Per "tradizione riformata" ci riferiamo al movimento che, nel XVI secolo, nell'ambito della Chiesa cattolica-romana, aveva portato molti fra i suoi leader a rivedere radicalmente la sua dottrina e la sua prassi per riallinearle con l'insegnamento fondamentale della Sacra Scrittura, offuscato ed alterato dall'accumulo secolare di concezioni e pratiche ad essa non conformi. In particolare ci si riferisce al movimento riformatore iniziato e diffuso in tutta Europa dall'accademia della chiesa di Ginevra, guidata originalmente da Giovanni Calvino.
Promuovendo una chiesa cattolica riformata, il movimento riformato concorda con la fede cristiana storica come contenuta negli antichi credo dei primi secoli della chiesa e definisce autorevolmente la dottrina e la prassi biblica nelle sue confessioni di fede. Comune alle sue confessioni di fede è l'enfasi posta sulla sovranità di Dio e quindi sulla necessaria ubbidienza del Suo popolo redento alla Sua volontà. Dall'accentuare l'ubbidienza alla volontà rivelata di Dio, la tradizione riformata sviluppa una concezione complessiva del mondo e della vita, rilevante non solo alla riforma della chiesa, ma anche della società e del pensiero teoretico.
Per "riformata", quindi, non si comprende solo un movimento nell'ambito della Riforma protestante, seguito dalle chiese conformi a quanto espresso dalle sue confessioni di fede ma anche, sotto il nome "Calvinismo" si includono tutte le maggiori forze della civiltà occidentale che, sulla base della concezione del mondo e della vita da esso derivante, si distinguono da quelle del paganesimo greco-romano, dell'Islam e da quanto si è sviluppato nel Cattolicesimo romano non riformato. Le differenze dalle altre concezioni del mondo si evidenziano, in sintesi, nelle aree qui sotto indicate.
Dio non è ridotto al mondo, isolato dal mondo, né mediato al mondo da una qualche speciale parte del mondo. Al contrario, Dio è in comunione con le Sue creature attraverso Gesù Cristo.
Non esiste alcuna casta elitaria di coloro che rifletterebbero le caratteristiche cosiddette superiori di Dio, né vi sono individui che possano signoreggiare sugli altri. Al contrario, coloro che hanno ricevuto da Dio doni e talenti devono farne uso per servire gli altri.
Il mondo non deve essere così riverito tanto da essere temuto, così svalutato tanto da essere ignorato, né è diviso in due regni separati, l'uno della natura e l'altro della grazia. Al contrario, il mondo è creato, decaduto, ma anticipa la sua redenzione attraverso Gesù Cristo.
Per la tradizione riformata la religione deve avere caratteristiche di redenzione. Le cosiddette inclinazioni religiose "normali" degli esseri umani, di fatto sono da considerarsi "anormali" a causa del peccato e in quanto hanno richiesto l'intervento redentore di Dio attraverso l'opera di Gesù Cristo.
Per la tradizione riformata la religione non esiste in primo luogo per venire incontro ai bisogni umani. La responsabilità fondamentale delle creature umane è di glorificare Dio in ogni cosa.
Per la tradizione riformata la religione è un rapporto diretto dell'individuo con Dio attraverso la mediazione di Gesù Cristo soltanto. Non c'è alcun bisogno di una mediazione che passi attraverso specialisti religiosi o gerarchie.
Se Dio deve essere glorificato in ogni cosa e gli individui sono direttamente in rapporto con Lui in Cristo, allora la religione stabilisce la responsabilità delle creature di servire e glorificare Dio in ogni area della vita, non semplicemente in qualche sua area isolata. Questo contraddice l'assunto post-illuminista che la religione sia da limitarsi ad un'area particolare della vita come quella dell'etica o dei sentimenti, affidando così la religione agli specialisti dell'etica o dei sentimenti.
Durante la Riforma protestante del XVI secolo, si esigeva non solo che lo stato facesse rispettare la giustizia sociale, ma che pure dovesse intervenire nell'ambito della religione e della chiesa per correggerne gli abusi. Benché la Riforma protestante vedesse le implicazioni sociali e politiche della propria fede e condotta, essa confondeva e mescolava chiesa e stato. Che lo stato potesse e dovesse intervenire negli affari della chiesa, però, era una pratica ereditata dal Medioevo che risale ai tempi dell'imperatore Costantino e, presumendosi corretta, non veniva messa in questione, anzi, veniva difesa. Questa è la ragione per la quale si erano create (ed ancora sussistono) chiese protestanti "di stato" sostenenti formule teocratiche.
Il pensiero della Riforma, però, si è allontanato dalla pratica dell'intervento dello stato nelle questioni di chiesa facendo una distinzione fra chiesa visibile e chiesa invisibile. Il retaggio teocratico medioevale aveva identificato la chiesa istituzionale visibile con la vera chiesa, tanto che si riteneva che lo stato potesse vedere "il vero" e farne rispettare le esigenze. Il pensiero della Riforma, però, è giunto a chiarire come lo stato manchi della capacità di discernere ciò che solo Dio conosce, così da concedere libertà ad ogni forma di cristianesimo.
Il pensiero della Riforma continua a sostenere che sia compito del magistrato civile di far rispettare la giustizia sociale secondo le prescrizioni della legge di Dio, essendo il magistrato in grado di discernere questa giustizia nella sua propria coscienza davanti a Dio. Lo stato viene ora così considerato come una "sfera di autorità" separata da quella della chiesa, ancora sempre, però, responsabile verso il Signore di tutte le cose che ha rivelato la Sua volontà nelle Sacre Scritture.
Vedi l'articolo "sovranità delle sfere".
Oggi spesso si contrappone il pensiero teoretico derivato dalle scienze alla "religione", quest'ultima considerata essenzialmente mitologica rispetto alla prima, che pretende esaminare "oggettivamente" la realtà sulla base della ragione umana autonoma. La Riforma protestante, però, considera come tutto il pensiero teoretico sia sempre ed in ogni caso essenzialmente religioso (nonostante le sue pretese) perché è condizionato (più o men consapevolmente) da presupposti di fede. Ci si chiede, perciò, la "fede" ultima su cui si fonda il pensiero teoretico è fondata? Di fatto, o si presuppone il Dio vero e vivente rivelato in Gesù Cristo, o si presuppongono idoli, false "divinità", fra le quali l'autonomia dell'essere umano e la presunta sua capacità a comprendere "oggettivamente" la realtà). Tutto si gioca, in ultima analisi, sull'ubbidienza o sulla disubbidienza a Dio.
Vi sono quindi due approcci differenti e conflittuali al pensiero teoretico.
(a) Prima del XVIII secolo si presupponeva (cosa che continua ad essere sostenuta dalla Riforma protestante) che il mondo, come attualmente si presenta, sia "anormale". L'essere umano ed il mondo in cui vive, può essere compreso in modo appropriato quando lo si considera creato da Dio, caduto nel peccato e degenerato, ma inteso per la redenzione in Gesù Cristo. Questo ci è rivelato dalla Bibbia, dalla quale provengono i presupposti sulla base dei quali possiamo rettamente esplorare la struttura della realtà creata.
(b) I presupposti del pensiero posteriori al XVIII secolo, però, ritengono che il mondo cosi come lo troviamo, sia "normale" e che possa essere compreso come un sistema autonomo di cause ed effetti, anche se questo non lascia spazio a valori umani e libertà.
Questi due approcci al mondo riflettono due tipi diversi di consapevolezza: coloro che riconoscono l'anormalità in cui si trovano le cose e la necessità della redenzione attraverso Gesù Cristo, e coloro che non lo riconoscono.
La Riforma protestante non detta alla Bibbia ciò che essa possa o non possa dire, ma presuppone che essa sia autorevole rivelazione scritta di Dio che può essere riassunta e comunicata.
La persona e l'opera di Gesù Cristo è compresa come l'adempimento ultimo della storia della redenzione nell'Antico e nel Nuovo Testamento. È per questa ragione che l'apostolo Paolo fa uso delle figure di Adamo, Abramo, Mosè e Davide per mostrare come Cristo si sia fatto carico delle maledizioni implicate nell'infrazione del Patto affinché le sue benedizioni potessero essere impartite a coloro che credono.
Gesù Cristo adempie i propositi di Dio per la Sua creazione. Anche se il peccato non fosse entrato nel mondo, l'essere umano doveva diventare più di quanto era rappresentato dall'Albero della Vita nel Giardino dell'Eden. Dalla caduta nel peccato in poi, però, è la risurrezione di Gesù Cristo dai morti che dà inizio al nuovo ordinamento dell'esistenza del quale sono eredi coloro che, per fede, ricevono il Suo Spirito vivificante.
Il messaggio biblico è diverso da qualsiasi altro messaggio del mondo perché solo la Bibbia è rivelazione di Dio. È un messaggio unico nel suo genere che si riassume in tre parole: creazione, caduta, e redenzione.
Al principio Dio crea il mondo e le creature umane come "molto buone" (Genesi 1:31).
Le prime creature umane peccano contro Dio, causando morte su sé stesse, peccato e morte per la loro discendenza, e corruzione nell'ambito della creazione (3:14-19).
Dio, però, promette di redimere l'essere umano dal peccato e dalla morta attraverso "la discendenza della donna". Questa discendenza è il Figlio di Dio, Gesù Cristo, nato da una donna per virtù dello Spirito Santo, il quale vince le conseguenze della Caduta attraverso il Suo sacrificio sulla croce e la Sua risurrezione dai morti. Attraverso di Lui persino la corruzione del creato sarà sanata (Romani 8:20-21).
I cristiani credono a questo messaggio rivelato. I non-cristiani, i cristiani liberali e quelli che appartengono a versioni settarie del cristianesimo, non vi credono.
Sebbene i cristiani fedeli alla Bibbia credano a questo messaggio, non tutti loro comprendono quanto questo possa fare una sostanziale differenza in come pensano e vivono.
Christians believe this revealed message. Non-Christians, liberal Christians, and sect group versions of Christianity do not believe it.
I concetti di CREAZIONE, CADUTA, e REDENZIONE fanno una sostanziale differenza:
1. Dato che questi tre punti del messaggio biblico descrivono il modo in cui il credente esiste, essi costituiscono la base per la quale comprende sé stesso.
Il cristiano comprende sé stesso come creatura Dio fatta all'immagine di Dio per riflettere la gloria di Dio: è per questo che, come essere umano ha grande dignità. Al tempo stesso, però, il cristiano comprende sé stesso come peccatore contro Dio e contro la propria dignità di immagine di Dio. Il cristiano, inoltre, comprende sé stesso come redento in Cristo per glorificare Dio così come dovrebbe uno che porta la Sua immagine. Il cristiano, quindi, al tempo stesso è tre cose assieme: una creatura decaduta e redenta.
2. I non-cristiani fanno derivare la comprensione che hanno di sé stessi da due punti soltanto, invece che tre, perché hanno una concezione diversa dell'esistenza umana.
I non-cristiani credono che l'essere umano sia stato creato difettoso, assorbendo così creazione e caduta, e postulano che questo "difetto" si risolva attraverso il processo di evoluzione. Per esempio, se l'essere umano è sorto dalle bestie, allora non c'è mai stato un tempo in cui l'essere umano non portasse in sé il problema delle bestie, non c'è mai stato un tempo in cui non fosse soggetto alla morte. Ecco che al processo dell'evoluzione si associ come risolutiva l'esigenza dell'istruzione: l'essere umano è concepito come in grado, così, di migliorare sé stesso. Questa è la versione non-cristiana della "redenzione".
La creazione, la caduta e la redenzione uniscono la Bibbia attorno all'unico messaggio della grazia di Dio verso dei peccatori. Se la caduta nel peccato ha comportato la morte, allora solo la risurrezione dai morti può sconfiggere la Caduta. Nessuna forma di osservanza della legge da parte dell'essere umano può meritarsi questa risurrezione, perché la morte e tutto ciò che può meritarsi l'essere umano. La vita di risurrezione non può che essere un dono di Dio impartito dalla potenza dello Spiito Santo a tutti coloro che sono giustificati per fede in Gesù Cristo (Romani 6:23).
La legge dell'Antico Testamento deve essere vista come un'anticipazione della discendenza promessa della donna. Dimostra il bisogno che ha l'essere umano del Suo avvento e della Sua opera redentrice. Dire che i santi dell'Antico Testamento fossero "salvati" attraverso la loro ubbidienza alla fede e non per fede nella promessa, significa ignorare la caduta nel peccato tanto quanto facevano i Farisei.
Per aiutare le persone a venire alle prese con la responsabilità che hanno verso il Creatore ed al bisogno che hanno della redenzione per grazia, potremmo chiedere loro: "Ti aspetti di morire? E perché?". La risposta che il mondo da a questa domanda è che la morte è una componente naturale ed un problema intrinseco dell'essere umano. Possiamo allora predicare che "Il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6:23).
Vi sono molti nella nostra società che pensano che la religione (il servizio che essi rendono a Dio) sia limitato ad una parte soltanto della loro vita. Per coloro, però, che credono che il mondo appartenga a Dio, che le conseguenze del peccato si estendono a tutto il mondo e che la vita redenta in Cristo sia altrettanto vasta quanto la Caduta, allora tutta la vita diventa "religione". Essa fluisce dalla comprensione che hanno di sé stessi. Nulla che l'essere umano possa pensare o fare lo fa al di fuori della creazione, del peccato, e della necessità di dare gloria a Dio.
Questa concezione della religione è la visione biblica del regno di Dio (cfr. Matteo 6:10). Può essere riassunto come: "Dio è il Re Creatore di ogni cosa, ed io sono il Suo servitore redento in ogni cosa". Limitare la religione o il regno di Dio ad appena un'area della vita (come quella spirituale od etica) significa trascurare il messaggio biblico di base che non lascia spazio alla neutralità in campo religioso.
Noi rendiamo culto a Dio, il quale e il Creatore, il giusto e santo giudice del peccato, e l'amabile redentore. Noi che cosi rendiamo culto a Dio siamo creature decadute e redente. È cosi che il culto riflette la comprensione che abbiamo di noi stessi. Esso include sia confessione di peccato che la gioia della salvezza. Il nostro culto riflette pure l'unità del popolo di Dio nell'Antico e nel Nuovo Testamento come salvato per grazia. È per questa ragione che vi includiamo i Salmi (Colossesi 316). Il culto riflette tutta l'ampiezza del Regno di Dio, per questo l'applicazione della Parola di Dio si rivolge ad ogni area della vita e del pensiero.
La cura pastorale tesa ad accompagnare le persone a risolvere i loro problemi, avviene pure come creature decadute e redente. Senza questo triplice tema noi non saremo in grado di identificare la fonte dei problemi nelle conseguenze della Caduta né vedremo il nostro obiettivo nel dare gloria a Dio. Al posto della gloria di Dio, noi solo considereremmo la nostra pace e felicità. Crediamo allora segretamente che la nostra religione e la gloria di Dio non siano che una parte della nostra vita e che abbiamo bisogno di qualcos'altro nella creazione decaduta per renderci felici e per darci pace. Lo scopo della cura pastorale è quello di renderci consapevoli che per noi "vivere è Cristo" (Filippesi 1:21). Tutto nella creazione sarà abolito attraverso la morte ed il peccato. Solo Cristo, che non fa parte della creazione decaduta, durerà.
Noi comprendiamo che il mondo è governato dal Creatore, il quale si avvale di due principi di governo: le leggi che non possono essere da noi infrante e le leggi che possono essere infrante (cfr. Genesi 8:22; 9:6). Con il primo tipo di queste leggi Dio governa e conserva l'ordine della creazione naturale. Queste leggi rendono possibile la matematica, la fisica, la chimica, e la biologia. In queste aree cristiani e non-cristiani hanno molto in comune nella formazione delle loro teorie (eccetto che nei gruppi dove si discute sulle origini), perché le leggi non possono essere infrante dai peccatori. In queste aree le conseguenze dei peccati sono limitate alla corruzione ed alla vanità del creato (Romani 8:20).
Col secondo tipo di leggi, Dio da istruzioni su come condurre la vita umana, incluso l'uso della creazione (cfr. il libro dei Proverbi). Quando l'essere umano formula teorie sulla sua vita nella storia, psicologia, sociologia, economia, politica e le arti, affiora la comprensione che ha di sé stesso. O egli e il portatore dell'immagine del suo Creatore che gli ha dato direttive su come vivere, o non ne e l'immagine e respinge queste direttive. Ecco perché vediamo differenze sempre più marcate fra cristiani e non-cristiani in queste aree. Ci avviciniamo di più agli effetti della Caduta nei pressi del cure umano.
Rielaborazione da: http://www.covenantreformed.net/reformed.htm e http://www.covenantreformed.net/biblical.htm