Mohamed Chihade - relatore: Vito Pappalepore
Polo Didattico ASST Santi Paolo e Carlo, Milano
ABSTRACT
Nell'ambito della medicina generale la diagnosi differenziale tra la dispnea polmonare e cardiaca spesso è difficile e talora non conclusiva. Una ridotta tolleranza allo sforzo per la precoce insorgenza di dispnea può essere attribuita ad una limitazione cardiovascolare, polmonare o periferica (ad esempio neuromuscolare). L’identificazione dell'eziologia della dispnea è spesso complicata dalla coesistenza di patologie cardiache e respiratorie e dal decondizionamento muscolare. Come per ogni sintomo, l’approccio diagnostico della dispnea richiede un’integrazione di notizie, generiche (presentazione clinica) e specifiche (considerazioni fisiopatologiche). In un adeguato contesto diagnostico, il test cardiopolmonare è una metodica valutativa imprescindibile. Questo esame aggiunge di fatto notevoli informazioni rispetto al normale test da sforzo cardiocircolatorio poiché, con l'analisi dei gas inspirati ed espirati, può individuare e quantificare una ridotta capacità funzionale ed indirizzarci verso la diagnosi. I parametri analizzati durante il test sono numerosi e, in diversi studi, è stata evidenziata la loro correlazione con la prognosi dei pazienti con scompenso cardiaco e BPCO. Il rapporto VE/VCO2 (ventilazione vs flusso espiratorio di anidride carbonica) in valore assoluto è quello maggiormente predittivo di mortalità. Il test cardiopolmonare può individuare i soggetti a rischio ed è utile nella stesura di un corretto programma di riabilitazione personalizzato e mirato al miglioramento della capacità funzionale, quindi della prognosi.