La primavera, Sandro Botticelli, ca 1478, tempera su tavola, 203x314 cm, Firenze, Uffizi
Profondo è ancora il mistero che avvolge questo dipinto e molteplici le interpretazioni che vengono fornite dagli storici dell'arte, al momento non ne esiste una prevalente, così come non si sa per quale occasione venga commissionato il dipinto e da chi, quello che si conosce è la destinazione nella residenza di Lorenzo di Pierfrancesco de' Medici.
Certa è l'attribuzione delle figure partendo da destra: Zefiro, il vento che soffia da ponente e annuncia la primavera, afferra Chloris, la ninfa sua sposa secondo la mitologia, dalla cui bocca escono fiori. Grazie a questa unione Chloris si trasforma in Flora, dea della primavera che sparge fiori sotto l'occhio attento di Venere. A sinistra le tre Grazie (Castità, Bellezza e Piacere) danzano mentre Cupido sta per colpire con una freccia castità. All'estrema sinistra Mercurio con il suo caduceo dissolve le nubi.
Su un piano immediato il dipinto, forse commissionato per il matrimonio di Lorenzo di Pierfrancesco, può essere letto come il ritorno della Primavera sulla terra dopo il freddo inverno e quindi anche come un augurio di felicità e fecondità, secondo questa lettura si spiegherebbe anche perché tutte le figure femminili sembrano incinte.
Una delle interpretazioni suggerite, riguarda la filosofia neoplatonica, che vede il suo fulcro nel principio di Amore, secondo i neoplatonici lo strumento per elevare l'anima al divino. Rappresentato nelle sue diverse forme, quello carnale di Zefiro e Chloris e quello più elevato rappresentato dalle tre Grazie sotto lo sguardo di Venere, dea dell'Amore e della Bellezza per i greci, l'Amore permetterebbe quindi di ascendere alla sfera divina sotto la guida di Mercurio. Il principio regolatore dell'amore si baserebbe sul saper dare, saper ricevere e restituire simboleggiati dalle tre Grazie.