Capitò un giorno che due buffoni si fecero causa a vicenda, uno denunciò di essere stato ingiuriato con la parola imbecille e l'altro denunciò di essere stato offeso con la parola mentecatto. Il giudice del tribunale che doveva giudicare il contenzioso chiese al primo buffone: "Lei pensa di essere un imbecille?", ed egli rispose: "Sono sicuramente un imbecille ma detesto sentirmelo dire", e al secondo chiese: "Lei pensa di essere un mentecatto?", e questi rispose: "Chi me lo dice è sicuramente più mentecatto di me". Non trovando colpevolezza in entrambi i buffoni il giudice emise la sua sentenza dicendo: "Vi concedo la piena assoluzione, poiché lei è un imbecille e lei un mentecatto". I due tornarono alle proprie case soddisfatti del responso e non litigarono più per anni, stringendosi la mano e accorgendosi di avere un volto buffo. Non si accusarono più e risero delle proprie sembianze. Se non ci si accorge delle ragioni dell'altro non potrà mai esserci piena riconciliazione, da ogni parte c'è un po' di torto e un po' di ragione e saperlo estingue quasi sempre le liti pacificando gli animi, disponendoci alla pace accettando i soggettivi limiti e difetti, superando le ostilità.