6. Paolo



Il nodo-chiave


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"...e ad un tratto ebbi la consapevolezza di uno sdoppiamento di pensiero. Percepivo due ricordi di esperienze vissute, conservando la consapevolezza del presente, era come se tre presenze indipendenti di me si stessero incontrando in quel secondo di realtà.


Mi fermai molto emozionata e mi mise seduta, per analizzare quello che stava accadendo. Avevo avuto una percezione a tre dimensioni di spazi, di tempi e di emozioni. Erano tre quanti informativi di realtà passata e presente che si stavano intessendo. Per fissare sulla carta l'accaduto, mi improvvisai poeta, però era necessario trovare un modo per rendere la simultaneità dei tre ordini di pensieri e provai a scrivere una composizione di parole e immagini, in quanto non mi bastava un codice lineare.

Nacque così la lirica Assenze... dopo scrissi "la chiave" con il ciclo de "le filastrocche di Spazioliberina" e "Fatto tempo spazio". Piano piano, stavo cominciando a riflettere sulla possibilità di visualizzare un’organizzazione della conoscenza di tipo spaziale.

Misi subito a fuoco che il limite ad una visione allargata che oggi chiamo approccio biostorico, era l’utilizzo di un semplice codice alfabetico e per questo lo affiancai a delle visualizzazioni grafiche o geometriche.

Iniziai a scarabocchiare fughe di linee, cerchi, punti, slogan di parole e mi resi conto che ormai la mia mente era in grado di vedere gli enunciati, di proiettarli in tempi e spazi passato-futuri e di elaborarli in ordini differenti di lettura.

 Isolando quel processo frattale di conoscenza, sono giunta inconsapevolmente a visualizzare un ordine complesso di lettura, velocissimo, fatto di ombre e luci, di presenze e assenze, di vuoti e pieni, di vicini e lontani; ordine che permette di cogliere il tempo dello spazio, come proiezione infinita di quanti di storia.

Si dice che la nostra sia solo una percezione tridimensionale e che non ci è data la visione del tutto vitale. Ma il non vederlo non significa che non si possano cogliere briciole di tutto
, frammenti di ordini complessi che trascendano i limiti funzionali. Piccole porzioni di cosmo che strutturandosi in atomi e poi molecole, abbiano insieme volume e storia, spessore e tempo."

Da A Colamonico. Biostoria, premessa. Il Filo, Bari 1998.


Buona lettura!


Acquaviva delle Fonti, 15 giugno 2013

Antonia Colamonico


©
2013 - Antonia Colamonico






Il carsismo in pittura.


(Giovanna Lentini, Elogio dell'imperfezione. 2013)



La missione di Paolo



Perché Paolo?


Paolo di Tarso rappresenta lo stato di chi scopre una nuova linea evolutiva della verità, ma si scontra con la stupidità del mondo, che lo pone a margine da sé. Nella sua esperienza di vita, Saulo misura concretamente la cecità. Egli divenuto cieco, sperimenta fisicamente il significato delle tenebre. Le tenebre che rendono buia la scena della Storia.

Egli è un quasi privilegiato nell’essere un greco che ha in sé il valore politico della polis, un ebreo che ha in sé il valore religioso della appartenenza a Dio, un romano che crede nel valore dell’universalità della storia. Egli incarna le leggi dello Stato e di Dio. Uomo timorato che in virtù del suo credo, perseguita la famiglia dei cristiani che portano il disordine nel mondo. Ma sulla ragionevolezza di questo uomo giusto, interviene l’azione miracolosa del Dio dell’Impossibile.

Paolo rappresenta l’incontro del Caino e dell’Abele che è in ogni uomo; l’incontro tra la logica razionale e quella emotiva che risiedono nei due emisferi della mente. In lui, con l’azione dell’infinito, si mette in moto la dialogica mente-cuore che fa del timorato, un coraggioso. Egli acquisisce, così, un equilibrio e una tale chiarezza nel giudizio da essere posto al fianco di Pietro, nelle dispute giuridiche dei primi cristiani sulle abitudini comportamentali.


La ricchezza del testamento gnoseologico di Paolo, a noi pervenuta, è una fonte di continua messa in discussione dell’ovvietà, dello scontato, del dato certo, del sentito dire. Nel suo insegnamento egli pone un nuovo modo di guardare che parte da una più ampia visione di democrazia.

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Topologia della democrazia


La democrazia, come governo del popolo che nella cultura greca indicava lo status di uomo libero, non è, per lui, un modo di esercitare lo status di cittadino, limitato alle genti romane; bensì un modo per tutta quanta l’umanità. La vera democrazia non può dirsi tale se è circoscritta ad un solo luogo, come un dentro le mura di una cerchia di privilegiati. Essa ha bisogno di viaggiare e di valicare i confini del centro, per farsi periferia.

http://ideeinmovimentoroma.blog.tiscali.it/files/2012/01/scuola_atene.jpgLa sua visone giuridica greco-romano, sulla via di Damasco, si arricchisce di una componente nuova, profonda e piena di significato, che fa della libertà non un semplice status giuridico, ma il modo di essere della mente-cuore. Egli scopre, in quelle ore di buio, la libertà della coscienza, come l’abito mentale a cui ogni uomo-cittadino dovrà tendere, perché porta a sentirsi liberi rispetto al, al mondo, a Dio.

In lui si attua il passaggio dal piano razionale che pone l’essere libero, al piano emotivo che pone il sentirsi libero. Egli, lavorando sulla sfumatura di significato costruisce l’anello di congiunzione tra il piano politico e quello etico, gettando le basi dell’idea moderna di democrazia.

La stessa periferia per lui assume tre significati:

  •  la periferia della Terra che ingloba in sé tutte le genti di tutti i tempi-spazi;
  • la periferia della ragione che riassume tutte le idee dalle più complesse alle più semplici;
  • la periferia del cuore, come tutti gli stati d’animo.
Ogni uomo, ogni idea, emozione, intenzione, azione dovranno essere liberi. Dovranno essere il risultato di una libertà di scelta che fa assumere la posizione storica di fronte alla vita.

È nella scelta che si esprime il giudizio. Questo spiega il suo grande entusiasmo che lo porta a scrivere a tutti della scoperta del nuovo grado di profondità che permette di trasformare il siete liberi, come un fatto esteriore, in siate liberi come una dimensione interiore:

  • Il siete è un costruito, un dato di fatto che una volta posto lo è per sempre;
  • il siate è una possibilità che si pone come un costruendo, un dato di divenire che di volta in volta va riproposto, dipanato, rigenerato.

Non esiste una libertà definitiva che valga per sempre, ma tante libertà per i tanti momenti della vita. Non esiste una democrazia che è assoluta, ma tanti gradi differenti di democrazie; così facendo egli introduce una libertà e una democrazia che si misurano continuamente con i lacci della tirannia e dell’ipocrisia. Come il gioco di un gatto che si morde la coda, tirannia e libertà si inseguono a tondo.


Topologia della libertà


La topologia dell’interiorità/esteriorità della libertà è la grande scoperta che egli mette a disposizione di tutte le genti, di tutti i futuri storici. In ciò è la sua modernità.

Le sue genti non rappresentano la massa come la perdita dell’identità soggettiva, si pensi alla massa di pane in cui la farina, l’acqua, il sale e il lievito, smettono di essere tali. Le sue genti sono tante unità di mente-cuore, che esercitando la libertà di giudizio, si ritrovano legati in comunione a uno/rete nella figliolanza a Dio che è padre di tutti e nella fratellanza di tutti, perché figli dell’unico Dio. è ancora quel concetto di nodo-rete che ritorna. In lui le periferie, come le varie derive del mondo e dell’io, si fanno centro del mondo e dell’io. In tale dialogica di centro-periferia si estrinseca la capacità di saper essere l’uno-tutto della Storia.

Ma, avverte continuamente, una volta conquistata la libertà, siate vigili, poiché è soggetta all’erosione del tempo. Di nuovo l’entropia del nichilismo che ritorna, che fa di una libertà, una schiavitù, una comodità che non nasce dalla scelta, ma dall’economia di spesa che è forma subdola di egoismo. È l’economia di spesa cognitiva, che introducendo le generalizzazioni, impedisce di ascoltare, di guardare, di gustare, di immedesimarsi in ciò che è posto di fronte.

La posizione di lettura della coscienza è uno stare a guardare, come un occhio Egli, i movimenti e i bisogni dell’io, del mondo, di Dio che chiedono di essere conosciuti, amati in tutti i momenti nuovi di ogni vita.

Si pensi ad una mamma che guarda il suo neonato, ne spia i vagiti, per comprendere se ha fame o se sta solamente vocalizzando.

Paolo, in questo valicare le mura fisiche della città e invisibili della mente-cuore, che lo porterà a Roma, per informarla dell’importanza della nuova visione di futuro, riconosce la pari dignità a tutta quanta l’Umanità, in nome, non dell’appartenenza ad una gente, ma della figliolanza in Dio che rende tutti fratelli.

Di qui la sua missione di divulgatore della democrazia, che gli farà sostenere l’illegittimità delle schiavitù giuridiche, economiche, intellettuali, morali, religiose.

Nel primo libro di biostoria [Colamonico, A. 1998] ebbi modo di sottolineare come il processo storico è un processo di democratizzazione dello Spazio-Tempo che permette di dare il luogo alle diverse forme della vita. Tale processo di naturalizzazione che fa assumere ad esempio al vapore la dimensione di nuvola; alla gemma quella di frutto; al bambino quella di uomo, impone nelle tre forme di vita, una scelta di significato

  • La nuvola, il frutto, l’uomo per assumere l’identità storica, che permette loro di occupare uno spazio e consumare un tempo, dovranno emanciparsi dai campi-nicchie che li hanno posti, per essere se stessi.
  • Essere se stessi è l’essenza della vita a livello cosmico.

La democrazia è il processo di emancipazione che procede dal passato al futuro. Emancipazione che consiste nella presa d’informazione intorno al sé e intorno al campo-nicchia di sé. La presa d’informazione si chiama processo di conoscenza.

Alla base del processo di conoscenza c’è un quanto storico, come l’impronta informativa di Dio che dà il là alla dinamica evolutiva.

Il processo informativo è dunque cosmico:

  • la nuvola dovrà apprendere ad essere nuvola; il frutto, frutto; l’uomo, uomo.
Ogni elemento del Cosmo ha una linea evolutiva, quale memoria di un processo informativo che lo pone nello stato dell’imparare ad essere, a non aver paura di essere, a non permettere di non essere.

Tale processo si attualizza in tutti i tempi 0 di presente,
il tempo di Dio.

Il tempo 0 della storia ha un procedere inevitabile verso il futuro, in tale andare esso si divide e si moltiplica in una infinità frattale di tempi 0 che danno luogo ad una infinità frattale di spazi, nuovi. Tale andamento del divenire, non è scontato, non è determinista, in quanto nell’organizzarsi della realtà, i sistemi storici si perturbano vicendevolmente, come un toccarsi, un informarsi l’un l’altro del proprio esserci nel mondo:

  • ci sono, esisto, eccomi. Come quando il feto inizia a muoversi nel grembo materno, dando alla madre la sensazione dell’indipendenza, nella dipendenza del suo corpo.

Dall’informarsi si generano gli stati di Caos. Il disordine come constatazione del limite del proprio luogo, dell’essere insieme nella Storia. Il disordine fa paura a chi non sa leggerlo (occhio/mente lineare) e quindi gestirlo. Dalla gestione del disordine nasce il nuovo grado più complesso di ordine che amplifica la democrazia della Vita. Il non saperlo gestire, fa nascere la voglia a fermare la vita, aprendo al lato Caino che è dentro di sé.

La dittatura si implementa ogni qual volta in un sistema storico individuale e sociale, nasce la paura del futuro. Non esiste la dittatura in assoluto e la democrazia in assoluto. Esistono tante dialogiche dittatura/democrazia che vicendevolmente si intrecciano in funzione degli stati di ambiguità/chiarezza dell’io e del mondo.

Gli stati di ambiguità/chiarezza, rendono la storia un equilibrio instabile tra l’ordine e il disordine. In una visione cinetica, a campo allargato, la dinamica ha un andamento fluttuante, che pone l’apparire e lo sparire delle forme di libertà.

Su tale dialogica del divenire e del riproporsi continuo della dittatura/democrazia, interviene l’uomo di Tarso, che svela agli ebrei e ai pagani che sono dentro ogni uomo, i lacci di tirannia e gli slanci di democrazia, annidati (che hanno casa-nido) nelle logiche delle coscienze e degli Stati. Egli si fa apostolo della speranza di Democrazia Universale, vista come una triade dialogante:

  •  città/fuori città, coscienza/fuori coscienza, cosmo/fuori cosmo che tende alla perfezione di Dio, Infinito Amore.

Da ciò nasce il suo Canto alla Vita. Vita che non è scontata, che non si scandalizza dell’imprevisto e non condanna il diverso, non si rallegra della sfortuna del fratello, non si compiace della bellezza del suo stato nel mondo, non si lascia imbrigliare dalle consuetudini delle ipocrisie del mondo e dell’io.

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L’Inno alla Vita


È  un canto d’amore sulla bellezza dell’incontro:

  • Incontrarsi con i diversi io, per scoprire insieme la bellezza dell’essere unici. Sono i genitori, i fratelli, i compagni di classe, gli stessi amici delle scorazzate in motocicletta, i nemici, anche loro, che mostrano all’io la sua incapacità/capacità ad essere chiaro, che mostrano la bellezza dell’essere un unico tra gli unici. I giovani, non hanno bisogno di firme sugli zaini, sui pantaloni, sono essi stessi la firma di se stessi. È quella bellezza dell’essere di E. Fromm [1978] che sconfigge la teoria dell’omologazione delle menti e delle divise.

  • Essere liberi di vestire secondo il proprio modo di essere, secondo il proprio colore di essere. Se ami il giallo, vesti di giallo; se ami il blu vesti di blu, non esisterebbe altrimenti l’arcobaleno. Se ami la gonna a vita bassa, vai a vita bassa e mostra pure l’ombellico se questo ti dà la gioia. Se vuoi portare i pantaloni e non sei un figlio maschio, fallo pure perché la tua femminilità ne sarà arricchita nel modo come li indosserai; se ami il parlare di poesia, fallo, gridalo al mondo; se ami la geografia, esplora il mondo.

    È questo l’insegnamento nascosto nel sarà gridato dalle terrazze. Insegnamento che a Paolo si mostra sulla via di Damasco. È questa la democrazia che fa dire a Francesco, il poverello di Assisi

      • Dio ti ringrazio perché vivo, luna ti ringrazio perché splendi, acqua perché disseti, morte perché mi mostrerai il volto di Dio.

  • Incontrasi con il creato che fa leggere la bellezza dell’Universo, casa dell’uomo. Nella coscienza la casa è il luogo in cui si può riporre la paura che fa vigili; il posto in cui l’attenzione può ristorarsi e rigenerarsi, in nuova attenzione. Essere a casa equivale, per tutti gli emigranti del mondo al ritornare alla dimora di partenza. Chi ha sperimentato come me l’esodo, sa che, ritornare a casa, come al luogo dell’infanzia, equivale al ritornare al respiro iniziale della vita. Nei miei anni di soggiorno a Milano, mi bastava intravedere i cieli del Tavoliere della Puglia, perché i miei occhi, rapiti, iniziassero da soli a lacrimare. Nell’azzurro terso dell’orizzonte che mi faceva perdere nell’infinito, ritrovavo i colori, il cielo della mia infanzia. Ritornare alla semplicità dell’infanzia che è data dal fatto che c’è chi ti pensa, chi si prende cura di te. Sostengo sempre ai miei alunni, lasciate le vostre case, le vostre famiglie, i vostri amici, se volete veramente comprendere il significato di casa, di madre, di padre, di fratello, di amico. L’esule, l’Abramo che lascia tutto per la terra promessa, è il privilegiato che apprende e comprende il valore della storia, del suo essere un errabondo, che non ha il significato di errore, ma di andare a zig-zag nel mondo. Quando si sgrida ad esempio un bambino, perché ha sbagliato, si blocca il suo viaggiare della conoscenza, perché dall’errare, nasce la chiarezza della meta. L’errare dell’emigrante dà la chiarezza dell’idea di patria, dell’idea di casa. In questo senso tutti gli uomini si pongono come gli erranti, in cerca della meta della chiarezza. E. Lorenz [1963] ha mostrato il valore scientifico dell’errore come innovazione nella vita. Dagli errori cosmici, nascono le stelle nuove.

  • Incontrarsi con l’infinito che fa sentire la bellezza di essere nelle braccia-mente del Dio della storia che fa dire al Salmista: 

      • io non ero ancora nato e tu già mi pensavi, già mi amavi, già contavi i passi del mio vagabondare

Contare i passi, contare gli anni della vita, equivale a prendere coscienza del valore e della preziosità di quel numero finito di anni, non importa se tanti o pochi. Essi sono solo di chi li riceve e nessuno ha il diritto di rubarli. Significa apprendere e comprendere che il tempo va vissuto pienamente, non nel senso della materialità sfrenata e nichilista, che creando le sacche buie del nulla, fa di fatto perdere il tempo in un un non senso; ma acquistare il tempo nella pienezza di mente-cuore che porta ad agire con consapevolezza della preziosità di quel quanto spazio-temporale. Unico e irripetibile.

Questa è l’immortalità che Saulo apprende/comprende e vuole gridare al mondo.


Ma cosa fa il mondo?


Lo getta a languire in una prigione.

Paolo rappresenta tutti gli uomini, quando mostrano agli altri e a sé le incongruenze d'azione che aprono alle stupidità della storia. Gli stupidi sono quelli che non comprendono il significato del divenire del tempo:

  • Verrà il tempo dell’Uomo.
  • Verrà il tempo del compimento delle idee che si faranno storia.

È quel senso del divenire che apre ai vuoti di storia che non sono il nulla della storia, bensì il non ancora attuato. Il futuro come dimensione si riafferma, dà significato al sogno. Si pensi al sogno di un Martin Luther King; di un Mandela; di una mamma che aspetta di vedere crescere il suo bambino; di uno studente che dà significato al suo studio e si vede ingegnere; di un’innamorata che si vede moglie e madre.

Paolo invita a non infrangere quel sogno, a non invertire la rotta, rallentando la storia e a non immettere il nichilismo nella vita. Il niente produce il buio nella mente e nel cuore. 



Siate amanti della luce


  • Impara a sognare un mondo più giusto - dice Paolo nelle sue lettere agli efesini, agli ebrei, ai corinzi, ai romani-gentili, ai filippesi, cioè a tutta l’Umanità - e, stanne certo, che esso si concretizzerà, quando arriverà il suo tempo. 
  • Impara ad essere bambino di uomo e saprai essere uomo; impara ad essere una nuvola di pioggia e sarai pioggia; impara ad essere roccia e sarai montagna.


Etica del divenire

Nella democrazia della storia si ritrova tutta quanta l’etica della vita, come etica del divenire e non del morire in uno stato di passato che non c’è più.

Mi è capitato di dialogare con un bambino di prima elementare che era triste perché non sapeva distinguere e scrivere il suono qui e il suono cui, ho cercato per consolarlo di farlo riflettere sulla sua età:

  • tu cosa sei un bambino o un uomo? E io, che ho letto il tuo errore, cosa sono una bambina o una donna? Sai quanti anni di scuola ho sulle spalle? Abbiamo contato i suoi anni e i miei anni e poi abbiamo concluso: che non c’è da spaventarsi ad essere un bambino che impara e non una donna che ha già imparato!

Quante volte le nostre paure nascono dalla fretta di voler vedere compiuti, sotto i nostri occhi, i nostri sogni di futuro. Ma il futuro arriva, quando la storia decide che è il tempo del compiersi. Il non vederlo non autorizza a credere che non si attuerà. Paolo invita, con il suo essere nella prigione del presente, ad essere credenti, ad essere ponti di Umanità.

Ricordo ancora l’insegnamento più bello donatomi da mio padre socialista puro, schietto e schivo della folla e degli onori:

  • ricordati di essere prima di tutto onesta, chiara, e dormirai sonni sereni!

A guardar bene è lo stesso insegnamento che il Nazareno dà per bocca di Giovanni, quando dice che così facendo conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. Oggi, mi capita di riproporre lo stesso insegnamento con un’aggiunta:

  • Cristo è stato il più grande socialista della storia, dopo Dio.
Questo sconvolge perché nell’era del telefonino, si pensa alla cristologia come ad un occhio censore che sappia solo criticare i modi nuovi per togliere la libertà, confondendo così, ancora una volta, l’osservanza esteriore con la fede che è uno stato d’amore.

Il carsismo in poesia



(Da A. Colamonico. Il filo, in le stagioni delle parole. © 1994



Questa in sintesi è la
visione dialogica mente/cuore, a tre topos d'evoluzione, di biostoria. Uno studio sulla dinamica della vita/coscienza, che ponendosi come una scienza & metodo dello sguardo/mente, si appropria delle idee-emozioni dei maestri del sapere e cerca di comprenderle e di trascriverle in carte di lettura per le generazioni nuove.

Nell’incontro di passato-presente-futuro si attualizza il tempo che fa di ogni finito un infinito e dell’infinito una scheggia di Tempo. Un frammento che, acquistando lo spazio, dà il senso-valore all’esserci nella vita:

io ci sono, occupo la mia nicchia storica che è solamente mia.

Ricordo ancora le risate dei colleghi corsisti, quando a Bellaria, nel 1993, si stava ragionando sui nuovi programmi scolastici della storia e interpellata sul mio modo di insegnare la disciplina, sostenni che mi muovevo con la finestra storiografica e con il campo infinito.

Nelle loro risate che mi volevano sottolineare la follia del mio osare, sperimentai la condizione del vivere al confino, proprio come Paolo e tutti coloro che aprono le nuove linee evolutive e vengono derisi, perché mettono disordine nelle consuetudini delle gabbie di comodità delle logiche comuni e delle nicchie rocciose di potere.

Paolo, infatti, invita ad essere folli, in questa condizione di sana pazzia che fa superare i luoghi comuni dei sensi scontati, si mettono in crisi gli accomodamenti dell’essere privato e dell’essere sociale e così facendo si fanno saltare i paradigmi delle ipocrisie, aprendo le strade evolutive del divenire; permettendo agli stati della vita d'acquistare un’ampiezza nuova. In questo consiste il:

  • siate uomini nuovi!







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Non si può toccare l'alba se non si sono percorsi i sentieri della notte. Kahlil Gibran










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Pagine collegte (7): 1. Quaderno 2. Gerusalemme 3. Abramo 4. Caino 5. Giacobbe e Isaia 6. Cristo Bibliografia


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