Dalla lettura dei reperti archeologici rinvenuti in epoche diverse sia all’esterno che all’interno del centro abitato non sussistono dubbi sulla presenza nel territorio di insediamenti umani già a partire dal Paleolitico superiore per arrivare, attraverso testimonianze sicane, elime, greche, puniche e romane, fino al Medio Evo. Stando alla testimonianza di Diodoro Siculo, Timeo di Tauromenio e di altri storici antichi, il suo attuale sito coincide in pratica con quello in cui sorse l’antica Halicyae, località di influenza elima che, stando allo stesso Cicerone, assieme a Centuripe, Halesa, Segesta e Panormus, fu una delle cinque Città “liberae et immunes” della Sicilia. Del resto, che Salemi sia la continuazione storico-geografica di Halicyae lo conferma, una volta per tutte, lo storico tedesco Philipp Cluver, meglio noto col nome italianizzato di Cluverio, il quale nella sua opera fondamentale pubblicata a Leida nel 1619 intitolata: “ Sicilia antiqua, item Sardinia et Corsica”, riferisce testualmente: “Fra le città di Entella e Lilibeo, tratto lungo il quale Stefano colloca Halicyae, ancora oggi sorge una celebre cittadina chiamata Salemi. Del resto, che la città degli Halicyensi sia stata di importanza non certo limitata si desume dalle sopra citate scritture. Essa conservò la medesima dignità anche nelle epoche successive, sotto la dominazione romana”. In epoca preromana Halicyae fu per molti anni alleata della punica Segesta contro le mire espansionistiche della greca Selinunte fino a quando quest’ultima, nel 407 a.C., non fu definitivamente sconfitta. Nel 396 a.C. , di fronte allo strapotere di Dionisio di Siracusa, onde evitare inutili devastazioni, la Città si concede spontaneamente al tiranno, salvo a ritornare nella sfera d’influenza cartaginese non appena l’esercito siracusano si ritira. Fattasi troppo asfissiante la protezione cartaginese, tanto da farle temere per la propria indipendenza, Halicyae, come riferisce Diodoro Siculo nel libro XXII della sua” Biblioteca historica”, prima si allea con Pirro e quindi si sposta nella sfera d’influenza della nascente potenza di Roma. Politica delle alleanze che potrebbe apparire quanto meno spregiudicata ma che, d’altra parte, testimonia da un lato della determinazione, dell’altro della capacità politica dei salemitani del tempo di mantenere a tutti i costi la propria indipendenza. Durante la dominazione romana fu una città assai prospera se, come riferisce Cicerone nella III Verrina, un suo ricco ed illustre cittadino di nome Sòpatro venne accusato calunniosamente da Verre ed ingiustamente espropriato dei suoi ingenti beni. Con il trionfo di Ottaviano Augusto Halicyae, che aveva commesso l’unico errore di valutazione di avere apertamente parteggiato per Pompeo, finì col perdere le prerogative di Città libera ed immune: “Libera”, cioè, di amministrarsi in relativa autonomia ed “Immune” dagli onerosi tributi che tutte le altre città dovevano a Roma. Da qui il suo lento declino aggravato, prima dalle devastanti scorribande dei Vandali che dall’Africa andavano spostandosi verso quella regione della Spagna che da loro avrebbe preso il nome di Vandalusìa o Andalusìa e successivamente dalle incursioni sempre più frequenti ed inizialmente non meno devastanti delle popolazione maghrebine che nel IX secolo avrebbero invaso l’Isola.