Fabrizio Cicchella - relatore: Vito Pappalepore
Polo Didattico ASST Santi Paolo e Carlo, Milano
ABSTRACT
La condizione di eccesso ponderale ha una prevalenza in Italia attestata nel 2015 al 45,1% nei soggetti di età superiore ai 18 anni (35,3% sovrappeso, 9,8% obesità). Lo studio è teso ad osservare eventuali problematiche relative all'accesso a una presa in carico vera e propria della condizione di eccesso ponderale. Si è proceduto ad approcciare adulti di entrambi i sessi nella sala d’attesa di uno studio di medicina generale e presso un’associazione di soccorso sanitario e a somministrargli questionari anonimi. I questionari comprendevano parametri biometrici e anagrafici (peso, altezza, sesso, età) e una serie di domande a risposta multipla divise in due sezioni: la prima esplora la percezione dell’eccesso ponderale come problema di tipo sanitario e quindi fisico, psicologico e sociale, la seconda parte invece esplora il rapporto operativo con il medico di Medicina Generale. Dallo studio è emersa una possibile vulnerabilità della popolazione generale nel formulare spontaneamente il bisogno di presa in carico per l’eccesso ponderale dovuta alla scarsa percezione della problematica. Infatti, i soggetti sovrappeso hanno mostrato di sottostimare la propria categoria di BMI nel 23% dei casi e gli obesi nel 75%, inoltre il 44% dei pazienti non collega alcuna limitazione fisica, sofferenza psichica o sociale alla condizione di eccesso ponderale né teme di svilupparla in futuro. I soggetti con BMI uguale o superiore a 25 per quanto nella quasi totalità dei casi reputino che sarebbe salutare per loro diminuire di peso, sono convinti di seguire un’alimentazione corretta nel 55% dei casi e di svolgere un livello sufficiente a mantenere un peso salutare nel 41% dei casi. Dalla seconda parte dei questionari è emerso che il medico di medicina generale nel 36% dei casi non ha invitato i soggetti con BMI superiore a 25 a calare di peso, in più della metà dei casi non ha mai spiegato che alimentazione seguire per mantenersi in salute e in poco meno della metà dei casi non ha spiegato quale e quanta attività fisica svolgere. Infine, solo il 17% dei soggetti a ricevuto un appuntamento per verificare l’andamento dei provvedimenti presi.