Giulia Idra - relatore: Roberto Stella
Polo Didattico ASST Valle Olona, Ospedale di Busto Arsizio
ABSTRACT
Lo scopo della ricerca è analizzare l’approccio terapeutico all'Iperplasia Prostatica Benigna in un ambulatorio di Medicina Generale.
La popolazione in studio è stata definita in base al trattamento cronico per IPB o, in caso di prescrizioni farmacologiche più discontinue, un’anamnesi positiva per Iperplasia Prostatica Benigna (diagnostica/specialistica).
I pazienti selezionati sono il 6,7% degli uomini afferenti all'ambulatorio analizzato, presentano un’età media di 74 anni (DS ±9) e un’anamnesi positiva per LUTS nell’88% dei casi. Il 67% dei pazienti è in trattamento con Alfa Litici (51pz), il 29% (22pz) con Inibitori di 5 alfa reduttasi e solo il 4% (3pz) con Antimuscarinici. Tra gli AL il più prescritto è la Tamsulosina (66%), seguito da Alfuzosina (16%), SIlodosina (12%) e Terazosina (4%). La Tamsulosina è utilizzata, inoltre, nel 68% dei casi come monoterapia, nel 29% dei casi è prescritta in associazione con 5-ARI e solo nel 3% con un Antimuscarinico.
Per quanto riguarda il trattamento con gli inibitori di 5 Alfa Reduttasi si riscontra una netta prevalenza prescrittiva nei confronti della Dutasteride (77%) rispetto alla Finasteride (23%). Nell’86% dei casi i 5 ARI sono associati a un antagonista Alfa 1 Adrenergico, in particolare Tamsulosina, mentre la monoterapia è presente solo nel 14% dei casi.
La compliance dei pazienti nel trattamento dell’IPB è buona, infatti nell’85% dei casi si ha una terapia di tipo continuo.
Si osserva una netta prevalenza prescrittiva degli Alfa Litici come monoterapia sia in una prima fase di gestione terapeutica sia quando si affronta una malattia non complicata. Questi farmaci determinano un buon controllo della sintomatologia LUTS correlata andando, quindi, a migliorare la qualità di vita.
La doppia terapia viene utilizzata in pazienti con una patologia prostatica più importante e un elevato rischio di ritenzione acuta urinaria (RAU).
La duplice terapia più utilizzata è l’associazione tra gli Antagonisti Alfa 1 Adrenergici e gli Inibitori della 5 Alfa Reduttasi. La Dutasteride e la Finasteride vanno a ridurre il rischio di progressione della patologia e, quindi, di ritenzione acuta urinaria; allo stesso tempo si ha un immediato beneficio LUTS correlato per l’azione degli AL.
I 5ARI, infatti, hanno un’azione tardiva sui sintomi delle basse vie urinarie (dopo almeno 6 mesi di trattamento) e, per questo motivo, l’utilizzo come monoterapia porta a una bassa compliance da parte dei pazienti.
L’associazione Alfa Litici e Antimuscarinici è usata meno frequentemente e, in particolare, in quei pazienti che mostrano una sintomatologia di tipo irritativo.
Si può, quindi, affermare che la gestione terapeutica dell’Iperplasia Prostatica Benigna è perfettamente di competenza del Medico di Medicina Generale che agisce nel rispetto delle più recenti linee guida.
Il trattamento paziente-specifico, la forte alleanza terapeutica tra paziente e Medico di Medicina Generale e il relativo rapporto di fiducia porta a una buona compliance terapeutica. Da considerare, non da ultimo, la facilità di accesso a un ambulatorio di Medicina Generale che determina una migliore gestione degli eventi avversi o della progressione della malattia, una possibile modifica terapeutica immediata, una migliore valutazione delle eventuali complicanze e una pronta esecuzione di un esame diagnostico o di una valutazione specialistica se necessario.
Queste ultime considerazioni portano a chiedersi se esiste una possibilità futura, visto gli evidenti vantaggi, di un trattamento ambulatoriale da parte del Medico di Medicina Generale della Neoplasia Prostatica. Un ruolo per il Medico di Assistenza Primaria potrebbe essere la gestione della “vigile attesa”, della “sorveglianza attiva” e della terapia ormonale in pazienti che presentano una ripresa biochimica di malattia.