Guerre del Peloponneso - YouTube
https://www.youtube.com/watch?v=N02l-5tA5PQ
Trascrizione:
Atene e Sparta, durante il periodo delle guerre persiane, erano riuscite a mettere da parte le loro pretese di egemonia su tutta la Grecia e avevano costruito un fronte comune in difesa del territorio greco contro la minaccia persiana. Questa era una grande minaccia, considerando che l’Impero Persiano era storicamente un grande impero, sia dal punto di vista organizzativo che da quello strategico-militare.
Nonostante gli interessi divergenti, Atene e Sparta, di fronte al nemico comune, riuscirono a unirsi.
Questo garantì loro la difesa della libertà greca e soprattutto l’annientamento, almeno parziale, della minaccia persiana.
Finite però le guerre persiane, si riaccesero i tentativi da parte di Atene e di Sparta di conquistare tutta la Grecia. Sappiamo che una prima strategia adottata da entrambe fu quella di costruire delle leghe, radunando al loro interno le città della penisola greca che si riconoscevano nel modello spartano oppure in quello ateniese: la Lega delio-attica (guidata da Atene) e la Lega del Peloponneso (guidata da Sparta).
Queste leghe prevedevano l’indipendenza delle città aderenti, ma anche una difesa comune in caso di attacco esterno. In tal caso, tutte le città alleate sarebbero intervenute in aiuto e contribuivano anche economicamente al sostentamento della lega.
Questo modello garantiva, da un lato, l’indipendenza delle città e, dall’altro, il mutuo soccorso in caso di guerra. Tuttavia, era anche molto pericoloso, e così fu.
In caso di guerra tra Atene e Sparta, infatti, sarebbero entrate in guerra tutte le città coinvolte nelle rispettive leghe. E così accadde. Dopo le guerre persiane, Atene si rese protagonista di azioni aggressive verso le città della lega spartana, comportandosi in modo minaccioso.
Sebbene sembrassero episodi isolati, questi celavano l’interesse di Atene per la conquista di tutta la Grecia. Questo non poteva essere accettato da Sparta, che rimaneva in allerta, pronta ad attaccare o difendersi se le ostilità fossero diventate più gravi.
La guerra scoppiò dunque a seguito di episodi e tentativi che sembravano minori, ma che divennero il pretesto per un lungo conflitto, durato molti anni e articolato in due fasi principali.
La prima guerra del Peloponneso (432-421 a.C.), seguita da un'interruzione di circa otto anni, e poi la seconda guerra (413-404 a.C.).
Guerre decennali, quindi, logoranti, dispendiose, separate da una pace apparente, durata circa otto anni, che possiamo definire una "pace armata".
La prima fase non aveva risolto le tensioni tra Atene e Sparta.
Fu una guerra totale, perché coinvolse tutte le città appartenenti alle due leghe: quella ateniese e quella spartana. Nella seconda fase fu coinvolta anche la Sicilia.
Tra i protagonisti principali ci fu sicuramente Pericle, che però morì di peste.
La peste fu una vera protagonista del conflitto, colpendo Atene sul finire della prima guerra e decimandone la popolazione. La città divenne così molto più vulnerabile, impegnata più a combattere la malattia che il nemico.
La guerra del Peloponneso è stata raccontata dallo storico Tucidide (non "Vucinic"), che ci ha lasciato un'opera di grande rigore metodologico e ricca di dettagli sui fatti accaduti.
Come si vede da alcune mappe, gli schieramenti erano ben delineati: in viola Sparta e alleati, in verde Atene e alleati. Tutta la penisola greca fu coinvolta, con poche eccezioni neutrali.
Al termine del conflitto, durato trent’anni, la Grecia uscì devastata.
Atene fu la grande sconfitta, ma Sparta non può essere considerata una vera vincitrice, perché anch'essa uscì logorata e indebolita.
Questa situazione diede spazio a nuove protagoniste, come Tebe, che iniziarono a emergere sulla scena greca.
Durante la prima fase della guerra, Pericle puntò sulla superiorità navale di Atene, in contrasto con la forza militare terrestre di Sparta.
Ma la peste cambiò tutto: Atene perse moltissimi cittadini, compreso Pericle. Gli succedette Cleone, che però non aveva le stesse qualità strategiche e preferì una politica aggressiva, che portò a gravi perdite, come nella battaglia di Sfacteria.
Seguì un periodo di pace detto "pace di Nicia", che fu però solo una tregua segnata da scaramucce.
Atene tentò quindi di occupare la Sicilia: fu l’inizio della seconda fase della guerra, con una prima pesante sconfitta.
Da quel momento in poi, Atene subì una serie di disfatte, che portarono anche a crisi politiche interne.
Sparta sembrava ormai avere l’egemonia, e la battaglia finale segnò la sconfitta definitiva di Atene. La città fu umiliata: le fu imposto un governo dei "Trenta Tiranni", fu devastata dal punto di vista architettonico e territoriale e dovette pagare tributi pesanti.
Apparentemente, Sparta vinse. Ma si trattò di una vittoria priva di vantaggi duraturi. Anche Sparta, dopo trent’anni di guerra, pagò un prezzo altissimo, e non riuscì a mantenere l’egemonia.
Per vincere la guerra, aveva stretto alleanze con la Persia, e dovette poi garantire l’indipendenza delle poleis greche come contropartita.
Dopo la guerra, emersero nuove città e, in una fase successiva, la Macedonia, con Filippo II e poi Alessandro Magno, prese il sopravvento.