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Essere un puritano non offesa, ma virtù storica.

pubblicato 17 feb 2011, 06:35 da Antonia Colamonico   [ aggiornato in data 17 feb 2011, 10:18 ]

Antonia Colamonico (biostorica)


Data la sfumatura "maligna" attribuita al significato della parola, necessita rileggere il termine puritano, posizionandolo nella sua nicchia storiografica di appartenenza, poiché come sostiene il fisico della mente Ignazio Licata, “ogni paradigma è in relazione con il suo paradogma”; in sintesi ogni idea è in relazione con la realtà storica in cui nasce.

Allora necessita riscoprire il quadro storico in cui apparve per la prima volta il temine, per valutarne a pieno il significato:

  • Chi furono i puritani?
  • Quale fu la loro azione politica?
  • Quale il contesto storico da cui nacque il loro processo riformatore?

Essi erano dei liberi pensatori, riformisti, che nel 1600 iniziarono a chiedere al governo inglese di porre la legge a tutela delle relazioni sociali ed economiche, in un periodo di soprusi. Partirono nella loro azione politica da una rilettura della morale cristiana, basata sul rispetto delle leggi, date a Mosè con le due tavole dei comandamenti e successivamente sintetizzate nell'etica cristiana con la relazione d'amore, come gratuità della vita, a principio sociale...



Biostoricamente parlando, si è in un momento di grande salto cognitivo ed istituzionale che apre:
o ad una regressione storica con l'implosione di tutto il sistema democratico Italiano o ad un'esplosione innovativa e progressista con l'apertura di un più ampio spazio cognitivo, in grado di ideare un livello più complesso di realtà con una migliore organizzazione giuridica dello Stato...



Solo accettando la giustizia, come patrimonio comune da rispettare, farà gettare le basi per la democrazia mondiale ed è questa la vera sfida del 3° millennio!



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