Quando si parla del periodo Barocco, normalmente si individua in questo periodo una fase critica del pensiero umano e anche della produzione artistica e letteraria, come se il Barocco fosse stato esclusivamente un periodo negativo. È una concezione assolutamente sbagliata, perché, se da una parte è vero che la letteratura e la cultura barocca presentano questi caratteri, dall'altra è altrettanto vero che permane una forte presenza di letteratura scientifica di livello culturale molto elevato e, soprattutto, una saggistica molto interessante, che fa di questo periodo uno dei più importanti della nostra storia culturale.
Il Barocco segna, infatti, un momento di svolta tra un periodo precedente, ancora ancorato a una visione troppo religiosa della storia, troppo legata ai dogmi e, quindi, alle verità assolute, e una nuova fase nella quale queste stesse certezze vengono messe in crisi, in maniera particolare, da scienziati come Galileo Galilei e Copernico, che spostano completamente l'asse su cui si era costruito l'equilibrio della storia della cultura.
Se prima la Terra era considerata al centro di tutto, adesso non è più così e, quindi, non solo la Terra, ma anche l'uomo perde la sua centralità. Contemporaneamente cadono tutti quei «castelli» che rappresentavano, in maniera particolare, il pensiero autorevole e ufficiale della Chiesa, spesso non basato su verità scientifiche.
Approcciare questo periodo, che prende il nome di Barocco e che va a coprire tutto l'arco del Seicento, non soltanto in Italia ma in Europa, significa, dunque, affrontare un'epoca che va guardata con spirito rinnovato e con spirito critico.
La prima cosa che possiamo dire, per quanto riguarda il Barocco, è che questo termine porta sicuramente in sé una connotazione negativa. Quando parliamo di «barocco» o «baroccheggiante», intendiamo qualcosa di ridondante, di eccessivo, soprattutto dal punto di vista estetico.
In effetti, questa fu una terminologia utilizzata dai letterati e dagli uomini di cultura successivi all'epoca di cui stiamo parlando. Soprattutto i portoghesi e gli spagnoli chiamavano così questo periodo e tutta la cultura che lo aveva caratterizzato.
Ma gli stessi uomini che vissero questo periodo non conoscevano questo termine e, quindi, mai e poi mai lo avrebbero accettato. D'altro canto, non lo avrebbero mai potuto accettare, visto che si trattava di un termine che aveva, per l'appunto, un'accezione negativa.
Questo dipendeva, fondamentalmente, da una necessità. Tutto il vuoto che si era venuto a creare per la caduta delle vecchie certezze, a opera, come ho detto prima, delle scoperte scientifiche, pone l'uomo e l'intellettuale in una condizione di difficoltà.
Si trova quasi con i piedi dentro le sabbie mobili: non sa più dove si trova, chi è e quali siano le sue certezze. Questa situazione determina un vuoto.
Ecco, da questo vuoto, che è però un vuoto critico, nasce la ricerca di un pieno, la ricerca di qualcosa che possa riempirlo. Da questo vuoto nasce una necessità da parte degli artisti: quella dell'eccesso, della ridondanza e della ripetitività, da una parte, e, dall'altra, quella che viene definita «concettismo», ossia la produzione di concetti e pensieri, a volte eccessivi, troppo arguti, troppo ingegnosi, che però rispondono esattamente a questa necessità di riempire vuoti culturali che erano stati scavati proprio dalle nuove scoperte scientifiche.
Torniamo, cioè, a una necessità: quella di riempire spazi che il Cinquecento non aveva assolutamente avuto, in quanto il Cinquecento aveva trovato nell'armonia, soprattutto estetica, una delle regole che lo ponevano in una condizione di assoluta tranquillità dal punto di vista dell'elaborazione del pensiero.
Così non è in questo periodo, all'interno del quale il poeta, l'artista e il letterato sentono la necessità di sviluppare quella che verrà chiamata la «poetica della meraviglia».
La meraviglia nasce dal dare un colpo di acceleratore a due parti fondamentali che costituiscono il mondo e la vita dell'uomo: la parte razionale, che viene sviluppata attraverso l'iperconcettismo, cioè lo sviluppo eccessivo dei concetti, che avviene in maniera artificiosa, e, dall'altra parte, quella parte emotiva che trova espressione nella ridondanza, perché ha l'obiettivo di stupire.
Per esempio, l'arte, in maniera particolare quella scultorea, di questo periodo caratterizza molte delle chiese barocche. L'eccessiva presenza di statue, di angioletti, di putti o addirittura di immagini legate al tema della morte: le chiese del periodo sono strapiene di questi elementi. E questo proprio perché l'effetto che si deve ottenere è quello dell'eccessiva ridondanza.
Quindi, il concettismo, da una parte, come sviluppo eccessivo della retorica e dell'elaborazione di pensieri contorti per dare senso a una realtà che senso non ha, proprio perché è vuota, ha perso i punti di riferimento; dall'altra parte, l'eccesso, la ridondanza.
In effetti, l'uomo del periodo Barocco va alla ricerca di un equilibrio che non riesce assolutamente a trovare e questo è sicuramente il motivo per cui vengono sviluppate tutta una serie di tendenze che poi ci proietteranno velocemente verso il Settecento.
Così è, per esempio, per l'enciclopedismo o per il collezionismo, cioè per lo sviluppo di un sapere totale e completo; per l'integrazione tra le diverse arti, che trovano in questo periodo un grande vigore; per lo sperimentalismo, inteso proprio come il mettere alla prova le proprie capacità artistiche e svilupparle.
Tutto ciò porterà a un momento foriero, ricco di tantissime produzioni, che avranno come filo conduttore questa necessità di costruire un sapere unico, che mette insieme le tre grandi sorelle, come vengono chiamate: la musica, la pittura e la poesia.
Queste necessità, a volte, trovano espressione anche nella ricerca continua di uno stupore che va oltre i limiti della vita umana e che, quindi, nella morte trova questa necessità di affrontare temi fino ad allora poco battuti.
La morte è uno di questi. Il tema della morte è considerato come parte della nostra vita e, quindi, come parte anche dell'arte o della letteratura stessa.
Molti degli ossari di cui conosciamo l'esistenza, anche a Palermo, come quello dei Cappuccini, nascono proprio da questa ostentazione del cadavere e quasi ammoniscono sulla necessità di riempire, per l'appunto, la propria vita di senso.
La Chiesa cattolica ha perso la sua influenza, ma si sono sviluppati nuovi movimenti, in particolar modo quello dei Gesuiti. È un movimento che sviluppa la cultura, prende in mano la cultura del tempo, ma, contemporaneamente, sviluppa anche un sapere che, nei confronti della Chiesa stessa, o meglio, nella Chiesa del tempo, si presenterà come particolare, come sganciato da certe visioni oscurantiste tipiche della Chiesa dell'Inquisizione di questo periodo.
Dall'altra parte, avendo perso completamente qualsiasi valore, la Chiesa ha la necessità di oscurare e di censurare tutto ciò che è diverso dal suo pensiero.
È così che nasce l'Indice dei libri proibiti: i libri che rappresentavano un pensiero diverso da quello ufficiale della Chiesa stessa venivano messi al rogo oppure inseriti nell'Indice, cioè sottoposti al divieto assoluto di essere letti.
Il periodo del Barocco è un periodo che copre tutto l'arco del Seicento. Ma, in effetti, prima ancora del Barocco, si era sviluppata, in maniera particolare in Italia, un'altra manifestazione letteraria che prende il nome di Manierismo.
Il Manierismo viene considerato figlio della Controriforma, e cioè della reazione che la Chiesa oppose alla Riforma luterana.
La scrittura o l'arte realizzata «per maniera» è, appunto, anch'essa rappresentante di quel vuoto. Non avendo ancora qualcosa da dire, l'artista deve comunque produrre qualcosa e lo fa attraverso quest'arte «di maniera».