Lezione preparata e tenuta dalla tirocinante Miriam Fazio a.s. 2024/25
La letteratura italiana nasce e si sviluppa nel XIII secolo, ma, a differenza della Francia dove si è sviluppata la poesia **trovatorica**. La differenza in Italia era molto diversificata sia a livello territoriale che linguistico. Non si usava più il latino; si utilizzavano i volgari, e ogni luogo, ogni zona dell'Italia aveva il suo volgare, che fino a quel momento era stato utilizzato proprio per fini letterari. La letteratura italiana che utilizza il volgare nasce proprio nel XIII secolo.
Come possiamo vedere dalla cartina, il territorio italiano era ripartito a livello politico: al nord troviamo i comuni con una **autonomia** politica; al centro, lo Stato della Chiesa; e al sud il Regno Normanno, che era quello di fede sveva e che creò una politica accentratrice, concentrando tutto il potere sostanzialmente nelle sue mani. La situazione politica e anche economica dell'Italia influenzò la cultura, la letteratura e i temi della letteratura. Come vedremo, la poesia della letteratura del sud non ha temi politici, mentre al nord le poesie della letteratura volgare presentano sia tematiche amorose sia civili e politiche.
Si parla di un **policentrismo** sia linguistico sia politico. Policentrismo significa che ci sono vari centri di diversificazione politica e linguistica. La letteratura italiana convenzionalmente nasce nel XIII secolo. Cosa succede? In un certo senso, si fa una crociata contro gli eretici della città di Albi in Francia, precisamente nella Provenza, dove si era sviluppata la poesia trovatorica. Molti di quelli che si erano salvati migrarono; quindi vi fu una diaspora di questi trovatori provinciali nel nord e nel sud Italia. Ricordiamo che nel nord vi erano i comuni e nel sud il Regno Normanno.
I poeti e i letterati del nord e del sud Italia iniziarono a imitare le forme metriche della poesia trovatorica. Tra queste influenze troviamo la scuola poetica siciliana, che riprende molti elementi della poesia provenzale, dove si sviluppa la corte di Federico II di Svevia. Diciamo che opera la scuola poetica siciliana tra il 1225 e il 1250, quindi nella prima metà del 1200.
La caratteristica di questi poeti è che non scrivevano per professione; lo facevano quasi per evadere dalla realtà. Era una sorta di passatempo o divertimento; infatti, come professione erano funzionari dello Stato: notai, giuristi e cancellieri della corte di Federico II. Ricordiamo Giacomo Da Lentini e Pietro dei Vigne; però una parte del loro tempo veniva trascorsa scrivendo queste poesie, tutte centrate sull'**amore cortese**.
L'amore cortese è caratterizzato dal fatto che l'uomo si pone nei confronti della donna come un vassallo nei confronti della sua signora, cercando di ricevere da questa donna idealizzata qualcosa di perfetto e irreale. La particolarità della scuola poetica siciliana è che per la prima volta il volgare — la lingua parlata dal popolo — viene utilizzato per scrivere opere letterarie. Per questo motivo si chiama **volgare illustre**, un volgare depurato dai tratti popolari della lingua parlata, adatto per scrivere testi letterari.
Lo stile è raffinato; nelle poesie troviamo tratti disimpegnati perché non trattano temi politici. Nelle poesie dei poeti siciliani non troviamo temi politici ma solo temi amorosi. Questo avviene perché la politica centratrice del re svevo controllava tutto il potere; quindi non vi erano lotte interne tra i Comuni come invece avveniva nel nord Italia. A livello politico c'era una situazione sostanzialmente stabile; pertanto i poeti della scuola poetica siciliana non erano impegnati politicamente.
Utilizzavano forme metriche provenienti dalla scuola poetica siciliana come la canzone e la canzonetta. Tra i poeti più significativi troviamo Giacomo Da Lentini, che inventò il sonetto. Il sonetto è una forma metrica composta da 4 strofe: le prime due sono quartine e le ultime due terzine con uno schema rimico definito.
È importante ricordare che Federico II entra in conflitto con il potere pontificio perché non era solo re della Sicilia; da parte paterna era imperatore dell'allora impero e da parte materna aveva ereditato la Sicilia. Il Papa temeva che avanzando sia da nord che da sud lo stringesse in una morsa.
Questo porterà Federico II e il Papa a scontrarsi; alla fine Federico II muore senza riuscire a proseguire la lotta contro i comuni anche suo figlio Manfredi viene sconfitto nel 1266. Con la sconfitta della dinastia sveva finisce anche l'esperienza poetica della scuola poetica siciliana e molti testi dei poeti siciliani vengono portati e tradotti in Toscana.
I rimatori toscani si pongono tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo in una realtà politica diversa rispetto a quella della Sicilia. Non troviamo più solo tematiche amorose ma anche temi civili e politici. Le tematiche principali nella scuola poetica toscana sono l'amore, il tema politico e quello civile-morale.
Utilizzano ovviamente il volgare illustre toscano, un volgare comunque ricercato accanto ai termini volgari troviamo anche termini colti oltre a termini provenzali. Verso la fine del XIV secolo troviamo invece un nuovo modo di poetare: siamo sempre nel nord Italia tra Firenze e Pistoia.
Il cuore del **dolce stil novo** sarà proprio Firenze tra la fine del XIII secolo e l'inizio del XIV secolo. Il precursore di questa nuova scuola poetica fu Guido Guinizelli con una delle sue poesie più importanti simbolo del dolce stil novo: "Al cor gentil rempaira sempre amore". In questa poesia egli esplicita tutte le caratteristiche tipiche del dolce stil novo.
Oltre a Guinizelli vi sono Guido Cavalcanti e Dante Alighieri nella sua fase giovanile. Il termine dolce stil novo viene creato da Dante nel 24° canto del Purgatorio quando incontra Buona Giunta Orbicciani. Questo termine indica novità sia tematiche sia stilistiche.
A livello tematico, la donna viene spiritualizzata; diventa l'immagine dell'angelo. L'amore può sorgere solo in un cuore gentile — cioè nobile — come afferma Guinizelli: "l'amore può solamente prosperare in un cuore gentile". La nobiltà d'animo non è un valore ereditario ma può nascere in ognuno di noi.
A livello stilistico ci sono novità nei suoni dolci e nelle strutture sintattiche semplici così come nell’uso lessicale. I poeti del dolce stil novo pongono maggiore attenzione all'interiorità dell'amante, esplorando ciò che l'amore produce nell'animo del poeta.
Il Duecento e il Trecento in Italia sono dei secoli in cui avvengono fatti importantissimi per la nostra letteratura. Sappiamo dell'importanza della letteratura francese, dello sviluppo di temi non soltanto amorosi, ma anche legati alla tradizione cavalleresca. La letteratura francese è stata fondamentale anche per la formazione della nostra, ma un ruolo importantissimo in Italia è da attribuire alle corti, cioè a quei luoghi all'interno dei quali i sovrani amavano circondarsi di uomini di letteratura, artisti, poeti e rappresentanti di quel sapere alto di cui gli stessi sovrani erano innamorati.
e pensiamo, per esempio, alla prima di queste scuole che si sviluppa in Sicilia, la scuola poetica siciliana, non possiamo ignorare il grande amore e la grande passione che il sovrano Federico II di Svevia ebbe proprio per la letteratura, di cui egli stesso fu un significativo esponente. Guardando la penisola italiana, ci rendiamo conto che non tutte le regioni sono attraversate da questo fenomeno, cioè dall'interesse e dalla creazione di luoghi deputati proprio alla poesia e alla letteratura. Solo alcune città sono coinvolte: sicuramente, come si vede dalla cartina, la gran parte è concentrata in Toscana: Firenze, certamente; Lucca; Siena; Arezzo; e la vicina Bologna, sede della prima università italiana e quindi luogo culturale di rilievo.
Poi c'è il nulla fino ad arrivare a quella Sicilia in cui Palermo, la capitale per l'appunto, vive il vento favorevole della scuola poetica siciliana grazie alla presenza nel nostro territorio del sovrano Federico II di Svevia. La scuola poetica siciliana, che si sviluppa prima di quella toscana, è molto importante perché all'interno della corte di Federico II si riprendono i temi propri della letteratura francese, in particolare della letteratura che si sviluppa secondo il modello provenzale. Il tema principale è quello sentimentale, l'amor cortese che troverà diversi poeti che lo svilupperanno all'interno delle loro poesie.
I poeti erano pagati dall'imperatore e erano proprio dei funzionari dell'imperatore; all'interno delle corti trascorrevano gran parte del loro tempo a comporre. Guardando sempre la cartina in maniera molto riassuntiva, troviamo la scuola poetica toscana che si sviluppa in seguito all'affermazione di quella siciliana. Tanto che quando la corte di Federico II decadrà, saranno proprio alcuni poeti siciliani a trasferirsi in Toscana andando a contaminare da un punto di vista letterario la letteratura già sviluppata in Toscana. Questa si chiamerà poesia siculo-toscana proprio per il fatto che risente tantissimo dell'influenza della scuola poetica siciliana, che addirittura viene posta come modello.
I temi dell'amor cortese verranno arricchiti con l'interesse per temi di tipo politico, morale e civile; quindi si riprendono in questo senso le tematiche proprie della seconda metà del 1200. Ultimo importante luogo di sviluppo della letteratura sarà Firenze: Firenze, il capoluogo della Toscana, che sarà la culla della nostra letteratura e vedrà grandi maestri, primo fra i quali Dante Alighieri. Dante Alighieri e altri come Cavalcanti saranno i massimi rappresentanti del dolce stil novo.
Il tema sarà anche qui quello amoroso ma con una caratterizzazione specifica propria che poi vedremo sviluppata in maniera molto significativa soprattutto nella poesia di Dante Alighieri. Se infatti nella poesia nei temi amorosi sviluppati anche dalla scuola poetica siciliana la donna era vista come destinataria delle pene d'amore dai suoi innamorati uomini — i quali però non ricevevano mai il dono della concessione da parte della donna — nel dolce stil novo la donna assume una funzione specifica: viene considerata come un angelo. Cioè quella donna innamorandosi della quale l'uomo ottiene la liberazione e la purificazione della propria anima.
È quella donna di cui l'uomo si innamora non per le sue bellezze fisiche — in alcuni casi neanche descritte — se prestiamo attenzione alla poesia di Dante "Tanto gentile e tanto onesta pare". In quella poesia non c'è una sola descrizione fisica della donna; tutto è amore verso ciò che il semplice passaggio della donna provoca nell'uomo stesso innamorato. Quindi i temi saranno: gentilezza, dolcezza e amore non come mezzo di soddisfazione carnale dei bisogni ma al contrario come elevazione spirituale che porta l'uomo sia al tormento sia contemporaneamente alla sua purificazione e alla sua elevazione.
L'ultimo sviluppo della poesia di cui tratteremo è quello della poesia comico-realistica: temi fortemente lontani da quelli fino ad ora elencati. In questo caso la letteratura si rivolgerà agli aspetti più bassi del sentire comune, quelli che appartengono al volgo e al mondo; alla dimensione mondana dell'esistenza, quella cioè che risponde ai bisogni di una borghesia mercantile ormai fortemente sviluppata e presente nella vita quotidiana delle città. Troveremo quindi un linguaggio basso, un linguaggio comico ricco di terminologie popolari.
Uno dei massimi rappresentanti di questo genere sarà proprio Cecco Angiolieri. Andando a guardare in maniera più dettagliata i contorni delle diverse scuole: riassumiamo un po' la scuola poetica siciliana. Si sviluppa nel 200 con Federico II di Svevia a Palermo e diventa uno dei centri più importanti nel quale ci sarà la frequentazione non soltanto di grandi esponenti della poesia ma anche filosofi e scienziati. Palermo diventerà il crocevia tra letterature greche, latine e arabe; è quindi anche normanna.
La poesia è una poesia amorosa in cui i funzionari esponenti di questa scuola poetica siciliana esprimeranno una scrittura più elitaria: verrà cioè scritta esclusivamente per quel pubblico colto che frequenta la corte siciliana. Il linguaggio sarà quel siciliano illustre di cui uno dei massimi rappresentanti sarà Stefano Protonotaro. Il tema sarà quello della donna idealizzata tipico dell'amore cortese.
Lo strumento utilizzato per la scrittura sarà la canzone o canzonetta oppure il sonetto con una forma poetica diffusissima da quel momento in poi; la cui creazione si attribuisce al siciliano Jacopo da Lentini. Abbiamo detto che poi la scuola si svilupperà in Toscana quando ci sarà la caduta del regno di Federico II in Sicilia. I temi rimarranno amorosi ma si aggiungeranno quelli politici, morali e religiosi; questa volta il volgare utilizzato sarà quello tipico della Toscana: il volgare toscano influenzato fortemente anche da termini provenzali.
Per cui si parla di uno sperimentalismo: un linguaggio nuovo che cerca di sviluppare una terminologia quasi da toscano contaminato dai termini provenzali. Anche qui si svilupperà il sonetto che ormai diventerà uno strumento poetico diffusissimo; poi ci sarà un'altra forma metrica interessante: quella della ballata che nel Medioevo avrà un grande sviluppo.
I rappresentanti più importanti sicuramente saranno Guittone d'Arezzo; tanto che molti poeti che si rifaranno al suo stile verranno definiti "guidoniani". Guittone d'Arezzo diffonderà soprattutto un tipo di poesia civile e politica mentre Jani svilupperà sullo stesso solco la loro produzione poetica.
Andiamo al dolce stil novo definito così da Dante: vediamo rappresentanti e rappresentati in questo quadro mentre l'innamorato guarda incontra secondo questa tradizione. Questa è la rappresentazione iconografica del primo incontro tra Dante e Beatrice sul ponte della Trinità a Firenze. L'amore di Dante per Beatrice sarà quello che più ispirerà la poesia del sommo poeta ed inaugurerà questo stile nuovo — dolce — per distinguerlo da quello passato ma anche dolce per rappresentare un nuovo modo di poetare con contenuti nuovi.
Tra i fondatori oltre allo stesso Dante ci sono soprattutto Guido Guinizzelli bolognese che contaminerà poi altri poeti fino allo stesso L'Alte ed un altro importante rappresentante Guido Cavalcanti. Tutti e tre saranno i massimi rappresentanti del dolce stil novo... All'interno del quale troviamo sicuramente temi amorosi ma contemporaneamente questa nuova concezione della donna considerata come un angelo.
Innamorandosi della donna, l'uomo non svilupperà un amore passionale e carnale; invece si avvicinerà a Dio. Dirà Dante nella poesia "Tanto gentile e tanto onesta pare" che la donna è come se fosse un angelo mandato da Dio dal cielo sulla terra a mostrare il miracolo dell'amore; un amore necessariamente non carnale ma purificante. Chi si innamora di questo tipo di donna vivrà una purificazione di se stesso.
Il dolce stil novo si diffonderà con l'utilizzo del volgare toscano liberato dai tratti popolari e provenzali. Infine, il tratto più popolare della nostra letteratura del Duecento-Trecento è rappresentato dalla poesia lirico-comico-realistica in cui si dà soddisfazione all'interesse per quella fusione tra ceto mercantile fortemente sviluppato all'interno delle grandi città medievali. Gli interessi sono quelli per il cibo, per il corpo e per la sensualità; questa volta per l'amore per le donne che poco hanno a che vedere con la donna angelo di cui abbiamo parlato prima: quindi una vita peccaminosa fatta sicuramente d'interessi per la passione, per il denaro e per vivere con piacere.