Se vi ricordate, la volta scorsa eravamo rimasti all'assassinio di Cesare, avvenuto in un evento che diede il nome alle Idi di marzo, ovvero il 15 marzo, a metà del mese del 44 a.C. Dopo la morte di Cesare, durante i funerali venne scoperto un testamento in cui Cesare nominava come suo successore Gaio Ottavio, suo figlio adottivo. Quindi, in ogni aspetto successivo, fu lui a prendere il sopravvento. Conoscendo le ultime volontà del padre adottivo, Ottavio decise di rivendicare la sua eredità. Tuttavia, dovette scontrarsi con Marco Antonio, che aveva ricevuto il controllo dell'eredità politica e militare di Cesare, capeggiando la fazione cesariana e comandando le legioni sotto la guida di Cesare.
Dopo alcuni scontri iniziali, i due sancirono un'alleanza, nota come Secondo Triumvirato, successivo al primo. Questo secondo triumvirato aveva lo scopo di vendicarsi di tutti coloro che avevano partecipato alla congiura contro Giulio Cesare. Tuttavia, l'alleanza si dimostrò poco stabile, come lo era stato il primo triumvirato, e si concluse dopo una serie di battaglie, culminate nella battaglia di Azio, dove Marco Antonio e Cleopatra, sua alleata, si suicidarono. A questo punto, Ottaviano divenne Augusto, un titolo che significa "elevato", concessogli dal Senato, che ne sosteneva il potere.
Il titolo di Augusto lo rese quasi divino, un anello di congiunzione tra l'uomo e gli dei, conferendogli una sacralità. Fu in questo contesto che Ottaviano instaurò il principato, una nuova forma di governo in cui concentrava quasi tutto il potere nelle sue mani. Nonostante ciò, non abolì ufficialmente le istituzioni repubblicane, cercando di evitare un forte contrasto con il popolo romano, ma mantenendo il controllo attraverso ruoli chiave come princeps senatus (primo del Senato), console, proconsole e pontifex maximus (massimo sacerdote).
Per rafforzare il suo potere e la sua immagine, Augusto diffondeva il concetto di Pax Romana, una pace che aveva una funzione ideologica di propaganda, presentandosi come un sovrano benevolo e pacificatore, anche se in realtà continuava le campagne militari per espandere il dominio romano in Europa e Asia. Per mascherare queste guerre di conquista, le presentava come difensive, atte a mantenere la pace raggiunta.
Augusto si definì primus inter pares (il primo tra pari), cercando di apparire come un leader non superiore al popolo, ma comunque dotato di autorità. Rispettava il mos maiorum (le tradizioni degli antichi), mantenendo le istituzioni tradizionali di Roma e rispettando il passato.
L'impero romano, ormai vastissimo, venne diviso in province senatoriali e imperiali: le prime erano territori sotto il controllo di Roma da molto tempo, mentre le seconde, più recenti e instabili, richiedevano un controllo diretto da parte dell'imperatore attraverso prefetti. L'Egitto, essendo una delle province più importanti, era governato direttamente da Augusto. Fu in questo periodo che si diffuse il concetto di "barbaro", utilizzato per descrivere i popoli esterni all'impero, percepiti come inferiori e non civilizzati.
Dopo Augusto, la successione imperiale avvenne tramite adozione. La dinastia Giulio-Claudia cominciò con Tiberio, figlio adottivo di Augusto, e proseguì con Caligola, Claudio e Nerone. Tiberio e Claudio furono imperatori tutto sommato positivi, mentre Caligola e Nerone sono ricordati per la loro tirannia e per aver sperperato le risorse pubbliche.
Dopo la caduta di questi imperatori, si procedette con la damnatio memoriae, la cancellazione dei loro nomi e simboli dalla storia ufficiale. Nerone, tra l'altro, fu accusato di aver incendiato Roma, anche se cercò di limitare i danni. Tuttavia, il capro espiatorio divennero i cristiani, una comunità religiosa nuova e monoteista che venne perseguitata.
Con la dinastia dei Flavi, guidata da Vespasiano e i suoi figli Tito e Domiziano, si tornò a una certa stabilità, anche se Domiziano governò in modo autoritario. In seguito, la successione avvenne tramite adozione con la dinastia degli Antonini: Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Traiano continuò le conquiste, mentre Adriano consolidò i confini.
Con Marco Aurelio si conclude questo periodo, segnando l'inizio della crisi dell'impero che sarebbe continuata nel corso del III secolo.