione da solo non basta. Necessaria una rivoluzione culturale che parta dalla scuola
La parità di genere e il rispetto della donna non passano da una mera politica di repressione, ma necessitano di una rivoluzione culturale che parte dai banchi di scuola e si attua attraverso la partecipazione. È il messaggio “bipartisan” che viene lanciato dal prof. Antonino Amato (ricercatore di Diritto Costituzionale all’Università di Messina), dal deputato nazionale Tommaso Calderone e dalla Senatrice Barbara Floridia, intervenuti nei giorni scorsi a una Tavola Rotonda organizzata dalla Dirigente del Comprensivo Torregrotta, Barbara Oteri, nell’Auditorium della Gioia di Crocieri con gli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria I Grado: «Un evento chiave – ha spiegato in apertura la Dirigente Oteri – nel percorso didattico trasversale che abbiamo intrapreso sul tema della violenza di genere e dei diritti delle donne». All’incontro hanno preso parte, inoltre, l’avv. Rosella Nastasi (referente legale dell’Osservatorio regionale Violenza e Suicidi), il dott. Antonino Caselli (sindaco di Torregrotta e moderatore dei lavori) e Antonio Pinizzotto (sindaco di Monforte San Giorgio).
La giornata si è aperta col significativo e toccante “flash mob” “Che sia domani”, eseguito nel cortile della scuola dagli alunni delle classi terze della Scuola Secondaria, preparato dalle docenti Rosita Lembo e Loredana Milicia e con il brano di Mina “Vorrei che fosse amore”, interpretato da Ivana Alicò, accompagnata da Stefano Sgrò. Gli alunni, oltre a interagire con i relatori, hanno ricordato tutte le norme legislative a tutela dei diritti delle donne attuate nel nostro Paese dal 1946 a oggi e chiuso l’incontro con la loro interpretazione del brano “Mariposa” di Fiorella Mannoia.
«Siamo tutti esseri unici e speciali – afferma Rosella Nastasi – ma il messaggio che deve passare è che abbiamo tutti diritto ad avere pari opportunità». «Il film della Cortellesi (cui si è ispirato il flashmob degli alunni, ndr) – spiega il prof. Amato rivolgendosi agli alunni – ha un alto significato costituzionale, perché con l’atto finale di andare a votare ci mostra come la vera libertà non sia fuggire dal luogo in cui si vive, ma rimanere e partecipare, esercitando i propri diritti nei luoghi in cui ci troviamo. Solo in questo modo – aggiunge – si è davvero liberi». Amato sottolinea inoltre il grande contributo delle 21 donne elette nell’Assemblea Costituente su 556 membri: «Nonostante il loro numero esiguo – afferma il ricercatore – ebbero un ruolo fondamentale nella stesura degli articoli a tutela dell’eguaglianza delle donne, come per esempio nell’articolo 3, che stabilisce l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi alla legge, in cui le donne ebbero un ruolo incisivo per aggiungere la dicitura “senza distinzione di sesso”».
«La repressione non basta – aggiunge l’on. Tommaso Calderone – le norme che il Parlamento ha varato sono rigorosissime, ma nonostante questo i reati non diminuiscono. Spesso a all’omicidio della donna segue il suicidio dell’uomo. Questo sta a significare che chi compie questo delitto è ad uno stadio psicologico tale da non avere nessun timore della legge, perché non ha più nessun timore per la sua vita, che considera finita. Quindi il fenomeno si deve combattere a livello culturale, partendo dall’istruzione, e noi legislatori dobbiamo stare accanto alle scuole, cercando di introdurre e preparare nuovi temi, nuove discipline specifiche. Dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi a volare alto, a superare queste ridicole distinzioni tra bianchi e neri, tra uomini e donne, e lo si fa solo con l’istruzione»
Secondo la senatrice Barbara Floridia, invece i tre concetti cardine su cui lavorare sono pregiudizio, persone e partecipazione: «Nella mia vita, soprattutto politica, ho dovuto superare diversi pregiudizi. Pensate quanta fatica: ero giovane, donna e dovevo anche dimostrare di essere brava, perché appartengo a un movimento che dai più era ritenuto composto da incompetenti. Ma la fatica di partecipare è lo strumento più bello che abbiamo, perché quando si vuole riuscire a essere sé stessi lo si fa solo con la fatica, con lo studio: più parole abbiamo, più pensieri riusciamo a produrre, maggiori saranno gli strumenti per spiegare la vostra visione del mondo, per difendere, trasformare e cambiare. La società si migliora guardandoci in faccia come persone, considerate per la competenza, l’amore per il territorio, la propria gioia di esistere e trasformare le cose. Quindi, dobbiamo lavorare sul pregiudizio, spogliare la mente da convinzioni pregresse e aprirci agli altri. È un percorso che ho fatto anch’io. Infine, quello chi vi auguro è partecipazione! Partecipare significa sentirsi vivi, voler trasformare la società, riuscire a cambiare le cose».