Con la lettura eco-biostoricai, l'osservatore storico (ogni uomo) assume una ruolo-funzione, importantissimo, nell'organizzazione della realtà, essendo egli la lente-bussola che, districandosi nella vita, indirizza e orienta gli sguardi in relazione ad una molteplicità di campi d'interesse che si fanno oggetti privilegiati della sua eco-inter-azione vitale:
Ne scaturisce che l'indirizzare lo sguardo è l'assunzione di una posizione nello spazio, in tale prendere un posto-luogo, l'osservatore si fa punto-nodo di riferimento a cui far convergere tutti gli sguardi che verranno attivati e indirizzati verso i molteplici orizzonti osservativi che si faranno bordo-confine del campo-finestra di lettura; si pensi ad una bolla che avvolge, racchiudendola, una quantità di spazio che si fa un isolato, quale spazio nello spazio.
Il porre un bordo-confine è propedeutico alla tessitura del reticolo informativo delle proiezioni degli stati vitali di quella porzione di spazio-tempo così delimitata.
Il porre un confine rientra nella 5° dimensione di letturaii che fa scomporre il tutto in campi e campi di insiemi informativi a cui si dà un nome-vestitura.
Si pensi alla complessità dei campi d'interesse che fanno di ogni soggetto, non solo uomo, un esperto in qualcosa che si intesse nell'insieme di abilità organizzative di tutta quanta la Società, in tal senso si spiegano i talenti che rendono la scena storica una giostra di figuranti e ogni figura è un modo differente di esercitare la personale funzione storica, solo così acquistano valore storico:
Ragionare per sistemi complessi, implica l'uscita dagli schemi sociali delle epoche antiche; la società informatizzata a struttura mondo non si può ridurla a delle macro-categorie di occupazioni, come a fine settecento, quando si parlava di tre classi sociali (nobiltà, clero, 3° stato) e tutti i francesi venivano etichettati e ingabbiati in un ceto di appartenenza storico-politico, fermo nel tempo. Oppure come negli anni '70 del 1900 quando si era o proletari o borghesi e le due parole si facevano etichette, con un ché di dispregiativo da ambo le parti. Se si riflette, da tale riduzione classificativa sono nate le logorroiche dispute tra la destra e la sinistra che hanno sfibrato il tessuto politico italiano, riducendolo ad un bordello di mestieranti che in tale diatribe hanno imparato a servire il “partuicularissimo” interesse:
Un tale modo di ragionare, fortemente riduttivo, non è applicabile ad una società fortemente dinamica a struttura mondo, in cui le professioni si sono frantumate in una miriade di professionalità che rendono fortemente vivo e variegato il sistema:
In un sistema che si muove in nanosecondi quello che conta è la creatività degli individui che devono saper gestire l'imprevisto, sviluppando delle competenze e delle abilità elevatissime di una visione allargata, non perché mentalmente super-dotati, come da alcuni fatto passare con un ché di disprezzo per la professionalità, ma perché mentalmente liberi dai pregiudizi di logiche esclusive, ghettizzanti e nonché clientelari.
Aprire una finestra di riflessione sugli indirizzi delle logiche è importantissimo per sviluppare un occhio eco-biostorico, attento agli effetti di ricaduta, non solo delle azioni, ma cosa più costruttiva, sui contorni dell'azione-risposta.
Ogni risposta implica un grado-angolo di scelta (+ o -) positiva/negativa, che scaturisce da un'aspettativa che resta non espressa, imparare a comprendere le aspettative dell'altro e di sé, potenzia la capacità anticipativa della mente, in tale apertura logica ad una realtà diveniente si amplifica l'area di libertà, imparando a negoziare la scelta storica tra una molteplicità di possibilità fattibili (che si possono fare, che è possibile fare).
L'essere clientes implica l'assenza di tale spazio dialogico nella coscienza dell'individuo:
Un esempio, l'importanza data a fine anni '60 da tutti i partiti e sindacati e politici alla realizzazione in una delle aree più belle del mediterraneo dell'impianto siderurgico ILVA-ITALSIDER di Taranto.
La scelta fu proiettata come la grande occasione per la città che avrebbe assunto un ruolo di primo piano a livello industriale. In tale momento nacque spontanea la contestazione di qualche scettico che vedeva in ciò un pericolo per tutto il territorio a causa delle polveri che sarebbero state immesse nell'area, dati anche i ritmi così alti di produzione, e al massificare le maestranze lavorative, perdendo quel reticolo occupazionale di piccoli opifici, di cui era ricco il territorio.
Ricordo personalmente come gli stessi intellettuali fossero entusiasti per la mole di posti di lavoro che si sarebbero creati e per l'impulso commerciale che sarebbe stato dato al porto della città; alcuni ipotizzarono un novello ritorno agli splendori della Magna Grecia, confondendo la variegata ricchezza dei commerci ellenici, con il mono-blocco produttivo dell'ILVA.
La storia ha dato ragione a quei pochi lungimiranti, oggi è la più grande vergogna economica del Paese, non solo per il degrado del territorio a seguito delle polveri, per l'altissimo tasso di morti da cancro, per l'inquinamento del mare che ha reso impraticabili le sue spiagge, per la corruzione che si è annidata con le logiche del non vedere e non sentire, ma cosa più deleteria, perché ha bloccato la crescita diversificata del territorio e dell'occupazione, per cui si è generato il paradosso:
Certo con la saggezza del dopo:
Il caso ILVA è solo un esempio delle logiche attuative, si pensi, allargando lo sguardo-finestra, a tutte le politiche occupazionali che furono adottate in Italia negli anni '60-'80 del 1900, gestite dalle segreterie dei partiti e dai sindacati, con una vera lottizzazione delle assunzioni, che spinsero al far assumere nei posti strategici i loro protetti, impedendo la libera offerta del lavoro in virtù delle reali professionalità.
A breve termine non si lessero i danni economici di tali logiche particulari, ma negli anni 2000 è esplosa l'inadeguatezza di tutto un ceto medio-basso (culturalmente parlando) che occupava posizioni di grande prestigio economico e finanziario:
Un settore, perché sia trainante, necessita che tutto il contorno-aziendale (nicchia storica) sia auto-propulsivo nel tenere viva tale realtà economica, lo sanno bene i Torinesi e i Milanesi, con la FIAT e la Pirelli, quanto le loro crisi abbiano pesato sull'occupazione dell'intero indotto industriale, con un effetto di ricaduta di moria di tante piccole nicchie di alta competenza particolareggiata:
Come sottolineò già A. Toffleriii negli anni '80, oggi siamo di fronte ad un salto epocale che per comprenderlo richiede un collegamento con un altro salto epocale, la rivoluzione industriale. Un riferimento storico opportuno, questo, per esplicitare il senso di radicale cambiamento che implica una nuova logica, con nuovi parametri di riferimento e nuovi orizzonti immaginativi.
Nel 1780iv in Inghilterra la terra non fu più l'unità di riferimento per attribuire lo status di ricchezza/povertà, ma il capitale monetario da poter reinvestire nel settore manifatturiero e commerciale. Oggi non è più il denaro in sé ma il fattore di qualità delle Società è l'ingegno immaginativo che sta dietro il pilotare il flusso dei capitali e delle stesse economie.
Sono un esempio le stesse bolle finanziarie che rivelano la grande fragilità di un sistema storico basato prevalentemente sul possesso del denaro che in pochi secondi può essere polverizzato, creando dei vuoti-voragine. In un sì fatto sistema, la ricchezza non è data più dal capitale monetario in sé, ma dall'abilità a saper gestire il flusso del dinamismo azionario che si muove a nanosecondi, gestito da un fattore non più solamente umano:
Quello che ha generato la reale crisi bancaria europea e in parte americana è l'ingresso nel gioco economico-finanziario di altre nazioni come la Cina, la Russia, l'India che hanno sviluppato non una scelleratezza-incoscienza, come fatta passare da alcuna stampa di parte, ma delle elevate competenze matematiche e informatiche nel saper gestire il software che è alla base della gestione degli scambi.
Demonizzare la finanza non è sufficiente ad arginare la crisi dei Paesi, come non lo fu il luddismo per la crisi industriale tessile di primo ottocento, perché osservando meglio, con una lente più sgranata, quello che in questi paesi manca è una adeguata preparazione culturale del cambiamento, una serie di investimenti nella ricerca e una attenzione privilegiata alle nuove generazioni che, opportunamente motivate, si fanno il perno-cardine del cambiamento.
Mai come oggi molta parte dell'Europa è degna del suo nome, Vecchio Continente:
Da tutta questa frantumazione dell'identità politica e sociale della Nazione, sta emergendo il bisogno di riportare l'uomo con la sua interezza al centro della vita politica, economica, sociale, culturale.
È l'individuo storico il vero bene di una società, essendo la lente-bussola di riferimento della stessa presa di realtàvi:
Come più volte sostenuto, la vera ricchezza di una Società è il suo Patrimonio Culturale, quale insieme di conoscenze che rendono diversificate e vincolate le azioni storiche.
Per comprendere il ruolo di attrattore cognitivo dello sguardo-mente, necessita fare un'operazione di svecchiamento dello stesso significato di coscienza che la sdogani dal pregiudizio che l'aveva fatta relegare, a metà '800, nella nicchia della “credenza” religiosa, quale sovrastruttura posticcia, funzionale al mantenimento del potere di una certo conservatorismo oligarchico.
Come sostene L. Wittgensteinviii “nel nostro linguaggio si è depositata un’intera mitologia. ... dobbiamo dissodare l'intero linguaggio”, disinnescare le parole e liberarle dai contorni di senso pregiudizievoli che si fanno retorica fumosa di facciata, funzionale all'immobilismo economico, politico sociale, perpetuando così gli stati di ingiustizie.
Ricondurre, biostoricamente parlando, le parole alla primigenia unità diparticelle topologiche, vive, che in un gioco caleidoscopico di accoppiamenti strutturali si facciano “coriandoli” o “scaglie” di echi informativiix, neutri, disponibili a mille e mille riorganizzazioni nuove che di volta in volta attribuiscano il significato, localizzato e vincolato, a quella particolare esplorazione di conoscenza che si fa confine dello stesso significato, come un nido-nicchia di senso che lo accoglie e lo custodisce, per poi farsi ordito per le costruzioni nuovex.
Lo stesso processo necessita farlo poi sui numeri, sulle formule e sulle leggi e su tutto il “castello informativo” elaborato, a cui si suole dare il nome di Conoscenzaxi.
Ma tale svecchiamento dalle incrostazioni dei sensi scontati, delle teorie obsolete e delle gabbie del pregiudizio, richiede come azione di rispecchiamento:
Intraprendere il viaggio nella coscienza impone la presa di consapevolezza che è il soggetto storico ad attribuire il significato alla vita e alle molteplici situazioni e non la società che di fatto è una parola vuota se denaturata del suo individuo-osservatore.
In senso allargato:
Il salto storico che si sta vivendo è nel cambio di mentalità da un modello uni-definito e chiuso in un bordo-confine statico di realtà, ad una realtà che di volta in volta cambia il modello che è e rimane solo il riflesso di un'azione di lettura circoscritta, quindi vincolata al particolare compreso di un individuo-osservatore che ne ha definito i bordi del campo di lettura e i significati delle relazioni vitali.
Un uomo senza coscienza perde la sua stessa funzione storica di segna(e)vento delle situazioni, e si fa banderuola delle mode con una molteplicità di asservimenti altri che lo trasformano in un consumatore passivo di realtà; per questo oggi la coscienza entra da protagonista nella nuova Era della Società a Sistema Mondo in cui:
Si pensi alla molteplicità delle forme e dei colori dei fiori che non possono essere ridotti ad una scala da 1 a 10, se ad essi la natura ha elargito la molteplicità dei vestiti; questo, tanto più vale per gli uomini che sono chiamati a distinguersi per esercitare la loro privatissima individualità che li rende per sempre unici, in quella particolarissima nicchia storico-temporale che gli apparterà per sempre.
In tale ampiezza di orizzonti immaginativi ed ideativi, non hanno più luogo le politiche e le oligarchie che vorrebbero le uniformità di modi e di risposte, le uni-valenze di significati, le uni-attribuzioni di dignità:
La coscienza, come la consapevolezza di sé nel mondo, è in grado di elaborare, filandolo, il filo silente che rende coesa quell'esistenza all'uno/tutto della coabitazione vitale, dandogli quella specificità storica che lo rende unico per sempre.
Educare all'esercizio della libertà di essere, semplicemente e unicamente, se stessi è il vero traguardo a cui indirizzare le economie nazionali e l'occhio personale, in una democrazia della vita, in cui ogni esistenza ha valore semplicemente perché è, vive, respira, occupa uno spazio-tempo, svolge un'azione che è solo sua e lo rende parte del Tutto vitale, per sempre:
Jackson Pollock 1912-1956
L'action painting , letteralmente "Pittura d'azione"
Il Paradigma del 3° millennio nascerà, secondo Raimundo Pániker Alemany, dall'incontro tra la Cultura Occidentale e la Cultura Orientale:
Il filosofo dell'Ecosofia pone come chiave di lettura della Nuova Visione, a dimensione Mondo, una Conoscenza-Coscienza che sappia uscire della frantumazione che allontana e divide, per fondersi in un abbraccio dialogante.
La meta che auspica è una Gnosis (Scienza), che apra la mente all'uno-Tutto insieme, salvaguardando le conquiste scientifiche, spazio esterno e quelle introspettive, spazio interno, in una dialogica di individui/campo.
Importante è ricordare che secondo l'accezione greca la scienza era il tutto della conoscenza e implicava la coscienza-consapevolezza del sapere di stare con il tutto della scienza.
Solo in epoca recente si è frantumata tale interezza e si sono scissi i saperi, legandoli all'utile economico in grado di generare, per cui alcuni ambiti sono stati declassati come scienze umanistiche, pure fantasticherie, ed altri esaltati come teorie scientifiche, ma svincolate dalla loro interezza originaria che trovava casa nella stessa coscienza a uno/tutto dell'osservatore.
Si è così de-naturalizzata l'intera scienza, che si è fatta tecnicismo esasperato, anche pericoloso.
Ricompattare il tutto in un uno dalle molteplici sfaccettature che aprano alle complessità degli sguardi multipli è la nuova sfida che richiede una coscienza osservatore in grado di riappropriarsi della naturalezza del manifestarsi della vita.
L'abilità a dipanare e annodare i fili-versi del sapere, poi, chiama in gioco il modo di giocare e gli spazi su cui saper giocare che rendono le difformità e le ricchezze multiple degli effetti storici:
Sdoganare la coscienza implica liberare la mente dai sensi imposti dai conformismi di facciata e apprendere le regole del gioco di conoscenza che è un intricato movimento di possibilità e probabilità che generano le scoperte, funzionali, alla naturalezza del sé nel mondo.
Tutti i grandi maestri da Socrate a Cristo, sino a Gandhi e a Bruno de Finetti hanno sottolineato il valore soggettivo che circoscrive la conoscenza in un indirizzo di sguardo-mente, che toglie sì valore oggettivo alle osservazioni, ma dà ampiezza moltiplicativa, in quanto ogni sguardo può apportare la sua scaglia di novità a tutto il complesso organizzativo della conoscenza.
Il salto logico del 3° millennio è nella presa di coscienza da parte dell'uomo e per riflesso delle società storico-politiche, che non si può scindere in tanti sistemi isolati la vita che è un uno/tutto coeso che pulsa e vive, in ogni tempo 0 di presente.
Imparare a leggere i vincoli-legami delle eco-inter-dipendenze allarga gli orizzonti di lettura e rende più arguto lo sguardo mente-uomo che così potenziato può scoprire le nuove verità che moltiplicando gli spazi cognitivi, diversificano le sue possibilità d'intervento nella storia, imparando a dialogare con se stesso e con tutto il sistema:
Linea punto e superficie
Una teoria scientifica altro non è, se non la topologia mentale dello stesso scienziato che per primo l'ha apostrofata e spiegata; così pure, ad esempio, un'opera d'arte altro non è, se non lo spettro-calco dell'architettura a spugna, mentale ed emozionale, del particolare pittore o scultore o poeta che l'ha avvistata e rappresentata.
Nella dialogica appiglio-mente si gioca la partita della storia che produce il "gioco" delle prese di realtà, fortemente vincolate alle mosse-effetti di risposta, tra i due giocatori:
Su tale frontiera-confine del gioco vitale i due, rivelandosi, si informano/deformano, in una porzione-nota di vita.
L'accesso alla realtà per l'uomo è vincolata alla medesima rappresentazione che la sua mente è in grado d'elaborare, da ciò scaturisce il legame osservato/osservatore che si fa nicchia a uno/tutto nell'osservazione, la carta-opera (individuo-altro) che resta come l'orma-impronta informativa di quell'incontro vitale che ha segnato e focalizzato in una interazione zero di tempoxiv, il guizzo-abbaglio della sintropia di ordine multiplo.
La capacità a muoversi negli ordini multipli ha come effetto di ricaduta l'ampliamento degli orizzonti immaginativi che innescano le anticipazioni di realtà, come una forma di chiarezza intuitiva su quali evoluzioni assumeranno gli eventi nel futuro, una forma di chiaroveggenza naturale della mente, legata alla stessa geometria del cervello che intravede gli ordini sintropici, come gli spazi di ricaduta degli effetti che si fanno i bacini di attrazione evolutiva.
Nell'immaginario collettivo la parola “profeta” richiama paesaggi religiosi in cui singolari personalità, ispirate da Dio, hanno svolto, perché prescelte, il ruolo di intermediari tra il campo del divino e quello dell'umano, quali ponti per una redenzione-riscatto storico di una particolare compagine di umanità; si pensi ai profeti del vecchio testamento con il popolo ebraico:
Analizzando il termine, tradotto dal tardo latino “prophéta”, a sua volta dal greco antico “προφήτης”, esso è composto dal prefisso προ- (pro), davanti, prima... e dal verbo φημί (femì), parlare, dire, annunciare; per cui, alla lettera:
Oggi, banalizzando, si potrebbe chiamarlo un creativo, un uomo che riesce a leggere nel presente una traccia di futuro possibile su cui indirizzare l'azione nell'oggi. Una mente-uomo dunque proiettata su una intuizione di domani che si fa indirizzo d'azione storica, nell'oggi.
Se s'inizia a osservare la storia come una spugna a frattale di organismo sistema a corpo uno/tutto, allora i tre campi temporali così bene definiti da Agostino sono semplici momenti dell'indirizzarsi-incanalarsi della vita che assume agli occhi dell'osservatore la distinzione di passato-presente-futuro, quali indicatori di orientamento nella stessa memoria:
Se lo sguardo mente è la bussola cognitiva allora è lo stesso osservatore che cataloga, ordina, dispone in successione, definisce le date e chiama gli spazi; oggi ad esempio gli stessi fisici iniziano a mettere in dubbio l'idea di un tempo oggettivoxvii, che si ponga svincolato da una realtà spaziale osservativa.
In biostoria, il tempo è stato vincolato al momento-tempo 0xviii della dipartita di una nuova cresta storica, esso è visto come il vuoto della spugna che per effetto perturbativo dei quanti-fatto prende spazio e perde spazio nell'attimo stesso del suo porgersi, informando del suo passaggio (eco) lo spazio tutto.
In una simile mappa-carta cognitiva ed esplorativa, l'osservatore intesse il tempo, giocando sugli appigli informativa che danno non il tempo oggettivo, ma la complessità della sua stessa abilità cognitiva che lo porta con un gioco di voli-proiezioni a leggere le interdipendenze degli spazi e dei campi.
Accettare tale funzione della mente-coscienza osservatore, implica la rilettura del significato stesso dell'essere profeta.
Biostoricamente parlando il profeta, privato dell'alone di misticismo e di tal altro esoterismo, è colui che ha uno sguardo-mente multi-proiettivo in grado di connettere (mettere in rete) i piani del passato con quelli del presente e quelli del futuro, aprendosi alle dialogiche del domani, nell'oggi.
Carta biostorica: Capacità percettiva-immaginativa a 5 variabili organizzative che visualizza gli ordini multipli, da A. Colamonico. Ordini Complessi, p. 82. Il Filo, Bari 2002.
Carta biostorica: un occhio lettore a 5 livelli organizzativi che visualizza gli ordini multipli, da A. Colamonico. Ordini Complessi, p. 81. Il Filo, Bari 2002.
In tale capacità di occhio allargato e multi-prospettico egli è posizionato a punto infinito, e parafrasando Isaia, si fa più vicino alla logica di Dio, meglio allo sguardo-occhio di Dio, in cui ogni-presente è un uno/tutto:
Si può constatare come riflettendo sul significato, la parola profeta perda quell'alone di quasi magia, per assumere una valenza condivisibile ed esportabile, così de-ideologizzata, a tutta quanta l'umanità:
Cosa vuol dire essere profeta oggi, un una società a struttura mondo multi-etnica e multi-religiosa?
Non certo l'essere titolare di un privilegio cognitivo che renda eccezionale, una specie di titanismo delirante alla D'Annunzio, un quasi dio-terreno da venerare e porre su di un piedistallo, inclinatura data ad esempio ai re-faraone nell'antichità, ma semplicemente:
In tale capacità di attenzione al presente si impara a vedere le evoluzioni delle dinamiche a breve, a medio, a lungo termine e, così facendo, si potenziano le funzioni anticipative del cervello.
È lo steso osservatore che imparando a giocare con le proiezioni di eventi, apre gli spaccati dei paesaggi di domani, il profeta Geremia ad esempio osservando i comportamenti poco etici del suo tempo, profetizzò la cattività babilonese, ma anche oggi se si osservano le incongruenze di una politica da palcoscenico, non è difficile ipotizzare una cattività cinese o musulmana o come qualcuno vorrebbe aliena:
L'essere profeta implica imparare a dilazionare gli sguardi, a variare le zumate nelle osservazioni, a sentire sé un uno/tutto della dinamica vitale, evitando le grettezze e le strettoie che rendono ghettizzate le società, in tante gabbie privatistiche di normalità generalizzata, imposta come un insieme di dogmi assoluti.
Si pensi:
Come già detto in altre pagine, le stesse neuroscienze stanno iniziando ad indagare sugli aspetti anticipativi del cervello che fanno spostare l'asse dell'indagine dai processi entropici a quelli sintropici, per cui si comincia ad ammettere che sia possibile per il cervello anticipare guizzi-flash di futuro che una volta attuatesi si fanno echi anticipativi di spazi-tempi nuovi che come scaglie vitali si mostrano per una frazione di secondi.
Il racconto in uno scatto, senza filtri , delle trasformazioni del XX secolo .
Si comprende, allora, come l'essere una mente anticipativa sia fortemente funzionale in un sistema mondo a nanosecondi. Accettare ciò impone la rilettura delle logiche pedagogiche, economiche, politiche, sociologiche...
Un vero salto di paradigma che faccia della vita stessa il luogo dell'appartenenza e non della casta-ceto o del reddito-ricchezza.
Essere cittadino della vita, non significa il non essere cittadino del paese-stato o della famiglia-nucleo primordiale di appartenenza, ma semplicemente acquisire una capacità dialogica che sappia amplificare i significati e variare le scale e i campi-lente di riferimento, implementando le aperture logiche che permettono i passaggi-voli da un sistema di riferimento ad un altro.
Per essere più semplici:
Solo in un'apertura mentale a 360° il domani potrà trovare casa nell'oggi e rendere la mente libera di ipotizzare un mondo di pace che momento per momento, tempo 0 per tempo 0 possa iniziare a prendere storia, come un:
© 2013 - Antonia Colamonico
Indice saggio : Premessa Assorbire Il tempo 0 Trattenere La nicchia Riversare La Comunicazione Patrimonio Culturale Topologia del gioco
Antonia Colamonico © 2012 - Il filo, Bari
... oggi sta emergendo una grande voglia di cambiamento, come un filo-silente, trasversale a tutte quante le Società, senza distinzione di razze e di religione, che lega in un unicum i singolari bisogni per dare voce alle differenze in una visione di Società a multi-verso e a multi-faccia, in grado di distanziarsi dalla crescente forma di omologazione de-personalizzata.
Tutto il sistema Terra sta divenendo una vera fiumana di umanità in cammino, che vuole essere partecipativa, si può leggere in tale movimento a volte ondulatorio altre volte sussultorio ma sempre pronto a rimodularsi, celermente, di piazza in piazza, di nazione in nazione, una pressante richiesta etica che si faccia trama silente delle relazioni socio-economiche, al di là delle differenti ideologie in nome di una autonomia consapevole e partecipe alla vita, a 360°.
Siamo in quello che si può definire un salto epocale, con un cambio d'indirizzo storico che nasce da un'apertura logica, come quella delle antiche donne del neolitico che aprirono alla agricoltura. ...