1. Gerusalemme


Costellazioni di significati per una topologia del Pensiero Complesso

Antonia Colamonico © 2006. Il Filo S.r.l. – Bari






Prefazione



Il quaderno scritto nell'agosto 2006, prese il via dal conflitto israeliano-libanese (12 luglio 2006 - 14 Agosto 2006) che fu il fatto storico di partenza, quale appiglio-nodo informativo, per isolare una cresta storica, non sulle operazioni belliche, né tanto meno sui fattori del conflitto, campi d'indagine, questi, degli strateghi militari e degli storiografi ufficiali; ma unicamente sulle linee-trame di tendenze fattuali.

L'obiettivo fu di flettere lo sguardo/mente dell'osservatore verso uno spazio utopico di geografia mentale a indirizzo multi-prospettico, sgombro dalle strettoie delle logiche comuni che, più o meno consapevolmente, fomentano con le loro automatiche generalizzazioni, gli schieramenti di parte.

  • Ogni generalizzazione, se svincolata dal campo astrattivo dell'elaborazione mentale ed applicata sommariamente ai fatti concreti, si pone a gabbia cognitiva che rende ristrette, spesso pregiudizievoli, le letture fattuali, impedendo il guardare negli occhi la vita. Si pensi ad una conversazione in cui l'interlocutore è ingabbiato in una definizione a-priori che rende inutile il suo colloquiare, essendo l'ascolto un vuoto informativo.

Il conflitto-nodo è stato il pre-testo, concreto, per una ri-appropriazione, arricchita, d'identità storica, attraverso lo studio di una Etica gentile (sguardo al femminile), aperta alle molteplici sfumature dei significati (i codici sfumati).


Una palestra della mente, dunque, per riscoprire gli intrecci tra i campi degli immaginati-ideati, quelli dei valori-significati e quelli delle letture-risposte, nella costruzione degli eventi.

La lettura del quaderno non è semplice, richiede una rielaborazione, un impegno a voler comprendere, ma al lettore che si fa il campo-terreno degli echi informativi, si ricorda che c'è il tempo dell'attesa, in cui il seme ha lo spazio per germogliare, ed è in tale luogo del non visibile che la mente, autonomamente, pone in rete la privata geografia mentale con quella, anch'essa privata, dello scrittore:

  • il com-prendere è un dopo la lettura, richiede la capacità ad ap-prendere e quella a rimuginare, spiazzando i significati e le certezza, dentro e fuori, di sé.

Ogni lettura è un incontro che presuppone il con-senso del lettore a lasciarsi perturbare dal flusso informativo, autorizzando lo scrittore a fare spazio, negli spazi segreti della mente, senza opporre una resistenza, lasciandosi destrutturare per meglio capire. Quel meglio, segna il limite/frontiera che permette l'evolversi della conoscenza da ap/preso a  com/preso (logica mente/cuore di Spazioliberina) in un'autentica com/unicazione. Questa è dono di sé, tra l'io-lettore e l'io-scrittore, che vicendevolmente su quel confine di bene storico, hanno intrecciato gli echi informativi, come uno spezzare il pane del sapere, proiettandosi insieme, così annodati, nelle incognite del domani.



Acquaviva delle Fonti, 7 giugno 2013

Antonia Colamonico


© 2013 - Antonia Colamonico



Ripartendo da Gerusalemme



Perché Gerusalemme?


Gerusalemme, oggi più che mai con il conflitto israeliano-libanese (2006), sembra porsi come l’alfa e l’omega della Civiltà.

Luogo di partenza e di approdo insieme, sospeso tra il vecchio e il nuovo che si intrecciano e si scindono; tra l’umano e il divino che si rivelano e si comprendono.

Gerusalemme ha svolto da sempre nella storia un ruolo importante, in quanto è stata vista come un nodo geografico d’importanza vitale; prima per l’identità culturale della Civiltà Mediterranea, poi per quella Occidentale, infine oggi Mondiale.


Nell’immaginario collettivo essa rappresenta il luogo, bellissimo, dell’incontro delle tre religioni monoteiste che si riconoscono nel Dio di Abramo.

Lo stesso Abramo è considerato il capostipite dell’Ebraismo, del Cristianesimo e dell’Islamismo, per cui le tre grandi religioni sono tra loro germane, cioè sorelle.


Nell’ambito di una famiglia, la madre sa bene che se ha tre figlie, ogni figlia è una storia a sé, con tre dinamiche differenti di vita che ne vincolano la libertà-identità; così le tre religioni, sono come tre belle fanciulle, sorelle, con tre anime differenti, a volte dallo sguardo simile, ma poco assimilabili l’una all’altra, allo stesso modo dei ciottoli di un fiume che resteranno per sempre un uno/insieme.


Isolare l'errore

lenti di lettura
Uno degli errori storico-concettuali che bisogna subito isolare per avviare questo viaggio nell’organizzazione del pensiero, è quello di aver confuso nei secoli l’astrazione mentale con la realtà.

La capacità ad astrarre il mondo che cade sotto i nostri occhi è il criterio di conoscenza messo a punto dalla stessa mente umana per produrre i simboli, quali forme adattabili di realtà.
I simboli o forme di significato, per essere più precisi, permettono di percepire e di ideare le immagini di realtà che portano a saper agire nella stessa realtà:
  • Se l’immagine è un'ideazione e una riduzione della mente, di fatto essa non è la realtà, che nella sua dinamica biostorica, va ben oltre le capacità di lettura.

La mente, isolando l’immagine, tende a fermarla nel tempo in un fotogramma di vita che nel processo di lettura, di volta in volta, se ripresa fa visualizzare e identificare la realtà. Questa al contrario, come dinamica della vita, tende ad essere plastica, molteplice, sempre nuova nel suo procedere inarrestabile verso il futuro.

La realtà è il processo biostorico di naturalizzazione dello Spazio-Tempo che si presenta nelle sue forme vitali sempre unico e irripetibile, essendo uniche e irripetibili le nicchie spazio-temporali che danno il luogo e il tempo alle molteplici identità naturali.

Con una lettura biostorica ogni campo di realtà ha una sua oggettività spaziale limitata nel tempo che ne circoscrive l’inalienabile originalità e univocità di forma del creato:

  • come ogni alba è sempre nuova, così ogni uomo è sempre nuovo, ogni evento, ogni cellula, ogni idea… ma, nonostante il rinnovarsi delle forme vitali, permane la categoria o l’ordine di appartenenza che fa essere l’alba, alba; l’uomo, uomo; l’evento, evento; la cellula, cellula.

Si può parlare nel disordine della vita di un ordine informativo che permane come una costante nel tempo-spazio. La costante è la memoria storica intrinseca al processo vitale; oggi ad esempio si parla di DNA ed è questo che come memoria fa di un neonato un uomo.


Oltre il concetto di massa

  • Possono due foglie su di un ramo essere definite due uguali o due petali di una rosa o due stelle di una galassia o due lacrime di un occhio?

In natura non esistono gli uguali, ma solo, identità similari, affini, speculari che non sono assimilabili l’una all’altra, e qualora cercassero di esserlo, immediatamente darebbero luogo ad una nuova identità:

 - come l’incontro tra una madre e un padre che dà luogo ad un figlio, ma il figlio a sua volta è un’unità nuova.

Se in natura non esiste la ripetitività degli stati che rende omologati, standardizzati, è da tale errore concettuale che si dovrà necessariamente partire se si avrà voglia di gettare le fondamenta di una nuova società in grado di organizzarsi a livello planetario con un gioco dinamico, plastico, di inclusione/esclusione di insiemi di società/identità.

Processo di inclusione/esclusione

Includere o escludere, dal punto di vista sintattico, sono due predicati verbali che, secondo una logica che divide, implicano un’antitesi:

  • se è una, non è l’altra; per cui o si attua un’inclusione oppure un’esclusione.

Ma riflettendo e indagando meglio con una logica biostorica che tende, con E Morin, ad un pensiero connettivo:



  • i due predicati non si escludono, bensì si implementano a vicenda, secondo un gioco di significati in continua trasformazione, come un sistema di matriosche o, più semplicemente, un fiocco di neve di Koch che si presenta con un’area finita e un perimetro infinito.



 Fiocco di neve di Koch o stella/isola di Koch

 (Koch, H. von "Sur une courbe continue sans tangente, obtenue par une construction géométrique élémentaire" Archiv för Matemat., Astron. och Fys. 1, 681-702, 1904)




Inclusione idea di Dio

Ritornando alle tre religioni, esse sono tre modi differenti di dare corpo-veste all’idea di Dio che è inclusa nella stessa mente umana, quindi rivelata.

Importante è sottolineare che l’elaborazione della divinità è presente sin dagli esordi dell’Umanità in tutte le Culture, per cui la stessa mente umana contiene in sé l’informazione di Dio, che fa dichiarare la figliolanza.

Da tale informazione primordiale, nel tempo, ogni Civiltà ha elaborato e abusato intorno a Dio:

  • Elaborato, poiché in ogni nucleo o ceppo di civiltà si sono ricercati gli attributi o le  qualità di Dio.

  • Abusato, in quanto in tutte le società, dove più e dove meno, si sono compiute autentiche ignominie in nome di Dio. Basti ricordare, così a caso, la notte di San Bartolomeo del 1572 con la strage degli Ugonotti.



  (Parigi: François Dubois - Massacro della notte di San Bartolomeo, 23-24 agosto 1572)


Ignominie che hanno fatto assumere a taluni una posizione agnostica, finendo con il ritenere Dio il responsabile dei mali della Storia e quindi un quid da estromettere, da allontanare, da uccidere. Ma, anche allontanato Dio, le ignominie e gli stermini si sono perpetuati, forse perché è nell’uomo che risiede il germe della malevolenza.

Conoscendo e astraendo la realtà

La mente umana, conoscendo e astraendo la realtà tende, di fatto, a ridurla ai suoi modelli cognitivii, negandole dignità ad esistere nella sua complessità e diversità dei modi naturali, come quel surplus che si pone oltre gli stati di lettura:

  • La riduzione a sé, quale capacità a comprendere, produce l’esaltazione del sé come la consapevolezza dell'abilità e della capacità ad intervenire con la personale intelligenza sulla realtà storica. Nasce da ciò un senso narcisistico con la conseguente voglia di dominio, lo stato di potere.

È proprio dalla salvaguardia del potere acquisito e pietrificato che nascono le presunzioni d’instaurare i piani di passato che sono un andare contro natura, essendo la storia un procedere verso il divenire che, soggetto alle alee di campo dei non attesi, dei non previsti [Morin, E. 2001], si apre alle soluzioni nuove.

  • L’errore che continuamente si compie, nella storia, è quello d’identificare l’osservatore, quale soggetto che attua la lettura, con l’osservato, quale oggetto di lettura, unificando e confondendo il piano di lettura e quello di realtà che sono e resteranno per sempre due distinti.

L’uomo, come osservatore-attore-abitante della scena storica è un sotto-insieme dell’insieme universo e in matematica il sottoinsieme è un di meno dell’insieme che lo contiene.

Il dualismo contenuto/contenitore impone delle regole logiche rigorose:

  • il mio corpo è contenitore universo del mio fegato, della mia colecisti, della mia milza, del mio pancreas, dei miei polmoni e del mio cuore.
  • La mia colecisti a sua volta è contenitore della mia bile. Non può essere ridotta la mia realtà al solo pancreas o alla sola bile, anzi un pancreas isolato è una ghiandola che non può essere chiamata, uomo.

Esistono dei principi logici che non possono essere negati o utilizzati indiscriminatamente, senza inficiare le medesime letture.

Le tre religioni hanno un rapporto di parentela che non va confuso con quello d’identità e la stessa identità, a guardar bene, è relativa ad ogni singolo credente che ha un suo modo singolare, intimo, privato, esclusivo di percepire la figliolanza con la relativa divinità/umanità.


Univocità dello stato di vivente

Nella soggettività storica dell’esistere si estrinseca la libertà che fa di quel soggetto-attore-abitante un vivente che occupa uno spazio-tempo definito e che gli fa assumere un nome che si fa contorno-isolato del suo essere storico.
  •  Antonia, Olimpia, Marisa, Giovanni, Miria, Tobia, Lucia, Annamaria, Felice, Marcellonon potranno essere assimilabili ai loro omonimi di ogni tempo e di ogni spazio, perché essi sono espressione unica, esclusiva della dinamica vitale ed occupano una porzione di spazio-tempo che è la loro esclusiva nicchia storica che nessun altro potrà occupare.

Si può in ogni attribuzione di significato distinguere un contenuto e un contenitore che delimitano lo stesso significato, dandogli una duplice dimensione di dentro/fuori (visone a fuoco sdoppiato).

Ogni concetto, parola, uomo, fiore è un dentro/fuori, ma anche ogni forma è un dentro/fuori, così pure ogni religione e ogni soggetto che professa il proprio credo:

  • Il fuori o contenitore de-limita il campo di esclusione/appartenenza, quale insieme allargato che traccia la linea del confine di senso.

  • Il dentro o contenuto è il campo ristretto che costituisce l’identità/diversità, come singolarità/unità di sotto-insieme.


Topologie di individui storici

La singolarità dell’individuo delimita l’area d’indipendenza, come il bacino d’azioneii della sua libertà dal campo-nicchia di appartenenza che ne costituisce la particolarità. La libertà s’interseca con l’area di dipendenza relazionale, funzionale all’insieme che lo contiene, come sacca o casa storica [Capra, F. Steindl-Rast, D. 1993]. Per essere più semplici è il rapporto, ad esempio, che lega Antonia alla famiglia Colamonico e questa a quella italiana e questa a quella europea e questa infine a quella umana.

Ogni individuo ha in sé gradi più o meno (+ o -) ampi di libertà/dipendenza che coabitano e si perturbano a vicenda, dando gli echi informativi di benessere/malessere.

Per comprendere questa duale dimensione della vita, bisogna per un attimo soffermarsi a riflettere sulla differenza di significato del legame individuo-massa e individuo-rete. In un rapporto di relazione l’individuo, come soggetto storico, se si pone nella massa si annulla, se si pone in un’organizzazione a rete si esalta. Ad esempio, il ragazzo che si perde nel branco e smette di esercitare una qualche funzione storica, rinunciando così al ruolo d’individuo; mentre in un’organizzazione a rete egli come nodo, svolge una funzione partecipativa alla crescita del sistema comunicativo. In breve, con la sua particolare identità fa sì che la rete sia arricchita, implementata da una serie di contributi che solo lui sa e può dare.

In una struttura a massa non si riconosce valore al singolo, ma il non dare, implica anche il non ricevere (effetto di ritorno), quindi si nega di fatto la possibilità di dialogo quale arricchimento per tutto l’insieme. Viceversa in una struttura a rete, ogni nodo è funzionale, dunque importante, al perdurare di tutto l’insieme. Si pensi alle società democratiche che si sono implementate in forza del loro stesso dialogare.

Essere nodo impone il riconoscimento della dignità di esistere e di qui la possibilità per tutto l'insieme di poter apprendere dall’altro.

  • Un sistema massa è destinato a perire per implosione di idee, in quanto, se l’altro non ha nulla da poter dare, col tempo, le idee non saranno rinnovate e di conseguenza invecchieranno e moriranno.

  • Un’organizzazione a rete è soggetta a vivere, perché in grado di riprodursi, di moltiplicarsi per arricchimento di modi di vedere, di pensare e di agire (processo moltiplicativo).


Individuo-massa, individuo-rete

Da quanto sostenuto, si può ben comprendere che nella dinamica del dialogo eco-inter-religioso, l’individuo, con il valore a lui attribuito, gioca un ruolo importantissimo nella partita della Storia, in funzione del suo porgersi o come un individuo-massa o come un individuo-rete:

  • Se è individuo-massa c’è una spinta a rinunciare a pensare, perché c’è chi pensa per tutti e quindi a capire, a credere, a immaginare, a dialogare; da credenti si è trasformati in osservanti, come coloro che sono tenuti solo a praticare, a sottostare, a perpetuare; ma non a smentire, a comprendere e a rispondere al movimento della vita con la personale novità partecipativa.

  • Viceversa l’individuo-rete svolge un ruolo importante di centro/periferia nella dialogica della vita, con il doppio ruolo di emittente/destinatario nel gioco storico ed egli parlando-ascoltando/riparlando-riascoltando… impara a rispondere al divenire, lasciandosi meravigliare dalle incognite del domani.

Gerusalemme come nodo di partenza e di approdo si pone, oggi, come il luogo della rilettura dei differenti punti di vista, non per rinunciare alle personali identità, ma per appropriarsi di una visione più profonda e complessa della propria religiosità.

Religiosità che, aprendosi al dialogo, sia in grado di leggere l’insieme uno/tutto, come finito-infinito. Ma, ben inteso, il salto di prospettiva che apre ad una visione di Coscienza Planetaria, presuppone il superamento del laccio del potere che rende ipocriti di fronte al vero significato della vita e che fa attribuire a Dio le private ambizioni di dominio economico-sociale-intellettuale.

Quando nella Storia si sono messi in moto processi deleteri di pulizie etniche o religiose o ideologiche, di fatto, dietro tali fenomeni, si sono mosse delle enormi clientele economiche.


Attribuire a Dio il significato della propria azione, equivale a oltrepassare quel veto religioso a non pronunciare invano il nome di Dio.



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i Il modello è una carta di lettura, come ad esempio la piantina della città che non è la città. La funzione della carta-modello è quella di facilitare l’orientamento nella realtà.

ii Il bacino di libertà è l’area o lo spazio del movimento che si ha nell’azione, con le possibilità diversificata di risposte alla vita. L’area è in relazione ai gradi di libertà dell’intero sistema relazionale io/campo. Ad esempio se devo recarmi a scuola e ci sono, dal punto in cui abito, sette vie differenti per arrivarci, il bacino di libertà è dato dal numero di possibilità, sette, su cui posso decidere di scegliere. La scelta a sua volta è vincolata alle scale di opportunità e al tempo di azione. Se ho un ora, potrei scegliere la strada più lunga ma panoramica, ma se il tempo è di soli  dieci minuti, obbligatoriamente la più breve, anche se la più faticosa.



© 2013, Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -


Pagine collegte (7): 1. Quaderno 2. Abramo 3. Caino 4. Giacobbe e Isaia 5. Cristo 6. Paolo Bibliografia



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