Q. Antonelli, M. Sordo, P. Zanotto, Francesco Raffaele Chiletto illustratore, fumettista, pittore trentino : 1897-1976, Provincia autonoma di Trento, Artigianelli, Trento 1997.
Torcegno, 31 marzo 1897
Torcegno, 3 settembre 1976
Francesco Raffaele Chiletto (Franco) nasce a Torcegno nel 1897. Svolge fino al 1922 le professioni di falegname e incisore. La svolta avviene nel 1923, quando decide di trasferirsi a Milano per frequentare la scuola serale d’arte presso l’Accademia di Brera. Inizia la sua attività grafica nel campo della pubblicità, per poi dedicarsi, a partire dal 1927, all’illustrazione di libri per l’infanzia. Tra il 1930 e il 1931 collabora con la casa editrice Pro Familia di Milano, illustrando una serie di romanzi.
Ben presto approda con successo all’editoria dei fumetti, legando il suo nome agli editori Vecchi e Mondadori. Sul Corriere dei Piccoli si occupa dei vignettoni della serie “Corrierino di Guerra”. Il periodo tra il 1936 e il 1941 è particolarmente fecondo: per la Saev pubblica su L’Audace racconti d’avventura come “La freccia vermiglia”, “Gli sparvieri del mare”, “La rivincita di Santamauro” e “L’esploratore di ferro”. La sua firma appare anche su Jumbo con “Il piccolo Filibustiere” e su Rintintin con il romanzo “Gli eroi dell’aria”. Su Paperino rileva il lavoro di Nino Pagot per l’opera “La mia avventura tra gli Arussi”, scritta dal capitano Giorgio Cannonieri e sceneggiata da Federico Pedrocchi.
Collabora intensamente con il settimanale Topolino, dove disegna la saga dei corsari di Salgari e “Alla conquista di un impero”. Sull’Avventuroso continua la serie di Faust ereditata da Rino Albertarelli, concludendo l’episodio “La spada dei giganti”. Tra le sue prove più alte spicca “Andus”, realizzato su testi di Gianluigi Bonelli per il Vittorioso, opera accostabile per qualità al celebre “Corsaro Nero” del 1946. Negli stessi anni, gli Albi d’Oro alternano lavori inediti a ristampe di successi precedenti come “L’oro di Funny Mountain” e “L’acqua misteriosa”.
Nel secondo dopoguerra Chiletto decide di fare ritorno stabilmente a Torcegno. Qui conclude si dedica alla pittura e alla realizzazione di affreschi in varie chiese delle valli trentine.
Muore a Torcegno il 3 settembre 1976. Sulla sua lapide resta incisa l’epigrafe che ne riassume l’impegno e la sensibilità artistica: “Lavorò tutta la vita. Anche per far sognare la gente”.