Biostoria quaderni

Idea Editoriale

Di(a)logiche in "progress"
Processo di scrittura a campi-reti "aperte".
Il saggio prende forma di sito, per superare il confine del libro.
Aperto al Mondo, come pagine di un quaderno da sfogliare,
in una nuova democrazia. L'autrice


La Società della Conoscenza

Alla Palestra della Mente

Quaderni di Biostoria: n° 4



Costellazioni di significati

per una topologia del Pensiero Complesso


Antonia Colamonico © 2006. Il Filo S.r.l. – Bari









Il quaderno è frutto del percorso d'apprendimento - Cenacolo della paroladel Centro Studi Palestre della Mente (Acquaviva delle Fonti), diretto e coordinato dalla Prof. Antonia Colamonico,
p
edagogista ed epistemologa della Scienza & Metoto Biostoria (Biohistory of Knowledge).

Si presenta come un viaggio esplorativo, partendo dall'attualità, per provare a riflettere sui paradigmi concettuali che fanno da sfondo cognitivo nell’organizzazione degli eventi e dei significati.

Certo non si possono ritenere esaustivi i temi trattati, ma solo semplici tracciati, esili appigli, per iniziare un approccio esplorativo sui modi organizzanti del pensiero, per imparare a saper guardare alla dinamica del divenire con un occhio attento alle alee di campo che innescano i mutamenti dei sensi-direzioni storici.

L'ideazione dell'indagine parte dall'aver isolato, con l'osservazione biostorica (A. Colamonico, 1998), la funzione storico-semantica della parola, quale particella  topologica che apre spazi negli spazi della mente e per riflesso della vita, letta come il campo allargato di ricaduta degli eventi-fatti.

L’obiettivo è quello di provare ad alzare lo sguardo (2° livello della coscienza) per leggere con l'occhio eco-biostorico le dinamiche fattuali che fanno di ogni evento un uno-tutto, in rete, della spugna storica (A. Colamonico, 1993).

Spugna che, come il carsismo pugliese, è fatta di creste, gli accaduti; di vuoti, i non attuati; di echi, i segni informativi e di silenzi, i non ancora immaginati o, semplicemente, i taciuti che pur non essendo stati espressi, lasciano un’orma-impronta nella struttura della Vita con i sensi espressi e quelli latenti.


Imparare a gestire la Complessità è uno dei traguardi a cui tendere non solo nell'insegnamento, ma principalmente nell'esercizio di abitante della vita; tuttavia la gestione del molteplice che si vincola e s'implementa, perturbandosi nuovamente, richiede una mente osservatore a sua volta complessa e sintropica, che sappia vedere il vicino/lontano; porre in rete le dinamiche passate-presenti-future; invertire il senso di lettura ed emozionarsi di fronte alla Vita, comprendendo gli errori e gli slanci pubblici e privati.

Lo studio della scienza & metodo biostoria può essere inteso come un viaggio esplorativo intorno alla dinamica organizzativa del Reale, letta con un occhio-lente multi-dimensionale e multi-disciplinare che cerca di ricomporre l'integrezza della visione vitruviana (L. da Vinci) di Uomo Rinascimentale.

Ogni  acquisizione di realtà è un gioco visivo-immaginativo di chiaro/scuro con zone di luce, zone di ombre e zone di buio, i salti cognitivi  (A. Colamonico, 2002) con le aree degli spazio-tempi attuati o semplicemente pensati.

Iniziare a leggere la vita, come un uno-tutto che ingloba in sé gli eventi e le attese di evento, i piani di costruiti e quelli di immaginati, fa sì che si possa elaborare un occhio-mente di lettura a cinque dimensioni che si struttura su più campi-finestre d'osservazione, contemporaneamente, in grado di poter attuare i salti logico-semantico-disciplinari che aprono ai significati e modi nuovi.


Un occhio attento, plastico, privo di pregiudizio (lo sguardolente ad apertura logica continua di Spazioliberina), più vicino alla dinamica di naturalizzazione dello Spazio-Tempo che fa dell’infinito un finito, che si presta ad essere:
 appellato, collocato, datato in una nicchia-forma-nome d'identità che fa di quell'isolato un reale storico  identificato, narrato, ispezionato e accolto-amato come il lato altro della vita che entra in relazione con l'io-osservatore:





Buona lettura!


Antonia Colamonico


















"Le cose visibili possono essere invisibili. Se qualcuno va a cavallo nel bosco, prima lo si vede, poi no, ma si sa che c'è, nella
Firma in bianco, la cavallerizza nasconde gli alberi e gli alberi la nascondono a loro volta: tuttavia il nostro pensiero comprende tutte e due, il visibile e l'invisibile. E io utilizzo la pittura per rendere il pensiero visibile."
R. Magritte










Sito: Biostoria

(Biohistory of Knowledge)



© 2013, Antonia Colamonico - Vietata la riproduzione -










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Indice
del saggio



Lo spazio topico: il campo dell’io

Lo spazio atopico: il campo del tu



Lo spazio utopico: il campo dell’infinito




Nota dell'autrice:

Il quaderno, per volontà dell’autrice, è messo in rete, anche in formato pdf, per una maggiore e più democratica diffusione delle idee, confidando nel fatto che chi utilizzerà le informazioni, avrà la delicatezza di citare la stessa.

Ogni scrittura è un seme e ogni lettore è un campo, in cui quel seme mette radici aprendosi alle nuove gemmazioni, fioriture.

"... Ogni gemma-idea si annoda su una pregressa conoscenza, formando dei veri nidi cognitivi, funzionali al progresso scientifico-tecnologico-economico... dell'intera umanità, non essendoci in simile organizzazione naturale né frontiere, né confini ma esili filamenti gemmati come rami di pesco offerti a chi sa essere in grado di coglierli e trasformarli in conoscenze condivise. In tale visione allargata e stratificata non hanno più senso le signorie intellettuali, poiché la capacità di osservare non è un fatto di stampi in serie, come copie anonime di cerveli-menti prive di identità e quindi di storia, ma prerogativa di singolari intelligenze in grado di saper vedere, secondo un soggettivismo storico-epistemologico:

  • Come un vento, libero di vagare, la compressione aleggia e trova casa nelle mente-cervello di chi è attrezzato a vedere, non tanto per capacità cerebrale, quanto per sensibilità emotiva che si fa poi cognitiva. Cum-prendere implica l'azione di annullamento del sé che rende antenna la privata spugna mentale. ..." Da A. Colamonico. Lo sguardo e la mente di Carmelo Colamonico. © 12 Maggio 2013.




 

Fuori Campo: la pagina di Spazioliberina

  - Pronto Don Agostino, sono Alessio, sono a Conca Specchiolla, c'è uno spettacolo da brivido...

Agostino si apprestò ad uscire, mentre col pensiero scorreva ogni parola di quella telefonata, come i grani del rosario del venerdì.

Lo spettacolo che si porse ai suoi occhi, su quella spiaggia di scogli misti a sabbia, era un film senza colore, come quelli di Rossellini, quando nel dopoguerra proiettava il volto nascosto della guerra.

Altra gente era accorsa, tutto il paese si stava mobilitando. Decisero di dividersi in piccoli gruppi e di percorrere la costa, lui si mosse verso sinistra, dove la sabbia prendeva il sopravvento sugli scogli, rubando loro la supremazia. Il cielo era grigio come l'acqua torbida, in cui si intravedevano alghe strappare dal fondale. Certo il giorno prima con quel tempaccio e quel vento di scirocco il mare si era fatto grosso e rumoroso, tanto che se ne sentiva l'eco dalla sacrestia.

Ogni passo si fermava, non distogliendo gli occhi dalla riva, guardava a destra, poi a sinistra e ogni tanto un grido rompeva quel silenzio cupo: - Eccone un altro!

Fu così che apparve, semi sommersa dalla sabbia, quella camiciola bianca che si confondeva con la spiaggia; comprese lo stato d'animo di Noè dopo il diluvio, era un corpicino di bambina di qualche mese.

Gli si accostò senza toccarla, era piccola, piccola e tutta sola in quella veste bianca che una mamma aveva cucito con tanto amore. Era fredda, lo si capiva dal colore; le palpebre abbassate tracciavano una linea tenue e il nasino e la piccola bocca aperta all'ultimo respiro.

Se ne era andata dolcemente, senza disturbare le polizie del mondo con la sua clandestinità di bimba senza identità.

Un vuoto scavò il cuore di Agostino, certo la valle di ossa secche che si mostrò al profeta doveva essere come quella spiaggia, piena di corpi trafugati alla vita. Anche lui, nuovo Ezechiele, si chinò a raccogliere tra le braccia quel corpicino e provò a soffiare l'alito della vita, percependo un lieve tremore a mo' di saluto, mentre un carabiniere gli si accostava dicendo: - ne abbiamo raccolti circa ottanta, don Agostino.

Solo allora il pianto, iniziò a farsi spazio nella gola di tutto quello strazio, voluto dai cuori di pietra di tanta grassa civiltà.


Nota dell'autrice:

La povertà non si può affrontare con le frontiere e i recinti, non si può impedire ai popoli di essere liberi e di ricercare una migliore condizione di vita. Se si vuole combattere l'emigrazione necessita costruire una Società di Giustizia, la sola in grado di sconfiggere la fame!

mercoledì 6 aprile 2011 Da IL GRIDO... per tutti i morti in cerca di patria.