1863-1944
Considerato un precursore dell'arte espressionista, Edvard Munch nasce a Loten in Norvegia. La storia della sua famiglia e della sua infanzia e costellata dai lutti (prima la madre, poi la sorella) e dalla malattia. Questo provocherà in lui una visione della realtà fortemente permeata da un profondo senso di angoscia e di morte incombente. La sua formazione avviene prima alla Scuola reale di pittura di Oslo e poi, dal 1885 a Parigi dove ha modo di scoprire l'opera degli impressionisti, ma anche di venire a contatto con l'ambiente post-impressionista e di scoprire lo stile di van Gogh.
I soggetti delle sue opere sono cupi e contraddistinti da colori perlopiù scuri. I soggetti si legano spesso a grandi temi esistenziali come la malattia, la vita, ma anche il contrasto tra sacro e profano e non di rado sono oggetto di censura e forti polemiche.
Esporrà a svariate mostre dell'Avanguardia tra cui quelle dei gruppi della Secessione a Vienna e Berlino a inizio secolo. Successivamente nel 1937 la sua produzione sarà etichettata, insieme a quella di molti artisti delle avanguardie, come "degenerata" dal regime nazista.
1893, tempera e pastelli su cartoncino, 91x73,5 cm., Oslo Nasjonalmuseet
L'opera, realizzata da Munch in più versioni e con materiali diversi, rappresenta un uomo che attraversa un ponte e si porta le mani alla testa, un grido gli deforma il volto. Alle sue spalle sulla sinistra sono rappresentate altre due figure che avanzano verso di lui, mentre la maggior parte della tela è occupata dal mare e dal cielo che incombono sul protagonista.
L'Urlo insieme ad altre opere doveva far parte secondo Munch di un ciclo di dipinti, comprendente più serie di tele, che lui intitola Il fregio della vita e che doveva toccare i grandi temi esistenziali dell'umanità, il dipinto è parte della serie Paura di vivere.
Il soggetto principale è deformato, il volto, privo di verosimiglianza, è sfigurato dal grido di angoscia che lo scuote, sottolineato dal gesto delle mani. Il volto assume le sembianze di un teschio e il corpo perde consistenza.
L'urlo senza voce sembra moltiplicarsi amplificandosi attraverso le linee ondulate e pastose che contraddistinguono mare e cielo, quest'ultimo tinto di un colore rosso sangue. Gli unici due elementi che non subiscono deformazione alcuna sono il ponte e le due figure sullo sfondo, due amici dell'artista, che proseguono il loro attraversamento del ponte.
La superficie pittorica è materica, caratterizzata da pennellate sovrapposte, spesse e dall'andamento sinuoso.
Il colore perde ogni attinenza con la realtà, divenendo espressione delle emozioni dell'artista.
"Camminavo lungo la strada con due amici, quando il sole tramontò, il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue, mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto - sul fiorno neroazzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco, i miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura, e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura" (E. Munch).
Attraverso queste parole possiamo comprendere come la deformazione del paesaggio e della figura in primo piano diventi una proiezione dell'angoscia dell'artista, di quell'inquietudine da lui provata nel momento narrato. I due amici alle sue spalle non si accorgono di nulla, ignari dell'accaduto sono rappresentati in modo diverso.
La scena è ricca di significati simbolici, l'angoscia del singolo, si riflette nella natura che lo circonda, ma che assurge anche a simbolo della solitudine che contraddistingue l'intera umanità, l'uomo da solo si confronta con le proprie paure e con gli ostacoli dell'esistenza, cui richiama il ponte.