La corrente elettrica si muove seguendo un percorso che va da potenziale maggiore a quello minore. In una normale abitazione abbiamo:
elementi in tensione da 230 V;
la terra (ovvero il pavimento) a tensione nulla, cioè 0 V.
Questo vuol dire che la corrente elettrica tende a spostarsi dagli elementi in tensione (potenziale maggiore) al pavimento (potenziale minore) sfruttando ogni possibile elemento che li colleghi.
Toccando un cavo elettrico in tensione, il nostro corpo diventa un ponte grazie al quale la corrente riesce ad andare verso il terreno.
La Norma CEI 64-8 prevede una netta distinzione tra contatto diretto e contatto indiretto. Il primo, molto semplicemente, è il contatto con un elemento con una sua tensione di utilizzazione, come un morsetto, un fusibile o un cavo elettrico.
Il contatto indiretto, invece, si ha con quegli oggetti che normalmente non sono intensione. L’esempio più classico è la struttura esterna della lavatrice. Se, a causa di un guasto, la massa esterna tocca un cavo scoperto in tensione, tutta la lavatrice diventerebbe letale anche al minimo tocco.
In realtà, quando si hanno tensioni più elevate, non è neanche necessario toccare l’oggetto sottoposto a tensione elettrica. Si crea il cosiddetto arco elettrico, ovvero le cariche elettriche utilizzano l’aria come ponte per il suolo.
L’esempio più classico è quello dei fulmini. Le cariche elettrostatiche si accumulano nell’atmosfera raggiungendo livelli elevatissimo. Parte così il fulmine (l’arco elettrico) che permette alle cariche di raggiungere il punto a potenziale minore, ovvero il suolo.