di Vittorio D'Amora III C
E’ morto, anzi no, invece si. Mino Raiola aveva solo 54 anni quando, lo scorso 30 Aprile, si è spento. Stavolta veramente.
Non è stata, infatti, la prima volta che i media hanno riportato questa tragica notizia.
Da gennaio, mese in cui il famosissimo agente sportivo venne ricoverato al San Raffaele di Milano, il potentissimo procuratore calcistico, nato a Nocera Inferiore, era stato dato per morto già due volte.
L’ultima, un paio di giorni prima dell’effettivo decesso in seguito ad un delicato intervento chirurgico per una terribile malattia.
La famiglia, mentre era vicino all’agente che lottava tra la vita e la morte, era impegnata anche a combattere le fake news.
Significativa la storia su Instagram comparsa sul suo profilo ufficiale volta a smentire le false notizie che circolavano su di lui: “Stato di salute attuale, per chi se lo stesse chiedendo: incazzato, mi hanno dato per morto la seconda volta in quattro mesi. Pare che sia anche in grado di resuscitare”.
Il caso Raiola è l’ultimo di una serie che vede, soprattutto, i personaggi famosi al centro di una confusione mediatica creata ad arte per cercare click e like.
Ma perché, alcune testate online, invece di cercare lo scoop, non verificano le notizie prima di postarle?
Una maggiore attenzione è richiesta per qualsiasi tipo di notizia ma quando c’è di mezzo una tragedia o un dramma familiare o una morte, sono necessarie anche sensibilità e cautela: atteggiamenti che valgono molto più dell’arrivare alla notizia prima degli altri.
La fretta fa commettere errori imperdonabili e possono mettere in discussione la credibilità del giornalista e della testata.
Quando è morto, il 30 aprile scorso, il procuratore cresciuto in Olanda e diventato, rapidamente, il manager di alcuni dei più grandi calciatori d’Europa, è stata fatta più attenzione all’attendibilità della notizia.
Il dispiacere, da parte dei lettori, era già diminuito poiché divorato dalle fake news precedenti.
Fake news accompagnate, poi, da l'immancabile esercito di haters che hanno inondato di commenti negativi l’ex procuratore di Pogba, Donnarumma, Ibra e Halaand e dove l’offesa più lieve è stata quella di avergli dato del maiale.
Se non si cambia mentalità si arriverà a questo, e varrà per ogni evento.