Nella pianura un corvo calava sui campi d'inverno per cercare cibo e satollarsi, un altro corvaccio nero gli chiese: "Hai appetito sembrerebbe, preferisci le granaglie o la carne rancida?", il compagno rispose: "Non disdegno la carne di una carcassa, ma rispetto la morte...". Se rispettare la morte significa non mangiare i morti, questa era la scelta del corvo che stava beccando a terra una pannocchia di granoturco. "Ascolta amico io mangio carne putrefatta e non provo alcuno schifo". Rispose l'altro: "Sono fatti tuoi, perché per darti quella carne è morta un'altra creatura vivente". La natura che offre del cibo ai corvi è generosa in tutto, ma a ciascuno la propria scelta. Quello che fa la differenza non è tanto mangiare o rimanere a digiuno, ma piuttosto il criterio che ci porta ad una scelta, non è il cibo in sé ma quello che sul piano della libertà comporta nutrirsi di quel cibo. I corvi non tolgono la vita ad altri animali e mangiano ciò che trovano indistintamente perché hanno fame, gli umani possono scegliere ciascuno in base alla propria sensibilità e le scelte li distinguono tra di loro in buoni e cattivi.