Un'aquila che volava alta sulle montagne impervie abbassò lo sguardo verso un passero dei boschi che se ne stava sul ramo di un olmo laggiù nella vallata, si avvicinò al passero e gli disse: "Sai io sono superba e guardo tutti dall'alto in basso...", il passero rispose: "Invece io mi nutro di semi e devo stare attento ai corvi, sono umile e senza pretese". Un corvo che passava da quelle parti ascoltò la conversazione, si avvicinò e intervenne dicendo: "La tua superbia aquila è dovuta alla tua natura di alto predatore, mentre l'umiltà del passero dalla sua insicurezza nel volare in cielo, lui potrebbe diventare una preda". Poi il corvo con occhi avidi soggiunse: "Lasciati mangiare passerotto perché ho una certa fame!" e lo aggredì con veemenza, lo uccise e lo mangiò. L'aquila intristitasi disse al corvo: "Perché l'hai fatto, non faceva del male a nessuno". E il corvo guardando con sospetto l'aquila rispose: "Siamo parte della catena alimentare e il più piccolo sfama il più grosso, quello che è debole è anche inutile". L'aquila se ne andò pensando: "Soltanto chi ha pietà del debole compie qualcosa oltre la natura, qualcosa di nobile che rivela lo spirito e forse da qualche parte esiste una creatura così". L'aquila tornò sulle montagne a cacciare e osservando da lontano si accorse dell'uomo che dava semi a certi uccelli migratori preoccupandosi dell'equilibrio in natura, si accorse che si può essere buoni superando la propria innata pericolosità o le cattive inclinazioni. Quindi esiste un animale che fugge le leggi di natura e sa esserne il custode, il suo cuore è capace di amare in piena libertà.