Simbolo della città di Firenze, il David fu scolpito da Michelangelo Buonarroti tra il 1501 e il 1504 esposto dapprima di fronte a Palazzo della Signoria, fu spostato nel 1892 all'interno delle Gallerie dell'Accademia e al suo posto fu collocata una copia nel 1910.
A commissionarne la realizzazione furono i sovrintendenti dell'opera del Duomo.
Già Donatello nel primo Rinascimento si era cimentato più volte con la figura dell'eroe biblico David che sconfigge il gigante Golia. Nella seconda opera che Donatello aveva dedicato al soggetto, David era ritratto come un adolescente, un giovane uomo, Michelangelo al contrario ritrae David come un uomo adulto, a dimostrarlo una fisicità possente, dalla muscolatura definita e dalla bellezza idealizzata.
Michelangelo ritrae David nell'attimo che precede il combattimento con Golia, non durante l'azione quando il corpo è sconvolto dalla lotta, nè dopo quando riposa vittorioso. Lo sguardo di David è fisso, il volto rivela la concentrazione, il corpo è teso, la muscolatura è contratta e pronta all'azione, la mano salda attorno alla pietra che colpirà Golia. Protagonista è la forza della ragione che permette a David di pianificare l'azione e sconfiggere Golia. David incarna così l'uomo rinascimentale che attraverso l'uso della ragione si fa artefice del proprio destino sconfiggendo la forza bruta de gigante Golia.
Inizialmente pensato per essere collocato su un contrafforte della cupola del Duomo fiorentino, questo spiega il leggero sovradimensionamento di mani e testa, una correzione ottica pensata per una vista dal basso, la collocazione definitiva fu invece oggetto di ampia discussione. Fu istituita una commissione, che vide tra i suoi membri anche Leonardo da Vinci per stabilire la collocazione definitiva, non senza contrasti, la scelta ricadde su Piazza della Signoria, di fronte a Palazzo Vecchio, simbolo del potere fiorentino.
Il colossale blocco di marmo che Michelangelo scolpisce per realizzare il David, ha in realtà una lunga storia. Esso era infatti un blocco precedentemente intaccato da un altro artista, Agostino di Duccio, che nel 1463 aveva iniziato a lavorare all'opera, abbandonandolo poi in uno stato di parziale lavorazione. Difficile dunque per un artista utilizzare un marmo già "rovinato", ma Michelangelo non si scoraggia e fin dal primo momento che lo vide, desiderò lavorare quel blocco, per il quale incarico dovette tuttavia apettare diversi anni.
Il potere simbolico di questa figura ha sempre suscitato il desiderio di appropriazione da parte dei diversi poteri che si sono succeduti a Firenze. La scultura diviene espressione dei valori culturali e artistici del Rinascimento fiorentino. La forza di Golia assume nuovi valori etici e politici arrivando a rappresentare la libertà di Firenze e l'intelligenza, contro la tirannide e i poteri oppressori.
Fonte di ispirazione principale per Michelangelo è la statuaria greca, dell'arte classica egli ripropone in quest'opera quei valori di perfezione, bellezza ideale ed equilibrio formale, ma anche lo schema strutturale del contrapposto. Il contrapposto, o chiasmo consiste nella contrapposizione incrociata di arti a riposo e arti in tensione. Alla gamba destra tesa e portante, su cui gravita il peso della figure, si contrappone il braccio sinistro flesso, mentre gamba sinistra e braccio destro sono rilassati.