C'era una volta un regno nelle Alpi orientali ricoperto di prati fioriti, boschi lussureggianti e laghi incantati. Ovunque si poteva respirare aria di felicità e armonia meno che nel castello reale.
Bisogna sapere infatti che il figlio del re, come spesso accade ai giovani, non si accontentava di quell'immenso creato e di tutte le bellezze del suo regno. Lui voleva altro. Lui... voleva... la Luna! La Luna... Bellissima, quando di notte splende sulla Terra ma anche così lontana, inaccessibile. E proprio per quello così desiderata.
Ogni volta che si presentava piena e rotonda nel cielo il principe si perdeva in contemplazione, il tempo si fermava e la veglia prendeva il posto del sonno. In quelle notti le più ardite fantasticherie sulle bellezze di quel luogo lontano si inseguivano senza sosta nella sua mente fino a che, senza preavviso, vennero interrotte da un accadimento ancor più stupefacente.
Nel girar lo sguardo da un punto luminoso all’altro al giovane parve di scorgere, nel profilo della Luna, il sorriso di una fanciulla. Guardò e riguardò, e così fece tutte le notti successive. Non era un miraggio, no, la fanciulla era là, solo a lui si svelava e di lei il principe finì per innamorarsi perdutamente.
E così, per il principe, il travaglio divenne duplice: non solo quel luogo lontano custodiva inaccessibili meraviglie, ora era anche scrigno della bellezza più preziosa di tutte: l’amore. Ben presto la contemplazione si trasformò in languore ed il giovane cadde in uno sconforto così grande da ammalarsi gravemente. Si sa, d’amore si può anche morire e questo era proprio ciò che stava accadendo. Una notte, però, accadde una cosa. Il principe fece un sogno... o non era una sogno? Mentre era disteso in un prato di rododendri si avvicinarono due uomini: erano gli abitanti della luna, scesi sulla Terra per volere della loro principessa Lusor de Luna, che si era innamorata di un giovane terrestre che, nelle notti di massimo splendore, la rimirava da lontano. “Non perdiamo ulteriore tempo, quel giovane sono io!”, disse il principe. “Vi prego, portatemi sulla Luna.” I due vecchi lo avvisarono: “La luna è troppo bianca e luminosa per i tuoi occhi terreni, e tu, principe, nonostante il tuo desiderio, non ci potrai vivere perché altrimenti diverrai cieco”. A nulla poterono i loro avvertimenti: tanto era il desiderio di conoscere la sua amata, tanto irresistibile il richiamo dell’amore, che il nostro principe, senza dar peso dalle parole degli abitanti della Luna, con loro finalmente approdò sul bianco astro.
Là tutto era chiaro e luminoso, di un lucore accecante. Le case, i monti e i prati coperti di fiori bianchi e morbidi come stelle cadute dal cielo. Il principe andò a palazzo e lì, finalmente, incontrò la sua principessa, anch’essa bianca e splendente come quel luogo su cui Lusor de Luna regnava. E l’amore sbocciò con tutte le sue rose ma anche con tutte le sue spine. Ah, le spine... come la nostalgia del principe per i colori della sua Terra. Quei colori che gli venivano continuamente ricordati dai rododendri che aveva portato alla Principessa e che, magicamente, non perdevano il loro colore.
Passò del tempo. Quanto nessuno lo saprà mai perché i tempi della Terra sono diversi da quelli della Luna, ma fu un tempo sufficiente affinché il principe, nonostante tutto il suo amore, cadesse in una grave depressione. Lusor de Luna si rese conto che così non potevano continuare e che l’unico modo per salvare il loro amore era farlo tornare sulla terra e, questa volta, lei sarebbe andata con lui. E la storia si ripresentò... come in uno specchio. Troppi, e così vividi, erano i colori della Terra delle Montagne che la principessa cadde vittima, a sua volta, della nostalgia per il lucore della Luna dove ben presto dovette fare ritorno. E la separazione tornò a lacerare i due ragazzi, che soffrivano e deperivano ogni giorno di più. L’una guardava i rododendri sempre colorati, l’altro una stella della Luna che lui aveva piantato sulle rocce e chiamata stella alpina ed entrambi morivano d’amore. Nessuno sapeva cosa fare Ma l’amore ha le sue magie e le sue creature fantastiche che si possono chiamare angeli o, come si usa nella Terra delle Montagne: Selvans!
I Selvans erano stati cacciati dalle loro terre e non avevano più un luogo in cui stare. E furono proprio loro ad avere pietà dei due giovani altrettanto spaesati. Ecco cosa fecero. Nelle notti di luna cominciarono a filare i raggi dell’astro celeste. Ne fecero degli enormi gomitoli e con il filo cominciarono ad avvolgere la cima delle montagne.
Quando la luna sparì dal cielo il suo lucore rimase. Le rocce si levavano pallide sopra i boschi scuri e quella luce inondava tutto il regno. Così nacquero i “Monti Pallidi”. Il principe della Terra delle Montagne e Lusor de Luna, la principessa lunare, si poterono finalmente incontrare e vivere assieme felici. E i Selvans? Per l’antico patto e la generosità del principe della Terra delle Montagne poterono vivere per sempre sulle alte cime, Ma si vedono solo la notte, quando la Luna imbianca non solo le rocce, ma tutto il paese.
Tratto dal testo teatrale "I monti pallidi-Lusor de luna" di Brunamaria Dal Lago Veneri, spettacolo multimediale andato in scena durante il Festival Dino Ciani il 29 luglio 2010.
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