In mezzo a delle montagne alte e impervie stava quieta come la neve una vallata che attraversava quei lati scoscesi che le davano forma e profondità, in autunno la nebbia la pervadeva tutta facendo scomparire dalla vista strade, sentieri e paesi. Ogni tanto dalla nebbia si udiva una voce che parlava a un boscaiolo intento a tagliare la legna per scaldarsi d'inverno. La nebbia diceva: "Come puoi vedere la tua scure ed il ceppo sopra cui tagli, con me che ti nascondo tutto?", l'uomo disse alla nebbia: "Ascoltando la tua voce ho capito che ci sono altri sensi oltre la vista, quello che intuisco dal suono del legno che si spacca sotto i colpi della scure". Ma la nebbia non comprese di quali altri sensi parlasse e udito il legno che si rompeva con l'affondo della scure disse: "Quel legno produce suono ma non puoi vederlo, di quali altri sensi parli?", rispose: "Dei sensi interni che mi mostrano lo spazio attorno e le distanze tra gli oggetti e del mio straordinario intuito". Ad una certa ora la nebbia disparve e il boscaiolo smise di lavorare; quella voce nella nebbia era il suono dell'immaginazione e la legna appena tagliata e accatastata i pensieri che portano fuori dalla realtà, quando l'udito e l'intuito che perdono il contatto con il mondo esterno rivelano l'interiorità e quello che si nasconde nel profondo.