All'interno dei boschi sulla collina marcia si nascondeva un ospedale dall'aspetto spettrale, venivano ricoverate un giorno sì e uno no le persone ammalate che avevano bisogno di cure e di una buona parola che servisse a consolarle; il direttore dell'ospedale era un orco orripilante che si nutriva di carne umana e a mezzogiorno domandava all'anatomopatologo di portagli un cosciotto o una trippa da cucinare in brodo. Alcuni pazienti venivano violentati dagli orchetti laureati in scienze infermieristiche e finivano il giorno dopo sulla tavola del direttore: non volevano morire ma il personale addetto gli iniettava l'arsenico di bromuro e finivano stecchiti e gambe all'aria soprattutto se vecchi e senza un quattrino. Una mattina entrò in ospedale un aristocratico che si vantava di avere il diavolo come mentore della sua amara esistenza, e iniziando a fare selfie con i cadaveri del reparto postava tutto sulla sua pagina facebook per rendere nota la cosa. Gli orchetti erano psicopatici e si divertivano un sacco a guardare le immagini che passavano su una chat degli orrori, per prendere spunto su come trattare gli internati; quando al direttore orco andò un osso per traverso che lo soffocò, finalmente tutti i pazienti furono liberati da quella condizione di malasorte e gli orchetti finirono in una prigione che si occupava di monitorare i fenomeni di antropologia criminale. Chi nega la vita ad una creatura umana ha perso per sempre la propria umanità, come chi da cannibale uccide e mangia impunemente i suoi simili.