Marco Terzi - relatore: Aurelio Limonta
Polo Didattico ASST Monza Ospedale San Gerardo
ABSTRACT
La problematica che si è voluto affrontare nel presente elaborato di tesi riguarda la conoscenza che il Medico di Medicina Generale (MMG) ha dei reati di violenza sessuale (609 c.p.) e di maltrattamento in famiglia (572 c.p.) - che il MMG può dover osservare nel corso della sua attività professionale - e, di rimando, l’adeguatezza dei comportamenti che questo tiene in tali circostanze. In particolare, si è valutata, sottoponendo a un campione di 48 MMG delle domande a risposta multipla, la conoscenza delle situazioni in cui la denuncia d’ufficio all’Autorità Giudiziaria è obbligatoria, così come la gestione clinico-assistenziale dei soggetti vittime di questi reati.
L’analisi dei dati mostra che la competenza da parte dei MMG in questo ambito non è ancora ottimale, ma suscettibile di miglioramento: risulta carente, infatti, la conoscenza degli elementi che integrano il reato di maltrattamenti in famiglia (572 c.p.), così come la procedibilità di quest’ultimo e del reato di violenza sessuale (609 c.p.).
Inappropriata, poi, è la gestione sanitaria che una buona parte dei MMG riserverebbero a soggetti vittima di violenza sessuale o maltrattamento in famiglia, sia per quanto attiene alla farmacoterapia antibiotica da somministrare in acuto al soggetto vittima di violenza sessuale, sia per quanto attiene alle necessità sanitarie che attengono al soggetto vittima di reato di maltrattamento in famiglia.
Pertanto, seppur il campione in analisi ha dimostrato che la maggioranza dei MMG intervistati possieda una conoscenza e una corretta modalità di approccio alla vittima di violenza sessuale o di maltrattamento in famiglia, rimangono comunque carenze conoscitive in merito alle circostanze che integrano il reato di maltrattamenti in famiglia, così come in merito alla procedibilità sia di questo reato, sia di quello di violenza sessuale; parimenti, inadeguata è risultata la modalità di approccio farmacologico che il campione di medici di medicina generale analizzati riserverebbe ad un caso di violenza sessuale e circa la necessità di invio presso una struttura ospedaliera della vittima di caso di maltrattamento in famiglia.
Ciò, quindi, dovrebbe essere spunto per interventi correttivi di ordine formativo, necessari per garantire la migliore professionalità possibile ai medici di medicina generale. Tra le varie implicazioni che la scorretta gestione di una delle suddette situazioni potrebbe avere si ricorda, ad esempio, di come l’omissione di denuncia di un reato procedibile d’ufficio costituica un reato penale e, oltre a ciò, non sarebbe tollerabile, dal punto di vista etico, professionale e di opinione pubblica, la situazione in cui un MMG non sappia riconoscere e affrontare i reati oggetto della presente valutazione, tenuto conto che, di fatto, l’MMG è una fonte privilegiata di conoscenza delle suddette fattispecie criminose.
Conforta, invece, l’ampia conoscenza che il campione di MMG intervistati ha del servizio di SVSeD dell’Ospedale Policlinico di Milano, centro di riferimento regionale e nazionale per la gestione del soggetto vittima di violenza sessuale e domestica, al quale poter inviare le vittime dei suddetti reati.