3. Caino


La Società della Conoscenza

Alla Palestra della Mente

Quaderni di Biostoria: n° 4


Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso

Antonia Colamonico © 2006. Il Filo S.r.l. – Bari





Seminario: Lucia Martino, Antonia Colamonico, Marilena Chimienti,  Giovanni Ippolito
Evento-seminario: Il Prof. Vito Carmelo Colamonico: l'uomo, il geografo” nel 40° anniversario dalla morte.
Acquaviva delle Fonti, 4 maggio 2013. Palazzo di Città



Oltre il campo

Topologie diversificate della mente

Il pensiero come organizzazione di spazio-tempo si pone, in chiave biostorica, come un topos, luogo, che si struttura in correlazione ai campi di ragionamento che il soggetto riesce a formare e a organizzare. La capacità ad elaborare un’interiorità, ad esempio, quale spazio di riflessione intorno alla vita, nasce da una topologia di pensiero che si sappia strutturare su più livelli d’osservazione. Non tutti sviluppano gli stessi ambienti di riflessione, per cui non si possono generalizzare i criteri di valutazione e i modi di comprendere la realtà. Esistono differenti tipologie nell’esercitare la propria umanità, in funzione delle linee di sviluppo del proprio pensiero.

I piani di dinamica della mente rendono l’individuo indipendente dalla sua struttura cerebrale, per cui anche se da un punto di vista del funzionamento della struttura del cervello si può parlare di una costante costituzionale, dal punto di vista dell’elaborazione del pensiero ogni uomo si distingue da un altro:

  • in ciò consiste la particolare univocità, che rende ogni persona irripetibile.

Si può parlare di umanità uni-dimensionale, bi-dimensionale, tri-dimensionale e così via, in quanto non tutte le personalità sono organizzate secondo i medesimi luoghi mentali. Importante è comprendere come ogni soggetto uomo sviluppi nel tempo una particolare forma mentis, che si auto-organizza in funzione degli spazi di lettura che il soggetto stesso saprà predisporre e diversificare:

  • in ciò si colloca l’esercizio d’educazione all’osservazione. ... il piano dell’anima, come il luogo privilegiato della coscienza che nasce dalla capacità a guardare in alto, al di là del campo vitale che imbriglia nelle faccende quotidiane. Nell’azione d’elevare lo sguardo al non visibile, la coscienza impara a osservare un paesaggio interiore, colmo di silenzi pieni di significati universali.

Imparare a spiccare il volo verso uno spazio aperto, non definito, diviene uno dei traguardi per la realizzazione di un pensiero a campo profondo. Si può definire questo spazio pluridimensionale la grande scoperta dell’umanità che gli permette di agire dinamicamente nella storia, elaborando e trasformando la realtà.

La capacità a diversificate le posizioni di lettura è la grande conquista della specie umana che gli ha dilatato la mente ad una molteplicità di spazi-luoghi di memoria. Ogni luogo imprime un suo particolare significato e sono questi che rendono i piani di scelta delle azioni, complessi.

Ogni azione è annodata in una scala di valore che vincola i suoi effetti ad una particolare apertura di linea-direzione di futuro. I vincoli rendono coerenti le azioni, poiché ognuna nasce da un significato-valore che impone il livello di scelta.

Naturalmente importante è saper leggere le corrispondenze tra scale di valore e luoghi mentali, per comprendere i significati storici delle azioni. Spesso l’errore che si fa ad esempio nella comunicazione è quello d’identificare la struttura mentale di chi parla, l’emittente, con quella di chi ascolta, il destinatario, prescindendo dalle particolari geografie mentali. Si pensi ai livelli d'incomprensione tra genitori e figli o insegnanti e alunni, datori di lavoro e impiegati e operai…

Necessita per questo fare un esercizio di lettura diversificata intorno agli eventi e alle comunicazioni. La conflittualità secondo un’ecologia della mente, nasce da una incapacità a comprendere i piani mentali degli altri.

La capacità ad immedesimarsi in chi parla, nasce dal saper leggere le differenze di creste-nicchie mentali. In tale prospettiva la Palestra della mente, si pone come il luogo privilegiato dell’esercizio di miglioramento delle capacità a relazionarsi con la vita, con gli altri e con se stessi.

Il malessere vitale, come insoddisfazione che rende la società odierna inquieta e scontenta, nonostante le sacche di benessere, nasce dall’aver sottovalutato il ruolo storico-vitale della coscienza, vista erroneamente nel passato come una sovrastruttura che ingabbiava l’individuo in una morale di facciata e di perbenismo.

La coscienza in chiave biostorica è la capacità dialogica che nasce all’interno dell’individuo e gli fa assumere una pluralità di posizioni di lettura della realtà.

Più complessa sarà la sua coscienza e più chiara sarà la sua azione storica; più diversificata sarà la sua geografia mentale e più grande sarà la sua capacità di comprensione del significato della vita.

Sono proprio i significati, come gradi di valore, che rendono l’uomo protagonista o antagonista della scena storica. I due ruoli generano due dinamiche storiche differenti che implementano le quantità/qualità di vita/morte.

Ogni scelta d’azione imprime una curvatura alla cresta biostorica, che allontana o avvicina i campi di benessere/malessere.


  estratto da:

Organizzazioni biostoriche: i luoghi della Coscienza


Buona lettura!



Acquaviva delle Fonti, 10 giugno 2013

Antonia Colamonico


©
2013 - Antonia Colamonico


La presunzione di Caino


Perché Caino?

Caino rappresenta la pecora nera dell’Umanità che si macchia di fratricidio, perché vuole imporre la sua visione di uguaglianzai ad Abele. Caino si pone di fronte alla scena della Storia, non con un occhio incantato, ma come colui che giudica il perché di un si o di un no, per valutare il peso storico di ogni singola azione e, di qui, la sua possibilità di tornaconto.

Egli rappresenta quella parte della mente che si crede importante, perché sa capire le cose ed è portata ad elaborare l’esaltazione di autocompiacimento del sé che fa arroccare il pensiero intorno allo stato di potere:

  • sono bravo, merito di più, ho diritto al primo posto…

Caino, dunque, rappresenta l’anima critica, tipica dell’intellettuale-burocrate e di colui che, assumendo una posizione prevalentemente razionale, lato sinistro del cervello, finisce con il considerare tale capacità ad elaborare e ad intervenire nella Storia, come una sua esclusiva prerogativa, svincolata dalla stessa realtà che sta osservando. È il lato narcisistico, che isolaii dal mondo.

Che ci pone su un piedistallo e ci fa guardare agli altri come ad una umanità di un dio minore.

Nel suo sentirsi il migliore, egli assume la dimensione dell’antipatico al Mondo e finisce col ricevere poca attenzione, al contrario del fratello Abele che si pone, come un contemplatore della scena del Mondo.

I due fratelli incarnano le due sfere del cervello che, se lette in antitesi, producono il dualismo mente-cuore che ha determinato gli errori storici delle dicotomie tra le Scienze e l’Arte; tra la mente e il braccio con relativa scissione dell’Umanità tra chi è predisposto a pensare, quindi a comandare, e chi a fare, di conseguenza ad ubbidire.

Caino, ritenendosi il migliore è portato a riconoscere meno vita in Abele, il quale pur essendo ai suoi occhi un meno, riceve le tenerezze paterne. È quel risentimento che turba, ad esempio, il ricco a vedere la serenità del povero, che lui legge come un sotto-insieme di umanità. Di qui nasce, in lui, l’elaborazione dell’odio che lo porterà ad uccidere.


Le ignominie

Le ignominie (non degne di essere nominate) della storia, sono il risultato di una forma mentis che non riesce a vedere negli altri una possibilità di costruzione della vita. Il non vederla porta a non rilassarsi di fronte agli eventi, poiché si ha paura di risultare inadeguati di fronte alla complessità delle dinamiche che si sentono pesare, tutte, sulle spalle.

L’angoscia dell’inadeguatezza porta a voler a tutti i costi controllare la vita, programmando e incastrando come in un puzzle tutti gli accadimenti passati e futuri. In questa mania a voler controllare il campo, si finisce con il dilatare lo stato di stress che diviene malessere.

Il malessere conduce a proiettare la causa del proprio disagio non su di sé, bensì sugli altri, perché ritenuti incapaci. In questo gioco, sottile, di diffidenze stratificate ci si avvita intorno al sé e piano, piano, si finisce col diventare i nemici della vita, i Caino del mondo.

Abele, viceversa, rappresenta, l’anima amante della scena del mondo. Sa di essere un semplice contemplatore degli spazio-tempi che catturano il suo occhio di pastore del gregge. Non si costruisce le gabbie economico-intellettuali con le aspettative dei frutti dei ritorni. Egli si lascia quasi condurre per mano dagli accadimenti che, poi, gli saranno fatali.

La morte di Abele è l’immagine della morte innescata ad opera dell’habitat in ciascun uomo, allorquando per essere inseriti nei livelli delle strettoie della società, si deve, continuamente, dimostrare la capacità d’integrazione, rinunciando a pezzettini d’indipendenza o meglio di coscienza.

È quel processo che comunemente viene chiamato asservimento alle direttive del potere per un posto di lavoro, per una scalata sociale. Asservimento che crea i conformismi, gli accomodamenti, i prezzi da pagare per ogni uomo e che trasformano i diritti in concessioni delle logiche clientelari.

Il campo-habitat come un tiranno mette in atto una serie di azioni di mobbing-seduzioni, logica del bastone e della carota, che hanno lo scopo di sottomettere, con la rinuncia alla libertà di coscienza dell’individuo, per il riconoscimento dello status di cittadino.

La morte di Abele sono le piccole morti in ognuno, quando si è valutati se adeguati o inadeguati al proseguimento degli studi, all’avanzamento di carriera, all’ammissione in un salotto di élites. Valutazioni che, prescindendo dal significato eco-biostorico dell’essere un finito/infinito, attribuiscono e riconoscono, le quantità-qualità di pezzettini di umanità.

Le due angolazioni, mente/cuore, del pensiero umano e, di riflesso, sociale corrispondono ad una prerogativa di cervello diviso in due emisferi:

  • il destro predisposto all’emotività, il sinistro alla razionalità [Goleman, D. 1996].

Emisferi che si pongono naturalmente non come un processo oppositivo di antitesi; ma bensì come un completamento, l’uno dell’altro.


Il pensiero Connettivo


Un pensiero connettivo eco-biostorico, non si può organizzare su uno solo dei due lati, ha bisogno di una continua comunicazione tra le due parti del sé:

  • Primo poiché non esiste una mente matematica, priva di emozioni, Blaise Pascal insegna; né una poetica priva di logicità, Dante Alighieri, uno per tutti.

  • Secondo, non esiste una gerarchia di valore tra un’idea e un’emozione, essendo le due, in natura, un uno-tutto inscindibile, se mai scindibili solo sul piano di lettura per una migliore acquisizione. 

  • L’acquisire non corrisponde all’essere; io acquisisco l’informazione della bella giornata, ma non sono la bella giornata.

La presunzione di Caino a ritenersi razionalmente sano dal malessere emotivo, lo porterà alla pura irrazionalità, con la reale negazione della ragione.

L’irrazionale, letto come un’uscita dai binari della ragionevolezza, scaturisce da una coscienza divisa, da una logica tesa a frantumare la realtà in tanti quanti informativi, slegati, per possederli e dominarli.

Ma una volta sbriciolati, come una mollica di pane, gli eventi non essendo più un uno/tutto in rete perdono logicità, diventando un non-senso.

  • A chi non è capitato di giocare con le molliche di pane o con le bucce di un’arancia durante un pranzo, che una volta sbriciolate e tagliuzzate, assumono la forma della nostra piccola follia?

La scissione una volta attuata richiede un salto di paradigma, come un salto d'insieme, per poter rivedere l’uno-insieme, come un contenuto-contenitore, ma il salto necessita dell’emozione:

  • In tale gioco paradigmatico entrano in relazione i due emisferi.

  • L’irrazionalità è una perdita di senso-direzione del vivere.

Perdita che produce una incapacità ad emozionarsi di fronte alle incognite della storia:

  • È da un’incognita, come un quid che si presta ad essere esplorato, definito, conosciuto, compreso, che nasce la conoscenza. Per essere più espliciti la conoscenza, come processo d’appropriazione di parti di infinito, è il risultato di un feeling tra un io/campo che si mostra come una comunicazione silenziosa tra un osservatore/osservato da tale incontrarsi nasce l’osservazione, come l’insieme di informazioni che fanno da sfondo alle azioni storiche.

Ogni informazione, quale quanto informativo, ha una duplice forma di contenuto/contenitore (A. Colamonico, 1998), con la relativa esclusione/inclusione di significato, per cui si chiude ad alcune possibilità di senso e si apre ad altre, come le porte di un castello incantato.

 

Tornando all’esempio del pane:

  • la mollica una volta sbriciolata se non scatta un’emozione di gusto, non può diventare una frittata, ma il diventarlo, richiede un’altra serie di informazioni che presuppongono le proprietà dell’olio-uova-latte-zucchine, ecc.

Il passaggio da briciola a frittata (nel caso delle bucce a canditi) è assicurato da un salto cognitivo che nasce da un’emozione:

  • mi piace la frittata!

Ma il piacere non corrisponde al possedere. Se scindo in briciole per il semplice gusto del possesso, io faccio uno scempio di pane; se le divido per comporre una frittata, io implemento queste di significato (processo moltiplicativo).

Prescindendo dall’esempio culinario, il passaggio dagli elementi all’unità d’insieme e da questa ad una nuova serie uno/tutto, avviene sempre su una zona d’ombra, quale limite-frontiera del rovesciamento del significato, effetto guanto [Colamonico, A. 2005 (b)]. Il poterlo ribaltare necessita di un’emozione, lato destro della mente, che faccia incantare intorno alle incognite della vita.


Le fasi di conoscenza




Buio/ombra/luce/abbaglio sono le fasi della conoscenza [Colamonico, A. 2002], come un acquisto progressivo, a salti, di informazioni e di consapevolezza. Il passaggio da un non conosciuto, ad un intra-visto, ad un visto, ad un amato-compreso, richiede un gioco dialogico tra le due parti del cervello che, dialogando, si condizionano e si implementano, vicendevolmente.


In tale processo di conversazione a due logiche:

  • Caino non uccide Abele e Abele non è ucciso da Caino.

Il non essere l’uno la negazione dell’altro, nasce dall’accettazione silente della diversità come complementarietà Caino/Abele, la mente/cuore di Spazioliberina (A. Colamonico, 1992).

Ma l’accettazione implica il rapporto di feeling che fa leggere la dipendenza/indipendenza, l’inclusione/esclusione dell’altro da sé, come il proseguimento di sé:

  • l’altro è solo l’altra faccia di me! (A. Colamonico, 1993)

Si può cogliere da quanto scritto la portata storica di una sì fatta organizzazione del pensiero. Un pensiero che sappia giocare con i salti di paradigma, ruotare le angolazione, invertire le tendenze di lettura è un pensiero che saprà tenere a bada:

  • l’ansia, la paura, la frustrazione, il peso dell’azione, il peso del campo, il peso dell’io.


Un occhio-mente che saprà aspettare le risposte dell’habitat alla sua azione, senza implementare le paure dell’attesa, coltivando il silenzio come oasi di pace, per dedicarsi ad altro. Altro che porterà a costruirsi come un io-complesso, aperto alle sfaccettature della realtà, attento alle variazioni minime di campo, in grado di leggere i segni del mutamento della Vita.

Dalla lettura dei questi, egli saprà essere in grado di pre-vedere il corso degli eventi a breve, medio e lungo termine. Una mente che sarà in grado, zoomando gli stadi di passato-futuro, di vagliare la portata storica delle sue risposte d’evento, per meglio indirizzarle ed essere più preparato a vivere.

Imparare a vivere è l’impegno più importante per l’uomo e di riflesso per la società, in quanto vivendo si consuma il tempo che incide come un bisturi sullo spazio.

Le incisioni segnano le ferite più o meno gravi, più o meno utili, più o meno inopportune:

  • Se per vivere io incido il mio tempo, il tempo è il mio vero valore, il vero tesoro da accumulare ed essendo tale, non può essere sprecato, sperperato. Esso va anticipato, arricchito, economizzato. L’azione dovrà essere fortemente selettiva, fortemente mirata alla vita, fortemente consapevole della portata storica, fortemente veloce. L’esserlo impone una capacità decisionale matura e ferma.


L'impegno a vivere

Imparare a vivere diviene il primario impegno dell’io/campo, in quanto essendo eco-iter-dipendenti, non possono esistere l’uno senza l’altro:

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Ode al giorno felice

di Pablo Neruda

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all'ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando,dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
sono più sterminato dell'erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l'acqua sotto,gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra
l'aria canta come una chitarra.

  • Un campo senza individuo diviene un universo vuoto, un universo di carta, come quello egizio o etrusco o azteco che trovano la loro manipolata identità nelle pagine ingiallite di un libro di storia.

  • D’altro canto, un individuo senza un campo, diviene un soggetto alieno, folle, estraneo a sé, estraneo alla Società. Un uomo privo di identità. Un uomo senza nome, senza storia, frantumato nei rivoli della sua coscienza senza bordi e confini. Luigi Pirandello ha superbamente descritto tale frantumazione dell’io che è alla base della crisi di coscienza della nostra epoca. Frantumazione che conduce al nichilismo della speranza e, da questa, per riflesso alla morte della società per assenza di significato del vivere.

Osservando bene si può affermare che l’acquisizione a saper interagire con le due aree della mente, nasce da un processo naturale di bi-valenza dialogica della storia, vista come un processo comunicativo fatto di risposte d’evento tra un dentro e un fuori, tra un individuo e un campo, siano essi:

  • una stella e la sua galassia o un chicco e la sua spiga di grano o una foglia e la sua chioma o un sasso e la sua pietraia o un lupo e il suo branco o una lacrima e il suo pianto o una goccia e il suo acquazzone o uno scolaro e la sua classe.

Non ha importanza definire il campo-spazio d’appartenenza, per comprendere il significato della vita, essendo essa, nella dinamica biostorica, il processo di naturalizzazione che compiendosi, acquista uno spazio-tempo, perpetuando continuamente lo stato di presente, unico luogo della realtà che tuttavia si apre agli immaginati di passato-futuro.

Gli stati degli immaginati costituiscono la trama-rete dell’eco storico, come campo della memoria su cui si intessono i quanti-fatti di realtà, per assumere un’identità organizzata.


Il fine della storia


L’organizzazione dell’io/campo è il fine a cui tende la storia, un’organizzazione complessa, frattale che assume una forma a spugna e che si evolve dall’infinito piccolo al infinito grande di sé, con un gioco di esplosioni/implosioni che segnano la vita e la morte.

In tale gioco di spazi che prendono/perdono forma e di forme che prendono/perdono tempo, si compie la storia dell’io e quella del campo-habitat.

A questi due giocatori della dialogica vitale, si interpone un terzo giocatore che l’uomo ha chiamato a volte caso, a volte Dio, in funzione dei gradi più o meno chiari di significato elaborato intorno agli accadimenti:

  • Dio, quella traccia d’infinito che si rivela in ogni io/campo finito, come voce o alito o anima del tempo che riconduce lo spazio all’ordine [Guitton, J. 1992].

  • Dio, eco-informativo allo stato puro, che disseta l’io se infranto e che svela alla coscienza, se gioiosa, l’armonia e la bellezza del creato.

  • Dio, nella lettura biostorica, come il tempo presente, Io sono, Colui che è, si attualizza nel quanto storico, quale pro-motore di vita. Egli è l’unità primordiale infinita che assume storia finita nel fatto-tempo-spazio che rende il reale, presente e lo spazio, tempo.

L’organizzazione di un pensiero complesso si pone come un sistema dialogico a tre ramificazioni:
  • Campo io - campo tu - campo Dio.

Essi sono i tre luoghi topologici della conoscenza/dinamica eco-biostorica, visti come un unico insieme che s'implementa e si completa.

Non ha senso un Dio senza l’io-tu; un tu senza l’io-Dio; un io senza un tu-Dio:
  • In tale abbraccio vitale essi si de-finiscono, si ri-modellano, si com-prendono, si amano e si attuano, acquisendo lo spazio-tempo nella storia-vita.

La dinamica eco-biostorica, come il processo della vita, è un effetto d’amore, poiché è un incontro che escludendo/includendo fa mantenere vivo, coeso, il molteplice nell’uno e l’uno nel molteplice.

La morte in tale sistema è vista solo come un difetto di ricezione nella comunicazione tra i tre attori-spettatori-abitanti della vita. Il rumore nella trasmissione comunicativa, crea le distorsioni informative che danno luogo alle perdite di co-abitazione come l’assenza di comunicazione tra il tutto e le parti e tra le parti e il tutto.

L’informazioneiii appare oggi come la radice di tutto il processo ordinativo del cosmo che riapre all’idea-emozione di un Dio-Parola.

La morte fa parlare di vuoto come silenzio di Diosilenzio del campo silenzio della coscienza. Il silenzio è la perdita dell’eco storico, quale filo-trama della memoria dialogica che rende ordinata e coesa la vita nell’uno/tutto. La perdita dell’ordine, come perdita del senso-direzione nella dinamica del divenire, apre al processo di entropia.

Ma lo stato della morte non è assoluto, definitivo nella sua forma, poiché in tale perdita di co-abitazione e avvio del processo di de-composizione, si innesca un salto d’insieme come processo di sintropia che dà luogo ad un nuovo livello di co-abitazione, si pensi alla decomposizione del corpo che apre ai vermi, ai mosconi e alla terra.

In questi processi di acquisto/perdita di coesione che tendono al futuro, le differenti morti si stemprano e si annullano in gradi nuovi di echi di informazioni.

L’alito-eco informativo, come quel quid di tempo 0, che dà il là alla vita, apre all’infinito di Dio, l’alfa e l’omega della storia, da cui tutto parte e a cui tutto si ri-con-duce.

Importante è sottolineare che tale visualizzazione, ponendosi come una carta di lettura di un non dimostrabile (piano dell'u-topia), è fortemente ideativo-emozionale e potrebbe suscitare, nei lettori agnostici, sacche di scetticismo, particolarmente in chi è saldamente avvitato intorno ad una lettura uni-dimensionale, di solo mondo fenomenico. Ma l’essere scettici intorno ad una definizione, non autorizza a non credere in una realtà che trasborda la dimensione dell’esperimento. Se così fosse, non ci sarebbe nuova conoscenza.


Il ruolo-funzione eco-biostorico dell'U-topia

L’invisibile, non è un fuori il visibile, anonimo e lontano anni luce, ma un dentro il visibile, come un grado superiore di complessità che non è stato ancora conosciuto e che non sarà mai totalmente conosciuto.

Ogni conoscenza, apre ad un campo nuovo di non conoscenza; più l’uomo apprende e più scopre di non sapere. In tale consapevolezza consiste lo stato di umiltà del ricercatore. C’è un rapporto proporzionale tra le quantità/qualità di conoscenza e le quantità/qualità di non conoscenza.

Per ogni costruzione di sapere, si apre una sacca-nicchia di non sapere. Solo una mente superficiale, malata di sé, può pensare di possedere tutto lo scibile, intorno ad un alunno, una pianta, un leone, un pianeta, una dinamica gravitazionale, un vissuto, un’emozione.

In tale mostrarsi dell’in-conoscibile si deposita nella mente umana il vincolo ragione/cuore, quel intimo legame che non piacque al saputello Caino e che, al contrario, affascinò la mente critica di E. Kant, tanto da farlo parlare di doppia via nel processo di conoscenza con un doppio campo del sapere il visibile e l'invisibile:

  • l'io-mondo e Dio; il possibile e l’impossibile; il praticabile e l’impraticabile; il fenomenico e il noumeno.

La constatazione del legame idea/emozione può colmare la frattura tra Scienza e Fede, avviata dalle logiche egocentriche umanistico-rinascimentali che nacquero dal bisogno storico di spezzare il vincolo di tirannia tra Stato-Chiesa; ma, nel tempo, scindendo e contrapponendo hanno prodotto l’io frantumato, perso in un mondo senza Dio e di riflesso una scienza frantumata, persa in un mondo senza io.

Risalire la corrente della perdita è la fatica che si richiede all’umanità del 3° millennio. Il risalire impone l’indagine intorno alla costruzione della coscienza, come la consapevolezza di essere un tutto che sa di essere nel Tutto [Panikkar, R. 1993].

L’organizzazione epistemologica biostorica ponendo il rapporto inscindibile uno/tutto, come la dialogica vitale, vuole aprire un campo di riflessione sulle organizzazioni di significato che fanno da sfondo alla scelta d’azione.

Nel gioco comunicativo:

  • io-mondo-Dio, le stesse azioni sono semplici risposte al movimento della Vita. Il saper rispondere è in relazione alle ampiezze cognitivo-emozionali che fanno da campo di colturaiv da cui nasce l’azione. 

Coltivare l’azione impone il coltivare la mente-cuore!

Le differenti tipologie di colture portano alle differenti menti-azioni. Si può così comprendere come la palestra della mente, quale luogo dell’esercizio della libertà di costruzione del campo di coltura, come il prima dell’azione, diviene la nuova frontiera educativa per la Società Planetaria.



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iVisione di uguaglianza, è la pretesa di rendere tutto identico e uni-forme, Abele ha un modo difforme di posizionarsi nella vita e in tale essere differente si mostra agli occhi di Caino un soggetto inadatto, tanto da essere soppresso. L'uguaglianza è un'astrazione che permette di cogliere le somiglianze storiche, è un affermazione di posizione, ad esempio, essere uguali di fronte alla legge, ma di fatto non è uno stato della natura. Ogni stato vitale è unico, per sempre, mai identico e sempre aperto alle variazioni di campo che danno le armoniche sfumate delle novità storiche.

ii L’isola, da un punto di vista geografico si pone come un’area di terra che è racchiusa in una frontiera di mare; indica quella capacità della mente umana a costruire le gabbie di isolamento tra l’io e il mondo, gabbie che si rivelano come prigioni di egoismo e di insensibilità. Essere insensibile, cioè non avere più la capacità a sentire, ascoltare la dinamica della vita. Questa è una forma di morte cognitiva.

iii Informazione come azione che prende forma, azione che nel compiersi dà la forma allo spazio-tempo. Le forme sono le differenti realizzazioni cosmiche che si mostrano all’occhio-mente lettore.

iv Il termine coltura, solitamente usato per le azioni agricole, è esteso alla coltivazione del pensiero, visto questo come un terreno da cui nascono le azioni-emozioni che danno lo spazio-luogo alle risposte-scelte storiche personali e sociali. Un terreno-mente ben organizzato e ben informato, si presenterà storicamente più preparato ad affrontare le incognite del domani, poiché avrà più possibilità di risposte su una medesima azione. Le possibilità, amplificando le tipologie di risposte, rendono più ampie le ipotesi di risoluzione di una singola difficoltà. Spesso l’assenza di un modo di risposta rende ansiose le nostre scelte. Nel campo educativo, si dovranno tenere sotto osservazione i detti, come le acquisizioni di informazioni, e i sottintesi, come i piani dei non espressi, non dichiarati che entrano a pieno titolo nella costruzione della spugna del pensiero. Tale capacità duale di visto-non visto, di detto-non detto renderà più attenta e sfumata la capacità d’osservazione dell’occhio lettore, sia esso docente, politico, sacerdote, genitore, amico, fratello, vicino. I gradi di finezza dell’occhio, implementeranno il benessere nella dialogica, come un entrare nei bisogni emotivi e cognitivi dell’altro, per potenziarlo di significati e di riflesso potenziare il senso storico della propria azione: l’io che va verso il tu, il tu che va verso l’io. In tale incontro si costruisce la dialogica storica, come un divenire insieme.






© 2013, Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -



Pagine collegte (7): 1. Quaderno 2. Gerusalemme 3. Abramo 4. Giacobbe e Isaia 5. Cristo 6. Paolo Bibliografia


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