Marta Vezzuli - relatore: Vito Pappalepore
Polo Didattico ASST Santi Paolo e Carlo, Milano
ABSTRACT
Il ruolo essenziale della vitamina D per l’osso è noto da oltre un secolo, ma l’interesse della comunità scientifica e dell’opinione pubblica è aumentato negli ultimi dieci anni, in cui si è osservata una crescita progressiva della prescrizione di composti contenenti vitamina D. Ciò ha portato la vitamina D ad essere oggi un “sorvegliato speciale” da parte dell’AIFA, nel timore di un suo utilizzo non sempre appropriato.
L’origine del successo della vitamina D è dovuta al ruolo fondamentale per il benessere delle ossa e non soltanto. La presenza del recettore VDR è stata rilevata in più di 30 tessuti; ciò ha fatto correlare l’ipovitaminosi D con molte patologie. Gli studi randomizzati a riguardo non confermano però gli studi osservazionali, con l’ipotesi che i bassi livelli di 25(OH)D non siano la causa, ma la conseguenza della malattia.
Ci si chiede dunque se esiste una giustificazione clinica per questo aumento delle prescrizioni.
La carenza è frequente in Italia: l’86% delle donne italiane sopra i 70 anni presenta livelli ematici inferiori ai 10 ng/ml alla fine dell’inverno.
Lo scopo della ricerca è quello di valutare le abitudini prescrittive laboratoristiche e terapeutiche dei Medici di Medicina Generale e di valutare l’utilizzo di supplementi nei pazienti.
Sono stati redatti 2 questionari: uno sottoposto ai Medici di Medicina Generale (128 partecipanti) e l’altro ai pazienti (303 partecipanti).
Quasi la metà dei Medici riferisce che dei pazienti a cui viene dosata la vitamina D, il 46,9% risulta carente e un altro 52% insufficiente: dati in linea con le percentuali che si riscontrano in Italia.
Circa il 34% di essi richiede il dosaggio ematico non solo in caso di fattori di rischio per ipovitaminosi, ma come esame di screening. Emerge poca omogeneità del trattamento e dubbi sulle tempistiche di monitoraggio della terapia. Ben il 66% dei pazienti intervistati sta assumendo o ha assunto supplementi a base di vitamina D.
Il Medico di Medicina Generale ha un ruolo fondamentale nell’appropriatezza prescrittiva, soprattutto per la stretta relazione che lo lega ai suoi pazienti, ma anche per la possibilità di seguirli nel corso del tempo. Uno degli obbiettivi è quello di diminuire le prescrizioni, fornendo al paziente informazioni più adeguate.