IL CAMPO DA GIOCO: GLI SPAZI DEL PLAYGROUND
Il gioco è fatto di regole, ma queste regole per poter funzionare hanno bisogno dei loro spazi fisici, luoghi dove i giocatori sono in grado di muoversi e abitare: i campi da gioco o anche i playground. Bisogna però fare una distinzione importante tra play-space e game-space. I primi sono spazi per il gioco che però non forniscono né le regole delle attività, né i limiti di tempo e né gli obiettivi da raggiungere. Al contrario invece game-space sono spazi pensato e progettati a partire da una concreta attività, sono definiti nella dimensione e nelle forme. Pensiamo alle nostre città e ai suoi vuoti urbani, questi diventano possibili spazi di playground; sono luoghi dimenticati e abbandonati, ma che hanno anche grandissime potenzialità di aprirsi a nuove realtà. Attraverso il gioco l’architetto riesce a trasformare questa parte di mondo in qualcosa di concreto e abitabile.
GIOCHI IN UN CONTESTO URBANO
Le città stanno diventando sempre più complesse, sia dal punto di vista sociale e culturale, ma anche dal punto di vista architettonico e urbano. Grazie alle nuove tecnologie digitali abbiamo la possibilità di ripensare i tradizionali modelli urbani generando un nuovo mondo ludico. La città diviene così un luogo per l’intrattenimento e il divertimento, all’interno della quale si vanno a creare i cosiddetti “terzi spazi” (Ray Oldenburg, 2001), ossia specifici spazi dove i cittadini possono liberamente passare il loro tempo e relazionarsi con gli altri, trasformando gli ambienti urbani in veri e propri playground.
Allentare il limite: il gioco permette di far collaborare insieme luoghi diversi, per creare un insieme omogeneo. Una delle grandi sfide di oggi è infatti proprio quello di abbattere le barriera non solo architettoniche ma soprattutto mentali e sociali.
Popolare il vuoto: il gioco è anche un ottimo sistema per opporsi al progressivo svuotamento dei nuovi spazi urbani. Viviamo in un continuo fenomeno di abbandono e depotenziamento, e sentiamo quindi ancora più forte l’esigenza di andare a ripopolare quel vuoto, donando loro nuove forme e funzioni.
Innalzare il gioco: significa liberare gli spazi saturi della nostra città e portare il gioco in luoghi inaspettati e non originariamente destinati. Esempio significativo è proprio l’operato di Le Corbusier con la sua Unitè d’abitacion a Marsiglia: i tetti sono utilizzati come piscina, come campi da gioco per i bambini, palestra, spazio all’aperto per l’atletica.