Carlo Barbieri - relatore: Rossi Angelo
Polo Didattico ASST Spedali Civili di Brescia
ABSTRACT
L’osteoporosi è una patologia diffusa nella popolazione e la sua prevalenza aumenta con l’avanzare dell’età (ne soffre il 23,4% delle donne e il 6,9% degli uomini sopra i 50 anni). Le principali terapie con cui viene trattata sono la vitamina D, i farmaci anti riassorbitivi e il calcio; il principale esame diagnostico è la MOC.
Dai dati OsMed del 2017 si evince che il colecalciferolo è tra i farmaci più prescritti e tra i più dispendiosi (secondo posto come spesa pro capite), inoltre la sua prescrizione è in aumento (26% in più dal 2016 al 2017), questo impone un’accurata valutazione delle indicazioni terapeutiche e dell’appropriatezza rescrittiva.
Con questa tesi si è voluta scattare una fotografia dei comportamenti dei MMG nei confronti dei pazienti con osteoporosi o con fattori di rischio per svilupparla. E’ stato allargato lo studio, oltre cha alla vitamina D, alla prescrizione di farmaci specifici per l’osteoporosi e di esami radiologici ed ematologici di approfondimento diagnostico. Per fare ciò è stato effettuato un audit che ha coinvolto 38 MMG della provincia di Brescia per un totale di 62535 pazienti. Successivamente sono stati isolati gruppi specifici di soggetti per analizzare le diverse fasi della patologia: i soggetti sani (senza osteoporosi o fratture e senza fattori di rischio), i soggetti con fattori di rischio, i pazienti con diagnosi di osteoporosi o frattura, le terapie per pazienti osteoporotici o con fratture.
Lo studio ha voluto rispondere alle seguenti domande:
• In una popolazione senza osteoporosi né fattori di rischio qual è l’inappropriatezza prescrittiva?
• C’è una quota di inappropriatezza prescrittiva in difetto per quanto riguarda i pazienti con fattori di rischio per osteoporosi?
• Qual è la quota di pazienti con osteoporosi o fratture che effettuano MOC o esami ematochimici?
• I pazienti con osteoporosi o con fratture sono trattati adeguatamente? Dall'analisi dei dati ottenuti si può concludere che:
• nella situazione attuale fotografata da questo studio la percentuale di prescrizioni inappropriate di vitamina D è molto bassa (1,66% sotto i 50 anni);
• è alto il numero dei pazienti che necessiterebbero di una terapia preventiva con colecalciferolo non la stanno facendo;
• all’incirca la metà dei pazienti con diagnosi di osteoporosi ha effettuato una MOC e gli esami ematochimici specifici;
• i soggetti con diagnosi di osteoporosi o frattura (femore o vertebre) sono trattati solo con vitamina
D in una percentuale che va dal 18% al 22%;
• il trattamento con altri farmaci antiosteoporotici (bifosfonati, ranelato, denosumab, teriparatide) è risultato inferiore al 50% per pazienti con diagnosi di frattura e del 54,6% per i pazienti con diagnosi di osteoporosi;
• in tutti i gruppi i maschi risultano meno trattati delle femmine.
Infine, nonostante sia emerso con evidenza che la spesa farmaceutica per la vitamina D sia consistente, risulta altre sì impossibile pensare di ridurla prescrivendone meno poiché la quota di prescrizioni inappropriate è risultata essere bassissima e perché la quota di pazienti trattati risulta essere insufficiente. Per cercare di limitare i costi sarebbe piuttosto ipotizzabile la prescrizione preferenziale di formulazioni più economiche (la formulazione in gocce costa all'incirca 1/3 rispetto alla confezione da 2 flaconi da 25000 UI, a parità di dosaggio e per qualsiasi casa farmaceutica).