Atene 400/395 a.C. - 326 a.C. ?
Prassitele è uno dei più grandi scultori in grado di interpretare il clima della tarda classicità.
Le fonti riportano la sua presenza ad Atene alla guida di una fiorente bottega fino al 326 a.C.
I soggetti scolpiti da Prassitele traducono l'incertezza della sua epoca abbandonando la precisione delle proporzioni policletee e la perfetta stabilità delle statue classiche e si mostrano invece in pose sinuose e più libere che spostano l'asse rispetto il baricentro e assumono una posa a "S" (serpentinata). Questo determina la necessità di un ulteriore appoggio (oltre agli arti inferiori) per garantirne la stabilità. Tale appoggio è costituito da un elemento scolpito (come una porzione di tronco, un vaso o un mantello) che diventa parte della scena rappresentata.
La posizione dei corpi permette all'opera di creare un dialogo con l'ambiente circostante.
Le figure sono colte in atteggiamenti quotidiani, con espressioni talvolta sognanti, i volti sono resi con dolcezza nei tratti e morbidezza dell'acconciatura per un'impressione generale di grande naturalezza.
I soggetti sono divinità nude, per la prima volta anche femminili, rappresentate nei loro aspetti più intimi. Troviamo Hermes che guarda Dioniso bambino giocare, Apollo che gioca, sadicamente, con una lucertola e Afrodite che tenta di coprirsi le nudità, atteggiamenti semplici spontanei che avvicinano le divinità comune e impensabili per l'epoca calssica.
Prassitele, sebbene lavorasse anche il bronzo, prediligeva l'uso del marmo che faceva trattare da pittore Nicia con delle cere colorate (una patina chiamata ganosis) che lo facessero avvicinare all'incarnato.
Contribuisce all'armonia d'insieme e a conferire una sensazione di naturalezza la luce che disegna morbide ombre sulle figure con delicati passaggi chiaroscurali , creando un effetto di tipo pittorico.
PRASSITELE, 364/363 a.C., copia in marmo
Chiamata così perchè acquistata dagli abitanti di Cnido Forse il primo nudo femminile della statuaria greca è noto attraverso diverse copie.
La dea Afrodite è colta nel momento in cui appena terminato il bagno e uscita dalle acque si affretta a coprirsi le nudità forse perché accortasi dell'arrivo di qualcuno. Per farlo afferra con la mano sinistra un velo che appoggia su un anfora e che ha una funzione strutturale, costituisce dunque il terzo appoggio che permette di sostenere la figura essendo il corpo posizionato secondo una forma a "S" e il corpo spostato al di fuori del suo asse verticale. La mano destra copre invece istintivamente il pube. Bellezza, armonia contraddistinguono quest'opera accentuate dalla sinuosità della figura e da i morbidi passaggi chiaroscurali del marmo.
La testa leggermente ruotata permette l'interazione dell'opera con l'ambiente circostante. La sensazione per lo spettatore è quella di essere proprio il motore dell'azione della dea, coloro che arrivando ne hanno provocato il gesto, il coinvolgimento dello spettatore appare dunque diretto.