In una società come la nostra, detta anche “società dei consumi“, lo smaltimento dei rifiuti è tra i più gravi problemi da risolvere. Non solo perché è causa di inquinamento ambientale (lo stoccaggio dei rifiuti può essere nocivo per i suoli e la loro distruzione per incenerimento può causare emissioni inquinanti), ma anche per lo spreco di nuovi materiali e di energia necessaria per produrli.
Lo smaltimento dei rifiuti può avvenire in modi diversi a seconda delle loro caratteristiche. I rifiuti possono essere smaltiti nelle discariche; bruciati negli inceneritori (detti anche “termovalorizzatori“, perché producono energia dalla combustione dei rifiuti); trattati nei compostaggi o in altri impianti specializzati; riciclati per un nuovo o differente uso.
I rifiuti possono anche essere smaltiti presso i pochi inceneritori funzionanti (molti sono stati chiusi perché non rispettavano l’ambiente emettendo fumi velenosi). In questo caso i rifiuti sono inceneriti in forni speciali, recuperando il calore per produrre il vapore che farà funzionare una turbina, o per scopi di riscaldamento.
Questi impianti, detti termovalorizzatori, per funzionare bene, devono trattare i rifiuti con un elevato potere calorifico, cioè quelli che producono molto calore quando bruciano, come la carta, il legno e la plastica, ma non i rifiuti organici (ad esempio i rifiuti alimentari). Inoltre devono avere degli adeguati sistemi di depurazione dei fumi.
I termovalorizzatori sono impianti in cui:
si bruciano rifiuti indifferenziati;
si inceneriscono i rifiuti con associata produzione di energia elettrica ed, eventualmente, calore per teleriscaldamento;
i rifiuti non spariscono ma si trasformano in fumi e ceneri inerti da stoccare in discarica;
se di terza generazione, sono presenti sistemi di filtraggio di parte degli inquinanti dei fumi, ma vengono emessi gas serra e particolato sottile (polveri) pericoloso per la salute;