ESPRESSIVITà E DINAMISMO
Delle opere dello scultore greco Skopas (417/390?-340/330 a.C.) ci sono pervenuti solo frammenti e copie di età romana, tuttavia è possibile comprendere i tratti fondamentali del suo stile che si contraddistingue per un'accentuata espressività. Partendo dalle novità introdotte da Prassitele ne approfondisce la ricerca e introduce per un nuovo modo di rappresentare il volto caratterizzato da labbra semiaperte, fronte incurvata e occhi profondamente incavati. Tali aspetti sono evidenti nella sua "Menade danzante", la scultura, seppur priva degli arti, riesce a trasmettere la frenesia della danza. La seguace di Dioniso è rappresentata quasi posseduta da una vitalità selvaggia con la schiena inarcata, la veste che si apre sul fianco, gli occhi spalancati nel vuoto e i capelli sciolti che seguono il movimento. Tutto il corpo segue un doppio avvitamento a spirale che esprime bene la concitazione del movimento abbandonato la ricerca di equilibrio e di armonia. L'opera ricca di pathos spinge l'osservatore a identificarsi con essa e a provare le stesse sensazioni e inquietudine. La frenesia è anche la causa della veste che si è aperta lasciando nudo un fianco della donna e che introduce un elemento di erotismo nella figura, che si richiama a uno degli aspetti dei riti in onore di Dioniso.
OSSERVAZIONE DELLA NATURA E FEDELTà AL VERO
Lisippo (390-306 a.C.)
Merito di Lisippo è quello di aver ripensato il canone policleteo, modificandolo per riuscire a riprodurre corpi più vicini alla percezione del reale.
Lavorerà per diversi sovrani macedoni, tra cui Alessandro Magno che apprezzerà particolarmente la sua opera tanto da realizzare svariati suoi ritratti a cui tenta di dare introspezione psicologica.
Il suo contributo all'arte greca è fondamentale e porrà le basi per lo sviluppo dell'arte ellenistica.
Per Lisippo il criterio per lo studio di un'opera deve essere l'osservazione della natura e non di un modello astratto. Per Lisippo lo scultore deve rappresentare ciò che vede con le sue caratteristiche e imperfezioni, da questo ne deriva che anche il brutto, il vecchio, sono degni di essere rappresentati.
Non solo rivede il canone, ma realizza ritratti che presentano una fedeltà ai tratti fisiognomici e si colorano di espressività. è il principio di un nuovo modo di guardare alla figura umana, per come appare e non nelle sue forme ideali, ne deriva che anche il ritratto è da intendersi come rappresentazione realistica del soggetto.
La naturalezza dell'espressione e la capacità di resa ritrattistica può essere ben incarnata dal "Pugile a riposo", il cui volto imperfetto è segnato dalla fatica e dai colpi subiti, la posa è rilassata, solo la testa si volta come d'improvviso, l'attenzione richiamata forse da un rumore.
UN NUOVO "CANONE", l'APOXYOMENOS e il RAPPORTO ANTITETICO tra le parti
(copia romana della metà del I sec. a.C. da originale in bronzo del 320 a.C. h.200 cm, Città del Vaticano, Musei Vaticani)
L'opera che meglio rappresenta lo stile di Lisippo è l'Apoxyomenos (colui che si deterge), noto attraverso una copia romana. Si tratta di un atleta colto, nell'attimo in cui si ripulisce la pelle con lo strigile (andato perduto), di modo da ripulire sudore e olio, dopo la gara. Rispetto alle rappresentazioni precedenti, il momento scelto non è quello che lo vede vincitore, ma un frangente più intimo e quotidiano.
La posizione dell'atleta con le gambe divaricate, il braccio destro teso in avanti e il sinistro intento nell'operazione di pulizia, è complessa e introduce una molteplicità di movimenti e punti di vista per l'osservatore, introducendo anche un aspetto di dinamicità . A chi la osserva è dunque richiesto di ruotare attorno all'opera per coglierla nella sua totalità, è con l'Apoxyomenos che si supera definitivamente la visione frontale dell'opera segnando anche la conquista dello spazio da parte dell'opera.
Le opere di Lisippo introducono un nuovo schema di relazione tra le parti di tipo antitetico, in cui l'azione è attribuita a una parte del corpo, mentre l'altra è a riposo.
Anche in quest'opera emerge la capacità ritrattistica di Lisippo, che rappresenta il volto attraverso tratti verosimili e imperfetti. La revisione del canone avviene nelle sculture di Lisippo tramite il rimpicciolimento della testa e l'alterazione delle proporzioni, ottenuta anche mediante correzioni ottiche, di modo da far apparire le sue figure più slanciate rispetto al Doriforo di Policleto.