Tra la fine del V secolo e l'inizio del IV secolo a.C. alcuni avvenimenti determinarono un cambiamento nella società e nella mentalità greca e di conseguenza nella produzione artistica. Tra questi ci furono guerre, quella del Peloponneso (431-404 a.C.) il conflitto tra Sparta e Atene (tra i 390 e il 371 a.C.) da cui Atene uscirà sconfitta, e la successiva guerra tra Sparta e Tebe. Questi avvenimenti che videro prima la perdita di libertà da parte di Atene e successivamente la sua sottomissione al potere macedone, ebbero come conseguenza l'instaurarsi di un clima di precarietà e incertezza e la perdita da parte di Atene del suo ruolo di predominio. A queste condizioni si aggiunse la peste che colpì Atene nel 430 a.C. mettendo a dura prova la popolazione e uccidendo tra gli altri anche lo stesso Pericle che tanto aveva contribuito alla gloria della città di Atene.
La reazione a queste mutate condizioni fu inizialmente quella di rivolgersi in massa alle divinità per ottenere consolazione e protezione, successivamente, non ottenendo alcun riscontro, la gente iniziò a sentirsi abbandonata e sfiduciata nei confronti sia della divinità che delle regole del mondo terreno.
Gli artisti si ritrovano dunque a interpretare le mutate condizioni sociali e il pensiero del loro tempo, riflettendo le nuove condizioni nelle loro opere, che non si faranno più portatrici di grandi ideali, quanto piuttosto si focalizzeranno su una dimensione più umana.
L'attenzione si focalizza sull'intimità, sulla quotidianità e sugli affetti, le divinità vengono ritratte non più come modelli di perfezione e portatori di grandi ideali, ma sono presentate in una forma umanizzata prediligendo immagini che rivelano una dimensione più familiare e quotidiana, in cui l'osservatore può riflettersi.
I soggetti mostrano una dimensione patetica, nelle espressioni che rivelano le emozioni, e anche il canone viene interpretato in modo più libero, allontanandosi dalle proporzioni ideali teorizzate da Policleto per rappresentare la figura in modo più libero nello spazio introducendo anche la possibilità di osservarla da più punti di vista.
Gli artisti inoltre, non trovando più ad Atene le condizioni ottimali di lavoro che avevano contraddistinto l'Età dell'Oro, con il fervore dei cantieri pubblici incentivati da Pericle, iniziano a spostarsi verso poleis più ricche che possono offrire loro nuove commissioni.
Interpreti della tarda classicità che va dal 380 al 323 a.C sono artisti come Prassitele, Skopas e Lisippo.