Nel mezzo del cammino....
un dialogo tra Nietzsche, Frankl e un viandante moderno
di Alessandro Patrizi - 5K
un dialogo tra Nietzsche, Frankl e un viandante moderno
di Alessandro Patrizi - 5K
Un sentiero sterrato si arrampica tra rocce e pini. L'aria è tagliente, ma il sole che sorge inonda d'oro le cime innevate. Sto camminando da ore, in silenzio, immerso nei pensieri sul senso della vita, su quanto sembri spesso vuota e automatica, e sull’angoscia che genera questo vuoto. Davanti a me, seduti su un masso, riconosco due figure: Friedrich Nietzsche e Viktor Frankl.
Non è un sogno. I loro occhi brillano di una lucidità che buca tempo e spazio.
Mi avvicino, esitante. Nietzsche accenna un sorriso ironico, mentre Frankl mi fa cenno di sedermi accanto a loro.
Io: Non so esattamente perché vi vedo... forse perché ho bisogno di capire. Il mondo oggi sembra avere tutto, eppure è pieno di gente che si sente vuota.
Si parla tanto di libertà, ma io vedo solitudine. Si cerca il piacere, ma si scappa dal dolore come fosse una malattia.
Nietzsche: Ah, l’eterno ritorno delle stesse domande.
Tu dici che l'uomo ha tutto?
No, amico mio. Ha perso il centro. "Dio è morto", e con lui è morto il senso dato. Oggi l'uomo moderno si illude di essere libero, ma è uno schiavo della mediocrità, del "si" impersonale. Evita la fatica. Non vuole diventare superuomo, ma restare nel calore del gregge.
Frankl: È vero che molti oggi vivono in una condizione che io ho definito "vuoto esistenziale". Ma io credo nella capacità dell'uomo di trovare senso, anche nella sofferenza. L’uomo non è determinato solamente da ciò che gli accade, ma da come risponde a questo. Anche nei campi di concentramento, ho visto uomini che riuscivano a preservare la loro dignità, solamente perché avevano un "perché" a cui aggrapparsi.
Io: Ma cosa vuol dire oggi, nel 2025, trovare un "perché"? Molti non credono più in nulla. I valori tradizionali sono crollati, e quelli nuovi sembrano essere superficiali e consumistici. Cosa può dare senso, quando tutto sembra così relativo?
Nietzsche: Il senso non ti verrà dato. Devi crearlo. Devi guardare in faccia il vuoto e attraversarlo. Solo chi ha conosciuto l’abisso può trovare la propria verità.
Tu chiedi cosa possa dare senso? La volontà di potenza può. Non nel senso di dominio sugli altri, ma come forza creativa, che trasforma sofferenza in crescita, che forgia uno stile di vita degno dell’eternità a cui si aspira.
Frankl: Ma non tutti riescono a diventare artisti della propria vita. Eppure, anche chi soffre può trovare il significato.
Il senso non si trova solo nell'azione eroica, ma anche nell'amore, nel lavoro, nella sofferenza accettata con dignità.
Non serve inventare un senso: spesso è già lì, come un qualcosa da realizzare. Sta solo a noi scoprirlo.
Io: E come si fa a scoprirlo? Viviamo in una società che ci distrae continuamente. Scorriamo immagini, ascoltiamo opinioni, accumuliamo esperienze senza viverle. Tutto è veloce e superficiale.
Nietzsche: Allora rallenta. Isolati. Affronta per un attimo il silenzio. Chi non sa stare solo, non può trovare sè stesso. Chi non trova sè stesso, è solo un'eco degli altri. La società di oggi non è malata per mancanza di progresso, ma per eccesso di rumore. Non hai bisogno di più stimoli: hai bisogno di uno scopo.
Frankl: E quello scopo spesso si manifesta nel momento in cui, smetti di chiederlo per te stesso e lo vedi in relazione a qualcosa o qualcuno. L'amore, per esempio, è una via privilegiata per il senso. Quando ami escono da te. Quando ti dedichi a una causa, superi l’egocentrismo. Ma anche la sofferenza, se accettate, può portare a una maturazione profonda.
Io: Voi dire che sofferenza può avere un senso. Ma oggi si fa di tutto per evitarla. Anche la morte è nascosta, sterilizzata. Viviamo come se fossimo eterni, ma realmente ci sentiamo fragili.
Nietzsche: Perché l'uomo moderno è un nichilista travestito da ottimista. Non crede più in nulla, eppure si comporta come se tutto dovesse andare bene. Appena il dolore arriva, crolla. Non ha radici e destino. Solo chi ha accettato la possibilità della tragedia può davvero vivere.
Frankl: È importante non cercare la sofferenza, ma nemmeno fuggire a ogni costo. Quando non possiamo cambiare qualcosa, siamo chiamati a cambiare noi stessi. Il dolore può purificare, maturare e trasformare. Ma serve all'uomo per andare oltre il materialismo. L'uomo non è solo corpo e piacere, ma ha spirito, valori e coscienza.
Io: Quindi voi dite che il senso si può trovare anche oggi?
Anche in mezzo al caos, alla crisi ambientale, alle guerre e all’apatia digitale?
Nietzsche: È proprio qui che si forgiano gli spiriti forti.
"Ciò che non mi uccide mi rende più forte". Ma non basta sopravvivere. Bisogna risorgere. Creare. Superare se stessi. Questo è il compito dell'uomo: essere ponte tra animale e superuomo.
Frankl: Il senso è sempre possibile, ma spesso non si mostra subito. Serve pazienza. Il mondo ha bisogno di donne e uomini che cerchino di essere responsabili.
La Libertà è solo metà della verità: l'altra metà è la responsabilità.
Io: Responsabilità... verso chi?
Frankl: Verso la vita stessa. Ogni giorno la vita ti chiede: "Che cosa farai con me?". Ogni persona, ogni occasione, ogni dolore è una domanda a cui solo tu puoi rispondere. Non esiste una risposta giusta in assoluto, ma esiste la tua risposta autentica, unica.
Nietzsche: E che sia una risposta degna. Un sì alla vita, anche nei suoi aspetti più duri. Non c'è niente di più umano del dire sì alla vita intera: gioia, dolore, nascita e morte.
Non cercare consolazioni. Cerca intensità.
Il sole ora è alto. Il vento si è fatto più caldo. Nietzsche si rimette a camminare verso la cima, lasciando dietro di sé un'eco di parole dure e forti. Frankl resta un attimo con me.
Frankl: Ricorda, non chiederti solo cosa aspettarti dalla vita, ma cosa la vita si aspetta da te. Non temere il vuoto: attraversalo. E nel momento in cui sarai fedele a ciò che è più profondo in te, allora il senso si farà strada.
Poi anche lui si alza, mi stringe la mano e si incammina. Resto solo, ma non più smarrito. Guardo il sentiero davanti a me. Non ho tutte le risposte, ma ho una direzione. E questo, forse, è già un inizio.