Nelle terre desolate delle antiche conoscenze si ergevano ai lati dell'altare del mito due statue di donna, la prima era la statua della dea ragione e la seconda a destra la statua della superstizione; un cavaliere dai nobili sentimenti volle andare a visitare le due statue per fare ad entrambe una domanda per lui tanto importante. Arrivato all'altare delle offerte scese da cavallo e si prostrò di fronte alle due statue e fece questa domanda: "Che valore potrei dare alla mia vita?". La statua della dea ragione rispose: "Il valore della tua vita è tanto quanto è il valore delle tue imprese e della stima che gli altri hanno di te". La statua della superstizione invece disse: "Il valore della tua vita è corrispondente all'amore che il Signore ha per te e non dipende da ciò che fai o hai fatto nel tuo passato". Il cavaliere rientrando in se stesso e guardando al suo animo pensò: "Nella mia vita non ho fatto nulla di importante e significativo e sono stato molto spesso disprezzato, qualcuno mi ha addirittura definito un fallito, ma adesso capisco che il Signore mi ama per come sono e senza pretese, ma cosa me ne faccio del suo amore?". A questo punto sull'altare delle statue comparve circonfuso di luce un angelo dalle sembianze di bambino che disse al cavaliere: "Se ami il Signore e ami il prossimo comportandoti di conseguenza cercando sempre il bene, hai colmato di significato la tua vita e hai raggiunto il suo fine rimanendo sempre umile". Il cavaliere che non aveva paura della morte disse al fanciullo: "Hai ragione perché è soltanto così che la vita si realizza, non negli onori, nelle conquiste, nella ricchezza o nell'assecondare il proprio orgoglio ma nell'umiltà di un cuore che ama e si interessa degli altri dando a tutti grande valore". Il cavaliere tornò al suo paese rinnovato nella virtù della carità e sentì compassione per le persone povere, ammalate e che agli occhi del mondo non contano niente: da quel momento in poi si diede da fare per loro, perché donare riempie il cuore di gioia.