Il racconto di una storia non può prescindere dall’esistenza di alcuni personaggi, che possono essere di diversa tipologia. Possono essere esseri umani realmente in carne ed ossa, oppure possono essere animali, alberi, elementi della natura o personaggi completamente inventati che vengono da un altro mondo. La bellezza del personale attivo è proprio questa: ha la libertà di raccontare, anche attraverso l’invenzione, qualcosa che l’autore vuole chiaramente dire.
Il testo narrativo va analizzato non soltanto dal punto di vista di chi lo legge, ma anche e soprattutto dal punto di vista di chi lo scrive. Sostanzialmente, esistono due diverse tipologie di utenti: quelli che leggono e i produttori, cioè quelli che scrivono. Entrambi utilizzano lo stesso tipo di strumenti, che sono gli elementi della narrazione. Tuttavia, a seconda della funzione che i protagonisti hanno, cioè la funzione di scrivere o di leggere, questi strumenti vanno applicati in maniera differente.
Intanto, dobbiamo avere un testo, cioè una storia, che può essere inventata o può prendere spunto da un fatto realmente accaduto. Di sicuro, il narratore ha una libertà di scelta che non può essere assolutamente limitata. Tuttavia, perché il suo racconto sia efficace, cioè raggiunga veramente la comprensione e il cuore dei suoi lettori, occorre che il narratore utilizzi nella maniera più corretta possibile gli elementi che ha a disposizione, come in una specie di cassetta degli attrezzi dalla quale può attingere.
Può scrivere dei romanzi, che sono sicuramente racconti molto lunghi, e quindi è chiaro che l’impegno da parte dello scrittore è ancora più significativo. Può scrivere anche delle fiabe, delle favole, delle novelle, dei micro racconti. Di sicuro, tutto ciò che scriverà sarà in versi o in prosa e avrà lo stesso obiettivo di qualsiasi altro testo: raccontare storie attraverso la trasmissione di emozioni.
La storia è ciò che viene raccontato, quindi il fatto in sé, che si sviluppa nell’arco di un tempo e in uno spazio, in una forma narrativa di tipo sequenziale e logica. Prima viene il fatto A, poi il fatto B, poi il fatto C. Questo sia in termini di linea temporale sia in termini di senso logico. Il racconto di Cappuccetto Rosso o di qualsiasi altra fiaba destinata ai bambini ha proprio una struttura di questo tipo. Essendo un uditorio, quello dei bambini, molto semplice, la tecnica narrativa sarà semplice.
Abbiamo Cappuccetto Rosso che all’inizio è con la mamma (punto A). La mamma le raccomanda, dandole la colazione per la nonna, di non fermarsi nel bosco (punto B). Cappuccetto Rosso la tranquillizza e comincia a saltellare andando verso il bosco (punto C). Poi incontra il lupo che la vede da lontano. Poi lei arriva alla casetta. Come vedete, c’è una sequenza temporale: prima viene questo, poi quello, in modo tale che il bambino riesca perfettamente a comprendere. Anche un rapporto logico significa che ogni avvenimento successivo a quello precedente ha un suo significato e una sua logica.
Questo e quindi dopo viene quest’altro. Il calciatore non può arrivare all’inizio della storia, deve arrivare necessariamente dopo, anche perché poi sarà la chiave per risolverla. Questo tipo di narrazione è molto semplice e sequenziale, sia dal punto di vista temporale che logico, e prende il nome di narrazione a fabula, proprio perché è come se fosse una favola.
Vedremo che il tipo di narrazione più complesso è quello che viene definito a intreccio. Nella narrazione a intreccio, l’autore non segue più una successione logica e cronologica dei fatti. A lui interessa porre l’attenzione non tanto sulla narrazione della storia quanto sul contenuto della storia stessa, su cosa quella storia intende raccontare. Non necessariamente una sequenza di fatti. I fatti stanno uno dietro l’altro perché sono messi in quella posizione per dirci qualcos’altro oltre a quanto accade realmente.
Nella narrazione a intreccio può succedere che l’autore inizi a raccontare la storia partendo non necessariamente dall’inizio, ma dalla cosiddetta in medias res, cioè direttamente nel cuore della vicenda, catapultando immediatamente il lettore dentro alla storia. Poi, a poco a poco, man mano che la narrazione va avanti, comincia a dare elementi che servono a definire alcuni dei personaggi principali.
In una narrazione di questo tipo troviamo chiaramente i colpi di scena e personaggi primari e secondari che si svelano poco a poco. La sequenza non è quindi A, B, C, D, ma potremmo avere C, D, E, F. Pensate, per esempio, alla narrazione di un romanzo giallo. Se lo scrittore raccontasse i fatti uno dopo l’altro, avrebbe l’obbligo di svelarci subito chi è l’assassino, e non ci sarebbe nessun tipo di intreccio né attrazione.
La bellezza di questo tipo di romanzo è che il narratore inizia magari dalla scena del crimine e, tornando indietro, comincia a raccontare la storia che si evolve fino ad arrivare a quel punto. In quella storia evidenzia magari la presenza di alcuni personaggi sui quali, grazie alle tecniche di scrittura, fa convergere i nostri sospetti. La sua bravura sarà quella di mettere un pizzico di verità su come sono andate le cose in una certa parte della narrazione, nasconderla e far orientare i nostri sguardi verso un altro personaggio che sembra essere l’assassino. Poi, nell’epilogo, ritorna a quel punto della storia per farci capire che invece era un altro l’assassino.
In vicende di questo tipo, la narrazione deve necessariamente essere a intreccio, cioè non può seguire una sequenza logica e cronologica. Deve avere dei momenti in cui si va indietro e dei momenti in cui si va avanti, come nel nastro di un registratore, in cui abbiamo il pulsante play che ci racconta i fatti man mano che accadono, e poi il pulsante indietro che ci dà dei flashback. Questo è il termine tecnico, cioè dei momenti in cui la narrazione nel qui ed ora si ferma e ci riporta in un passato. Possiamo avere anche dei momenti inversi, cioè anticipazioni. La narrazione nel qui ed ora si ferma e l’autore ci racconta qualcosa che accadrà. Come ho detto prima, prima fa vedere la scena del crimine, poi torna indietro per farci vedere i fatti che sono accaduti fino ad arrivare a quella scena del crimine. In questo caso, la scena del crimine non è il punto d’inizio, ma è un’anticipazione.
La narrazione reale inizia tornando indietro. Questo è un tipo di narrazione che chiaramente non può appartenere al genere fiabesco o favolistico, perché essendo i bambini i primi destinatari, devono avere una comprensione immediata. Appartiene di sicuro a un genere poliziesco, giallo o noir, o a un genere psicologico. Può appartenere anche a una bella e intricata storia d’amore, però impegnata, non a storielle di romanzi rosa molto semplici, ma a delle belle storie d’amore in cui ci sono degli elementi, per esempio, psicologici di complessità.
È una tecnica narrativa che centra la sua attenzione appunto non tanto sul livello della storia quanto sul livello del discorso e quindi chiaramente ha più probabilità di invogliare e stimolare nel lettore la suspense e i colpi di scena. Guardando quindi l’ordine della narrazione, possiamo dire che è determinato da due stili diversi di narrazione. Se è quello della favola, l’autore seguirà più un ordine naturale dei fatti: prima avviene questo, poi avviene quello, eccetera. Ed è molto semplice. Se segue quella di intreccio, l’ordine sarà artificiale, cioè sarà lui a determinarlo, sarà lui a scegliere da quale punto iniziare e quali altri punti far succedere nella sua narrazione.
In entrambi i casi, si sa che nel caso in cui l’ordine è a intreccio, ci sono due elementi temporali importanti: quelli della coincidenza e della sfasatura. Coincidenza significa che il tempo della narrazione coincide con il tempo esatto in cui avviene l’azione, è come se ci fossero due piani che si sovrappongono e la storia viene raccontata mentre si va facendo. Quindi, la narrazione in questo caso coincide con il tempo di sviluppo della storia stessa.
Parliamo di sfasatura quando invece c’è una dissonanza tra il tempo presente in cui si svolge l’azione e i fatti accaduti nel passato e raccontati ora, oppure che accadranno nel futuro ma anticipati adesso, perché l’autore ritiene che sia più funzionale alla comprensione della storia mescolare questi ordini. Quindi, in questo caso, parliamo di sfasatura, prolessi, flashback o analessi. L’anticipazione e il flashback sono appunto le due modalità attraverso le quali l’autore può andare avanti oppure indietro nella narrazione di questa storia.
Abbiamo detto che gli elementi della storia sono raccontati da un autore seguendo con attenzione non soltanto il contenuto della storia stessa, ma anche la modalità di racconto. La dimensione temporale è una delle dimensioni più importanti di cui l’autore si deve occupare per poter già in questa prima fase dare senso a quello che sta raccontando.
L’inizio in medias res è quando l’autore catapulta il lettore nel cuore della storia e poi deciderà se ritornare al tempo presente della coincidenza oppure andare nel passato o nel futuro. Un’altra tecnica importante è il montaggio incrociato, che è cinematografico. È più facile quando il narratore riesce a raccontare due storie che stanno accadendo contemporaneamente. Come se in questo momento non raccontassimo solo la storia di quello che sta accadendo qui, ma contemporaneamente, in una classe accanto o in un luogo vicino, stesse avvenendo qualcos’altro.
Con il montaggio incrociato, questi due piani di presente vengono incrociati nella narrazione. Nel film che vediamo, quando c’è la ripresa cinematografica, sarà la telecamera a portare l’attenzione nel qui ed ora raccontato. Poi, mentre questo qui ed ora continua a verificarsi, due persone al bar si prendono un caffè e parlano. La telecamera sposta l’attenzione sulla vetrina del bar e lì, contemporaneamente, sta avvenendo, per esempio, un incidente con una macchina e qualcuno che muore per terra. La telecamera insiste. Il montaggio incrociato è la capacità di raccontare contemporaneamente questi due fatti che si incrociano pur non essendo sullo stesso piano di narrazione.
Le pause che il narratore ogni tanto può fare sono determinate dall’utilizzo delle sequenze riflessive, cioè quando il tempo della narrazione si ferma e l’autore fa una riflessione ad alta voce su quanto sta raccontando. In questo caso, l’effetto è quello di rallentare l’evoluzione della storia. Nel caso contrario, invece, si ha l’accelerazione, quando il narratore sintetizza alcuni momenti per poter velocizzare la narrazione stessa.
Scrivere una storia è una delle avventure più belle. Tutti abbiamo una mente che pensa, che immagina, che prende stimolo dalla realtà per poter fantasticare e vagare con la mente. Questa è un’opportunità che abbiamo tutti. Scrivere è qualcosa di un po’ diverso. Ci sono delle regole ben precise che vanno seguite, ma sicuramente è importante avere del talento e una capacità di analisi della realtà, una capacità di farsi coinvolgere dalle emozioni, che non è sicuramente da tutti. Le regole, però, sono uguali per tutti e quindi chi si accinge a scrivere un testo narrativo, in generale, ubbidisce a certe regole che fanno sì che quel testo diventi una storia interessante per tutti e capace di trasmettere quelle emozioni che da sole bastano per far sì che un qualsiasi lettore, tra i tanti libri a disposizione in una biblioteca o in una libreria, scelga proprio quello che è stato scritto da noi.
La storia è qualcosa che può nascere da un fatto realmente accaduto, oppure può essere un’invenzione, oppure può prendere spunto da un fatto accaduto e poi svilupparsi in una maniera completamente diversa. Ma sicuramente, qualsiasi oggetto scegliamo per raccontare la storia, è importante intrecciarla nella maniera adeguata, non solo per raccontarla in modo coeso, coerente e chiaro, ma soprattutto per riuscire a intrecciarla in modo tale che chi ci ascolta alla fine non abbia l’impressione di un discorso confusionario, ma ritrovi dentro di sé quella serenità che nasce dalla buona lettura che ha scelto di fare.
Sappiamo che esistono diversi modi per raccontare una storia. Conosciamo la sequenza più semplice, che è quella della fabula, che segue l’ordine logico e cronologico. Sappiamo anche che c’è un modo un po’ più complesso di intrecciare i fatti e gli avvenimenti che intendiamo raccontare a livello di discorso, ed è appunto quello della narrazione ad intreccio. Ma quali sono le diverse fasi che un autore segue affinché la sua storia abbia un ritmo che sia quello giusto?
Di sicuro sappiamo che sono stati individuati, all’interno della narrazione secondo l’ordine della fabula, alcuni elementi che sono considerati ricorrenti nella scrittura stessa. Da un inizio, che è appunto il prologo o l’antefatto, si sviluppa una situazione iniziale di apparente calma e serenità. Interviene quindi un momento, un fatto, qualcosa che rompe quell’equilibrio e che determina quindi una crisi, cioè una frattura all’interno della storia stessa. Questa frattura viene spesso arricchita da peripezie alle quali il personaggio o i personaggi sono sottoposti. Il lettore viene trascinato in questo climax, detta anche spannung, cioè in questo salire di tensione emotiva e discorsiva che il racconto stesso sviluppa, per arrivare a un momento culminante. Superato questo, la storia ritorna verso una fase di scioglimento, cioè di apparente risoluzione del problema stesso, fino ad arrivare nuovamente alla conquista dell’equilibrio, che coincide con la conclusione.
Si intendono quindi come cinque esattamente i momenti fondamentali del racconto. La mancanza di uno di questi non significa che il romanzo, il testo o il racconto non abbia una sua validità, significa però che potrebbero mancare gli ingredienti giusti per poter creare la tensione necessaria affinché il lettore e la sua attenzione vengano catturati al punto che non si ha voglia di posare il libro, ma si è talmente presi dalla storia che si ha voglia di continuarla. Questo coincide esattamente con la fase in cui si rompe l’equilibrio iniziale della storia stessa e a quel punto diventa anche facile catturare l’attenzione del nostro lettore.
È difficile mantenere una buona dose di fatti, peripezie, situazioni conflittuali e situazioni difficili, che possono essere rappresentate da un lutto o da un avvenimento che sostanzialmente rompe l’equilibrio iniziale. È sicuramente difficile da raccontare. A volte si può eccedere nella troppa enfatizzazione delle peripezie, per esempio, oppure le peripezie che vengono raccontate, i problemi che vengono raccontati, potrebbero non essere considerati tali da determinare una rottura così significativa nel racconto.
Ecco, sapere utilizzare una tecnica di scrittura in cui il momento della rottura di quell’equilibrio iniziale e la sua definizione non sia eccessivamente calcata è sicuramente il segreto per poter realizzare un testo che sia quanto più realistico possibile, cioè che non porti il lettore a ritenere esagerata o di poco conto quella frattura, quella rottura dell’equilibrio. I critici ritengono che ci sia quindi una narrazione che segua quel climax di cui ho parlato prima, cioè da una situazione iniziale al punto di rottura, che però si sviluppa attraverso un crescendo, il climax per l’appunto, che arriva fino al punto più alto, il culmine della storia.
Il problema che sembra irrisolvibile viene invece superato per una serie di fatti che poi sarà il narratore, lo scrittore, a descrivere. A quel punto, la curva a campana inizierà la sua fase discendente con lo scioglimento e la fine della storia. Non necessariamente la fine deve essere negativa o una conclusione grave rispetto a ciò che è stato l’inizio. Sappiamo che esistono diversi modi di iniziare e di terminare una storia.