Il diritto allo studio ed alla conoscenza: dalla Divina Commedia ad oggi


Nel XVI canto dell’Inferno Dante e Virgilio, arrivando nell’VIII cerchio intravedono Lucifero che si dimena mostruosamente. Il cerchio a sua volta è suddiviso il 10 bolge e, in una di esse, ci sono Ulisse e Diomede, due eroi greci avvolti dalle fiamme. Ulisse si rivolge a loro raccontando che dopo aver lasciato Circe, anziché tornare nella sua patria e dalla sua famiglia, decide di intraprendere con la sua nave un viaggio verso l’occidente. Celebri sono le parole che rivolge ai suoi compagni per motivarli a partire nuovamente: “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.


Dante colloca Ulisse nell’Inferno perché, anche se condivide il suo desiderio di conoscenza, non comprende il suo atteggiamento nel non considerare il volere divino. Egli pensa che solo la fede in Dio può permettere all’uomo di andare al di là dei propri limiti.

Io penso che sia importante sapere e avere voglia di conoscere, ragionando sui propri limiti e cercando di superarli. In passato, solo poche persone avevano la possibilità di studiare, specialmente per motivi socio-economici. Anche oggi, nonostante il progresso raggiunto in tutti i campi, esistono paesi del nostro pianeta dove la cultura non è accessibile a tutti, pur essendo un diritto fondamentale.


Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi nel far valere questo diritto superando ogni limite, ogni barriera proprio come ha cercato di fare Ulisse, perché l’intelligenza è un dono divino e il vero peccato sarebbe non cercare di sfruttarlo. Il sapere è l’essenza di ogni individuo e ci rende persone libere.

Marta De Sole 3F