Il rinnovato interesse per il pensiero di Platone, suscitato dalla presenza a Firenze dal 1439 dei padri bizantini della Chiesa che avevano portato con se le opere in lingua originale del filosofo e la conseguente promozione di un'Accademia neoplatonica da parte di Cosimo de' Medici portano alla diffusione del pensiero neoplatonico nella Firenze della metà del Quattrocento. Idee che vengono veicolate da filosofi quali Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Angelo Poliziano e da artisti come Sandro Botticelli.
Lorenzo il Magnifico, salito al potere nel 1469, si inserisce nella tradizione di famiglia per il suo amore e il sostegno alle arti, creando attorno a sé una corte di artisti che condividono con lui l'amore per l'arte antica, ampliando la collezione di opere d'arte e inaugurando il giardino di San Marco, un luogo dove gli artisti possono crescere e confrontarsi copiando le opere classiche.
Il sogno di Lorenzo è quello di ridare vita a un'età dell'Oro e le opere si tingono di una velata nostalgia per un tempo perduto.
Il pensiero neoplatonico, tradotto in straordinarie opere figurative da artisti come Botticelli si caratterizza coniuga nei suoi soggetti mitologia pagana e teologia cristiana attraverso un forte simbolismo. I soggetti rappresentati attingono spesso alla mitologia greca e all'uso di allegorie che si fanno portatrici di valori morali, teologici e filosofici.
Il neoplatonismo riconosce all'anima un ruolo intermedio tra la materia e Dio, attraverso il libero arbitrio l'uomo può scegliere se abbandonarsi al piacere terreno o avvicinarsi a Dio attraverso l'amore, cui su accede anche con la contemplazione della Bellezza.
Alessandro Filipepi (1445-1510) detto Botticelli si forma a Firenze nella bottega di Filippo Lippi e successivamente in quella del Verrocchio dove matura uno stile pittorico dolce e aggraziato contraddistinto da forme morbide e da una sinuosa linea di contorno e da una linearità del disegno.
Diverrà uno dei più rappresentativi artisti dell'Umanesimo fiorentino del secondo Quattrocento e dei l'artista preferito dalla famiglia Medici.
Dopo la caduta della famiglia Medici, condizionato dal nuovo clima fiorentino e dalle prediche apocalittiche di Savonarola muterà il suo stile, dimostrando una propensione al misticismo e dedicandosi a soggetti sacri.
Elabora una sua tipologia femminile contraddistinta da grazia, sottile sensualità e da un'alterazione delle proporzioni attraverso l'allungamento delle membra (evidente nel collo), alla ricerca di un'estrema raffinatezza che lo allontana volutamente dalla riproduzione naturale.
Il volto, probabilmente ispirato a una giovane nobildonna morta precocemente, la cui bellezza era nota in tutta Firenze, diverrà il fil rouge che contraddistingue molte delle sue opere.
Le opere più celebri di Botticelli, la Primavera, la Nascita di Venere e la Pallade con il centauro, sono probabilmente state realizzate per Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici, detto il Popolano e cugino del Magnifico.
Si tratta di temi filosofici e mitologici di difficile interpretazione che ancora non hanno svelato tutto il loro significato.
Secondo gli artisti neoplatonici infatti la verità doveva essere rappresentata a più livelli, il simbolismo neoplatonico fece si che le opere presentassero una molteplicità di significati e possibili interpretazioni, alcuni più evidenti e accessibili a tutti e altri intuibili solo dalla ristretta cerchia di coloro che possedevano una cultura più raffinata